Martedì 31 Gennaio 2023 - Anno XX
A Predappio la Casa del Fascio diventa centro di ricerca storica

A Predappio la Casa del Fascio diventa centro di ricerca storica

La città che ha dato i natali a Mussolini fu interamente ricostruita negli Anni Trenta per connotarla come la città del duce. Oggi nell’ex casa del Fascio e dell’Ospitalità verrà realizzato un progetto scientifico e museografico sulle dittature

Predappio Benito Mussolini

Benito Mussolini

La cittadina di Predappio, circa 6500 abitanti in quel di Forlì-Cesena, conosciuta internazionalmente per il fatto di aver dato i natali a Mussolini, fondatore del fascismo. Negli anni Trenta venne integralmente ricostruita per rappresentare una forma di celebrazione del regime e un ambiente che doveva contribuire alla costruzione del suo mito. Fu pensata come località destinata ad ospitare migliaia di visitatori, con edifici emblematici degli stili architettonici che accompagnarono la ventennale, deleteria dittatura, connotandola come ‘città del duce”; caratterizzazione che, nonostante la sua popolazione abbia manifestato da sempre una grande vocazione democratica, si è protratta anche nel dopoguerra e permane in parte anche oggi, soprattutto in occasioni delle manifestazioni ‘nostalgiche’ che vi si svolgono ogni anno, in un paio di date cruciali legate alle vicende mussoliniane. Fra i tanti luoghi della memoria esistenti in Italia, Predappio è forse l’unico in cui la ‘memoria’ si presenta sovraccarica di ambiguità, costretta in un conflitto non voluto tra la sua immagine negativa e le sue aspirazioni positive e culturali. Per modificare questo stato di cose e questa celebrità negativa non voluta, l’amministrazione comunale ha avviato da qualche anno un percorso teso a mettere in risalto, rispetto ad una visione ideologizzata e politicamente strumentale della memoria e di fronte alle ricorrenti tentazioni di mitizzare o rimuovere il passato, la centralità della ricerca storica, favorendo una rilettura del passato lontana dagli stereotipi e dalle semplificazioni.

Predappio diventa centro internazionale di ricerca storica

Predappio logo-progettoSi pone in questa ottica l’idea, in corso di attuazione, di realizzare, in un edificio monumentale di notevole valore simbolico attualmente in disuso, la ex casa del Fascio e dell’Ospitalità, un grande centro internazionale di ricerca storica indirizzato allo studio ed alla diffusione della conoscenza sulle dittature e sui totalitarismi che hanno caratterizzato il secolo scorso. Nel suo interno è previsto lo spazio per una grande esposizione storica sul fascismo, destinata a svolgere una significativa opera d’informazione culturale sul periodo fra le due guerre in Italia, arricchendo la museografia storica nazionale, in genere limitata, per quanto riguarda la conoscenza dei regimi totalitari, agli ultimi due anni del secondo conflitto mondiale.

Il progetto scientifico e museografico

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Un momento della presentazione del progetto nella sede della Stampa Estera a Roma. da sx: Marcello Flores, Flavia Piccoli, Giorgio Frassineti, Massimo Mezzetti, Carlo Giunchi (foto G. Nitti)

Per gli aspetti di contenuto e le modalità espositive di quello che, nei fatti, è destinato a diventare il primo spazio espositivo italiano sulla storia della dittatura fascista, si è impegnato l’Istituto Parri di Bologna e una commissione d’esperti coordinata dal prof. Marcello Flores, storico. Il progetto scientifico e museografico, che ha una grande attenzione per il contesto europeo e per contrastare per quanto possibile il revisionismo basato sulla negazione che avanza purtroppo in tante aree del continente, è stato presentato alla stampa italiana ed estera presso l’Associazione della Stampa Estera a Roma, con interventi di Giorgio Frassineti, Sindaco di Predappio; Massimo Mezzetti, Assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna; Flavia Piccoli Nardelli, Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Il progetto è stato presentato dagli storici Marcello Flores e Alberto De Bernardi del Comitato scientifico e da Carlo Giunchi, consulente culturale.
La prima fase del progetto, finanziata con circa due milioni di euro di fondi europei e regionali, dovrebbe esser pronta per la fine del 2018 e il tutto, essere completato entro il 2020, ove si reperiscano altri tre milioni di euro per il finanziamento globale.

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