Lunedì 23 Ottobre 2017 - Anno XV
La festa degli uomini e Napoleone Bonaparte

La festa degli uomini e Napoleone Bonaparte

Nel Piemonte del secolo scorso, il 2 agosto era “la Festa degli Uomini”. Una festa che nasce da un equivoco. Dopo la vittoriosa battaglia di Marengo, Napoleone decise di far ridisegnare la divisa dei soldati con pantaloni attillati. Il proclama napoleonico per la truppa “Les deux à gauche” e l’interpretazione dei contadini e dal popolo.

Napoleone PiemonteFin dai tempi della mia infanzia mi ero chiesto perché, nel a me caro Vej Piemont, il 2 agosto era da molti festeggiato come “La Festa degli Uomini”. Dopodiché approfondii le ricerche, fin quando non scoprii l’arcano grazie a una storiella che da sempre mi affascina (beati i poveri di spirito…). Mi intriga a tal punto, la storiella, che, ogni anno, mi pregio di narrarla, col risultato che chiedo anticipatamente scusa ai miei due scarsi lettori per la ripetitività, pertanto chi “la sa già” non me ne voglia… nessuno è perfetto…  Accadde che (come noto) quel balosso del Napoleone non stava mai fermo, col risultato che andò a far danni “fin là”, in Russia (solo che la Beresina pensò bene di gelare, fenomeno peraltro abbastanza comune nella fu Unione Sovietica, soprattutto se si vuole attraversarla in inverno…). E in precedenza, agli esordi, il Grande (almeno storicamente, di statura superava a fatica l’1 e 60…) Corso si era allenato alle invasioni occupando la Terra Mandrogna, nel senso di Alessandria e dintorni (quella piemontese un tempo detta anche “della paglia”, da non confondere con quella egiziana, perché anche lì l’Empereur titolare della Grande Armèe andò a far danni…).

Battaglia di Marengo

Napoleone Battaglia-di-Marengo-1800

Rievocazione della battaglia di Marengo

Si parla dunque del 1800, anno della battaglia di Marengo (appunto nell’alessandrino) che “Napo” non poteva non vincere (perché in caso di dèbacle non si commemora un bel niente, eppertanto una vittoria degli Austriaci avrebbe sconsigliato la coniazione del Marengo d’oro, tanto caro ai brokers di Borsa e ai braccialetti delle signore). La celeberrima non meno che vittoriosa battaglia di Marengo costituì pertanto la pietra miliare della brillante carriera del 1° dei Bonaparte (quello arrivato III finì invece male per colpa di quei kartoffeln dei Prussiani). E dire che, mentre preparava tatticamente (e strategicamente, ma secondo me sono sinonimi, dovrei frequentare una Scuola di Guerra…) il match bellico, Napoleone trovò pure il tempo di pensare alla “mise” dei suoi Grognards (la sua truppa veterana, tipo gli odierni Fedelissimi di Inter, Juve etc). E preso atto che (chissà, forse per risparmiare sul tessuto) le brache della sua truppa non potevano che restare estremamente strette, attillate, quanto mai aderenti alle gambe, Napoleone si ritrovò a dover risolvere il problema di dove i suoi soldati – machos o no che fossero – avrebbero dovuto sistemare “pistolino” e quelli che aulicamente son chiamati i “gioielli”.

Napoleone e il proclama “Les deux à gauche”

Insomma, per farla breve, si evince che prima di Marengo Napoleone (non menzionando, per prudèrie, il cosiddetto pisello) comandò (un filino di ordine e disciplina nell’Armèe ci voleva pure) che le due balle dovevano essere riposte a sinistra, quindi “à gauche” (beninteso della cosiddetta “patta”). Da cui (accorciato per la truppa) il proclama: “Les deux à gauche”. E ci siamo capiti. Solo che i bravi Mandrogni, non esistendo ancora la Berlitz, riuscirono a comprendere (a conti fatti nella non lontana Torino si parlava un buon francese) cosa volva dire quel “deux” ma si trovò alle prese con quel “agòsc”, contadinescamente pensando che si trattasse dell’ottavo mese dell’anno. E fu così che fin dal primo Ottocento (adesso, non lo so) nell’alessandrino il 2 Agosto si celebra la Festa degli Uomini. Evviva, dunque, machos, no machos, cornuti, becchi e quel che sono (l’importante, diceva l’olimpico barone de Coubertin, è “Avere partecipato”).

Leggi anche:

Austerlitz, la battaglia dei tre Imperatori

Waterloo 2015, appuntamento con la storia

Conversazioni napoleoniche: a Waterloo, 200 anni dopo

© RIPRODUZIONE RISERVATA