Lunedì 3 Ottobre 2022 - Anno XX
Soria, bella di Spagna senza essere un must

Soria, bella di Spagna senza essere un must

La piccola città della comunità autonoma di Castiglia y Léon difficilmente si trova negli itinerari turistici. Anche se poco conosciuta, Soria è bella e meritevole di essere visitata per l’arte, la natura, la storia. Mondointasca la presenta in due puntate. In questo servizio presentiamo la storia antica

Soria, Eremo di S. Santuario
Soria, Eremo di S. Santuario

Ubi maior, minor cessat, categorica locuzione latina rivolta soprattutto alle vicende umane ma  senz’altro riferibile anche a posti e luoghi. L’aficionado ai viaggi, ad esempio, in partenza per la Castilla y Leòn, cuore e culla della Spagna, non può certamente collocare Soria ai vertici di una ideale ‘classifica turistica’ dei 9 capoluoghi della Comunidad.
Bella forza: con tre ‘colleghe’ (Avila, Salamanca e Segovia) elevate al rango di Patrimonio dell’Umanità, Burgos che ha ottenuto lo stesso prestigioso riconoscimento per la sola cattedrale, Leòn che oltre alle bellezze artistiche vanta lo status di ex capitale dell’omonimo regno e Valladolid che, ultima capitale della Spagna prima di Madrid, adesso lo è della più vasta regione autonoma d’Europa, si può facilmente concludere che Soria può essere bella pur senza costituire un “must” (obbligatorio visitarla, come dicono gli americani) negli itinerari turistici spagnoli. E bella lo è, grazie a un’ampia sufficienza da assegnarle in ciascuna delle componenti che rendono una località meritevole di una visita: l’arte, la natura e la storia.

Una storia millenaria

Soria, Numancia
Soria, Numancia

Il passato, anche remoto, di Soria è infatti molto importante. Basti ricordare che a solo 8 kilometri da questa minuscola città (poco più di 40.000 abitanti) prosperò e si consumò la tragedia di Numancia, nome che i soriani pronunciano con giustificato orgoglio. Importante centro dei Celtiberi Arevaci, nella seconda Guerra Celtiberica (153 a.C.) Numancia fu attaccata dalle legioni romane del console Quinto Fulvio Nobilior per una sconfitta imperiale che fece tremare il Senato di Roma. Seguirono ininterrotti non meno che vani assalti romani, con l’unico risultato di far rifulgere la nobleza y el sentido del honor de los numantinos. Solo dopo vent’anni un massiccio assedio di 60.000 legionari agli ordini di Publio Cornelio Scipione, il vincitore di Cartagine, piegò il loro valor y la fortaleza.
Trascorsi alcuni secoli bui, vicino alla Numancia prima celtibera e poi romana sorse Soria, di cui si hanno tracce certe nel 868 quando, con l’intera penisola iberica divenuta da un secolo e mezzo musulmana (salvo l’estremo nordovest), il figlio dell’emiro Muhammad conquistò la città e la annesse al lontano Califfato di Cordoba. Ma è dopo la Reconquista, con la nascita dei regni cristiani nel nord del Paese, che Soria si ritagliò un ruolo importante nella storia spagnola. Incorporata nel regno di Castilla (1136) ne divenne l’estremo baluardo orientale grazie alla sua eccellente posizione strategica, affacciata sul regno di Navarra a nord, su quello di Aragona a est.

Soria avamposto fortezza caro a due re

Soria, Castello Almenar
Soria, Castello Almenar

L’avamposto-fortezza fu particolarmente caro a due re, Alfonso VIII e Alfonso X. Il primo, salvato dai soriani che lo protessero giovanetto dai tentativi dello zio Fernando III di Leòn di soffiargli il trono, si sdebitò accordando a Soria un Fuero (corpo di leggi) e ne fu ricambiato anche simbolicamente (appare, a cavallo e in corazza, al centro dello stemma di città, circondato da dodici scudi nobiliari). Alfonso X, a sua volta, nel 1266 le concesse il titolo di città (cui generalmente fa seguito, per le ciudades spagnole più meritevoli, la qualifica di muy noble y muy leal).
Dopo che gli orizzonti della Spagna unificata, ai primi del ‘500, si spostarono dalla penisola agli altri continenti, Soria, che già aveva sofferto economicamente per l’espulsione degli Ebrei, si trovò ad affrontare un decadente oblio dai risvolti non totalmente negativi, almeno per chi la visita oggi. Preservata da guerre o altre vicende politiche, motivo principale la sua posizione defilata dalle grandi vie di comunicazione, Soria ha infatti potuto preservare nel tempo i suoi tesori artistici, grazie anche a un clima favorevole e alle sparagnine caratteristiche della gente castellana, che più parca e conservatrice non si può. (1-continua).

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