Lunedì 3 Ottobre 2022 - Anno XX
Iberia, ali in planata. Chiusi gli uffici in Italia

Iberia, ali in planata. Chiusi gli uffici in Italia

Chiudono gli uffici in Italia di Iberia. Amarcord milanesi di antiche amicizie, infinite trasvolate, riti pallonari e incontri agrodolci. Adiòs Iberia!

Corriere della Sera, 7 giugno, pag. 45: “Iberia chiude gli uffici in Italia. Fine dell’ufficio Iberia in via Albricci, a Milano: da fine mese i biglietti aerei per Madrid si acquisteranno sul web. Il gruppo Iag, del quale Iberia fa parte dal 2011 con British Airways, ha avviato il licenziamento collettivo di quasi tutti i lavoratori in Italia – 35 persone su 41 – dell’ex compagnia di bandiera spagnola. Il verbale d’accordo – riferiscono fonti sindacali – è stato firmato giovedì al ministero del Lavoro guidato da Giuliano Poletti. Il tutto, però, mentre i volli dall’Italia vengono rafforzati e il gruppo Iag chiude il consolidato 2013 con un utile di 527 milioni (770 prima delle partite non ricorrenti), contro i 613 milioni di perdita del 2012. Iag vuole puntare sulle Low Cost del gruppo, Vueling e Iberia Express. Mentre Iberia ha perso passeggeri: – 17% l’anno scorso, contro un + 3,4% di British Airways”.

Baffetti spagnoli dalla memoria corta

Un necrologio (Iberia deceduta, eredita British Airways) che, già detto, avrà lasciato indifferenti tanti lettori. Salvo il sottoscritto, che non solo si è un filino emozionato ma pure stava per uscirgli una lacrimuccia, come peraltro accade quando si rivive un flash back. E il mio Amarcord dell’Iberia milanese è lungo, continuato e soprattutto non solo business, laddove non mi riferisco a interessi di danée, anzi – a parte la mia pazza aficiòn, anzi amore iberico per quanto alla Spagna collegabile – sto parlando di solide e vere amicizie coltivate nel tempo con tanti suoi rappresentanti (salvo l’ultimo, un signore  – se ben ricordo coi baffetti – ispanico, che però stranamente abitava nella ‘alemana’ Foresta Nera e faceva il pendolare su Mailand, il quale era forse dotato di non eccellente memoria imperocché dopo avermi visto parecchie  volte – sui suoi aerei nonché tifando insieme España durante gli Europei in tivù – quando gli apparivo parafrasava don Abbondio domandandosi “Chi sarà mai costui?”).

AZ e Iberia, destini incrociati

Per certo una info di tal genere non avrà generato altro che chissenefrega, disinteresse o,  al massimo, negli addetti ai lavori, la triste considerazione che i latini saranno anche bravi a cuocere spaghetti e pummarola e a deliziare i palati col Pata Negra, ma se si tratta di gestire una compagnia aerea – faccenda economicamente parlando non così impossibile, visto oltretutto il Turismo che possono offrire – beh, è proprio il caso di dire ‘sorvoliamo’  (e sorvolando sarebbe pure stato il caso di buttar giù dall’aereo certi pregressi manager (si fa per dire) della parastatale Alitalia, perché per dirigere una bottega non bastano una giacca & cravatta e la raccomandazione, ah no, si chiama vicinanza a qualche leader politico, e ne sa qualcosa anche Mamma Rai).
Ma, fine dei voli pindarici (e delle due sullodate compagnie, divenute ancelle, più bello che dire schiave, di sciur anglosassoni e sceicchi al arabeya) e torniamo a Iberia che ha tirato giù la clèr , di cui al suesposto annuncio nelle pagine Economia del Corriere (ultimo, breve inciso dedicato ad AZ) sempre così impegnato a non ammettere e dichiarare che quella di Alitalia è una solenne e triste conclusione di ‘na schifezza durata decenni).

Tangeri Felix e bevute postprandiali

E se Gomez era merengue (meringa, tutta bianca, come la maglia del Real Madrid) Paolo Tranchini, uno dei due direttori italiani dell’Iberia milanese, era buon tifoso nerazzurro, nel senso dell’Inter, eppoi gli piaceva il buon vino: che più per andare a salutarlo (stavo pure a due passi)? Né mancò il vino nei miei simpatici rapporti con l’altro italico (ma di madre andalù) caudillo della compagnia aerea spagnola, Pietro Lamia. Ma si trattava soprattutto di quell’anonimo spumantino liturgicamente offerto dalle compagnie aeree (oltre a Iberia ce n’erano tante in via Albricci) agli addetti ai lavori turistici in visita canonica (di regola il mercoledì). Lamia, tangerino (e ricordo le sue descrizioni della Tangeri felix tra le due Guerre mondiali) era poi un valido affabulatore. E le serate postprandiali (gli spagnoli dicono ‘sobremesa’) con Pietro non finivano mai (beninteso con vini migliori della pisciazza bevuta al mattino)…

Italia e Spagna in ‘volo’: amicizie e furbate

... Iberia ha trasportato molti toreri

… Iberia ha trasportato molti toreri

Il primo rappresentante (si diceva così, non so adesso) di Iberia che conobbi (e siamo alla notte dei tempi, il paleozoico del turismo aereo milanese) fu – non ne ricordo il nome, come dice Rick-Bogart in Casablanca “E’ passato tanto tempo”) Aragonès, un brizzolato signore  sempre molto formale e puntuale. O almeno era puntuale con me nel verificare, ogni volta che ci incontravamo, le mie conoscenze di aficionado alla tauromachia (e ricordo ancora la sua sorpresa quando gli spiattellai che Bizco, guercio, è un toro con le corna dissimili. Venne poi Felix Gomez, col quale legai a prima vista, per due motivi per me importanti: non solo somigliava in modo impressionante a Groucho Marx, ma ne possedeva pure l’humour; era gran aficionado al Real Madrid (e per quanto mi riguarda, se non c’è l’Inter di mezzo…).
Quanto agli italiani in Iberia, beh, ai due direttori mi legò (penso con reciprocità) una stima inferiore solo al livello di amicizia, che più sotto dettaglio. Invece un filino birbantelli (come si dice? “interessi privati in ….” ) gli allora ‘jefes dei tickets’ e dei ‘sales’ . Il primo aveva fatto aprire a parenti un’agenzia viaggi, dopodiché chi andava in Iberia a fare un biglietto veniva stranamente informato che c’era un’agenzia “che faceva buone tariffe”, si indovini quale….. Quanto alla persona “capo-vendite” (con marito agente di viaggi) grazie a un’indagine (a quei tempi facevo pure il tour operator , era d’uopo stare in campana) esperita con una morosa manager in un’azienda proponente viaggi incentives, non mi fu difficile scoprire che 10 minuti dopo una telefonata di richieste di info all’Iberia, quell’azienda veniva visitata da un’agenzia di viaggi, si indovini di chi…

C’è Bonomi e Bonomi…

Dalle mie vicende con Iberia non posso che trarne un bilancio più che positivo (al netto delle amicizie con gli avvicendatisi direttori, ispanici e indigeni, e sorvolando sulle gesta dei citati impiegati un po’ troppo osé). E poco importa se l’Iberia milanese fu “indiretta responsabile” di una delle più cocenti delusioni subite nella mia esistenza. Tanti anni fa, check-in all’aeroporto di Madrid, mi danno il posto 2A,: cazzo! sono in business, il massimo! Mi siedo, sorseggio la liturgica coppa di Cava offerta al decollo e comincio a farneticare (“ehh, finalmente l’Iberia ha deciso di vippizzarmi, ha scoperto che conto qualcosa, s’è resa conto che per la Spagna sto scrivendo molto e così m’ha upgraded….”) imperocché a metà delle farneticazioni arriva uno che mi dice “’sto posto è il mio” e aggiunge “mi chiamo Bonomi” al che io replico a muso duro “anch’io mi chiamo Bonomi”, solo che lui replica “mi chiamo Bonomi ma anche Bolchini” (nota, spaventosamente ricchissima Gens milanese e poco importa se nel Gotha dei danée meneghini ti aggiungono che “la mamma faceva la portinaia”), capisco tutto al volo e mi dirigo al sedile 35°, a pochi millimetri dal cesso di coda. Adiòs, anzi, Good Bye Iberia (vuoi mettere? un bel Paso Doble invece dello sfigato Valzer delle Candele? E vabbè…).

(19/06/2014)

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