Giovedì 1 Dicembre 2022 - Anno XX
Assaporare l’eternità, attraversando la Guayana

Assaporare l’eternità, attraversando la Guayana

La vita di Alfonso Vinci, filosofo e geologo che nel 1950 scoprì il più grande giacimento diamantifero del Venezuela. Migliaia di persone lo inseguirono ma lui fece di tutto per ritornare povero al più presto. Con il suo grande amico Soul partì con un equipaggio di indios attraversarono la Guayana. Si fecero catturare da una tribù di cannibali. Scoprirono la vera essenza dell’uomo, tornando con una storia in più. Quella di questo libro, di cui vi proponiamo il primo capitolo: “Vivere come se si fosse eterni”, Alpine Studio editore

Alfonso Vinci
Alfonso Vinci

Caro Soul,

ti scrivo da questo eterno paese e tutto va per il meglio. Mi trovo a Caracas da oltre due mesi dove è incominciata l’organizzazione per la nostra spedizione, che si chiamerà Spedizione Shiriana, o Shirishana, in onore di quei simpaticissimi mangiauomini di cui già ti ho parlato, los papás de todos los cattivones. Quelli, per intenderci, a cui piacciamo molto, nel senso che ci cucinano in salsa piccante grattugiandoci sopra il parmigiano su scaglie di diamanti, o almeno così raccontano gli ubriaconi delle miniere mangiando avena ammuffita e sognando stufati, parmigiano e diamanti. Ti dò alcuni dati.

Regione dove è diretta: alto Río Caura, Río Ventuari e alto Río Urariquero (cioè sorgenti del Río Branco, Brasile). Durata: circa sei, otto mesi. Partecipanti, sei, tra cui una donna (americana), un tedesco, quattro italiani me compreso. Una buona scorta di materiale, quattro barche, due motori fuori bordo Johnson 10 HP, 1000 litri di benzina, un aereo biposto che appoggia la spedizione. Tre fucili (uno da guerra), un apparecchio da presa 16mm. Paillard Bolex con 10.000 piedi di pellicola Kodachrome, 4 apparecchi fotografici vari con un totale di 4000 fotografie, più strumenti e attrezzi per collezionare e conservare campionari biologici e minerari, eccetera.

La rivista USA Look ha comperato l’esclusiva per tutte le fotografie. Il cinema è per conto di una società americana che prenderà il 20% sul ricavato. Quasi tutto il materiale ci è stato dato da società industriali o commerciali, scopo propaganda. Una casa farmaceutica ci invia per raccogliere campioni di terra dell’Alta Guayana e Amazonas per la ricerca di nuovi antibiotici. L’Enciclopedia Britannica si interessa per il materiale etnografico. Vari musei per la botanica e gli uccelli. E così di seguito. Il tedesco che va con noi pubblicherà un libro. L’americana scriverà gli articoli per Look. Io farò fare tutte le cose agli altri pensando semplicemente a prendere il sole. E se qualcuno mi dirà: “Uomo biango pietra lucende!“, risponderò che sono al servizio della scienza, ora.

Metterò la prua a sud sulle acque bionde, verso quella terra dove noi siamo uomini di barba e di motore o più semplicemente “razionali”, e buona pace per chi ci ha sempre detto che eravamo una banda di irresponsabili.

Gran parte del materiale è già a Ciudad Bolívar. Noi partiamo domani e saremo laggiù domenica sera. Poi ci trasferiremo in jeep a La Paragua, un porto sul rio omonimo che navigheremo tutto fino a trovare un allacciamento con il Caura, il fiume mito degli indios.

“Vivere come se si fosse eterni” di Luisa Mandrino, Collana Orizzonti, Alpine Studio. Pagine 452, prezzo 16,80 euro

Tra circa sei, sette mesi saremo di ritorno. Gli altri torneranno a Caracas, io ti aspetterò a Canáima, presumibilmente ai primi di maggio. Per raggiungere Canáima fai come ti dico. A Caracas (che raggiungerai dopo 24 ore di volo, che diventano 18 e mezzo col fuso orario) vai all’Hotel de Comercio e chiedi di Pepe Mogollón, è il nipote di uno dei più grandi chef che abbia mai conosciuto, specializzato in frattaglie, frequentato ai tempi d’oro di Icabarú. Il ragazzo fa il barman, o almeno ci prova. Fatti servire un daiquiri e aspetta (qui a Caracas puoi aspettare anche delle ore, ma tu attacca bottone con chi puoi, se non troverai un venezolano facile di cuore che lo farà prima di te raccontandoti tutta la sua vita e, con l’aggiunta di rum, anche la tua).

Pepe ti metterà in contatto con Charles Baughan, altra mia vecchia conoscenza, ottimo pilota, lo stesso che segue la nostra spedizione, che ti porterà con un bimotore a Canáima per circa 350 bolivares. Non farti fregare sul prezzo del biglietto. Quando arriverai sulle cascate più alte del mondo e vedrai il Salto Angel ti verrà voglia di fare gesti sconsiderati (ad esempio volare) sentendoti parte della natura, unico discendente dell’umanità, beniamino della foresta selvaggia eccetera: è normale.

Non farti invece impressionare da facili discorsi su esploratori fatti a pezzi da anaconda inferociti: a Canáima ci vanno le vecchiette di Caracas a passare il fine settimana. Se poi, appena scendi dall’aereo, vedi un tipo con un grosso serpente al collo non preoccuparti, è un giornalista americano che fa finta di essere il primo esploratore di tutta la Guayana. Ognuno si diverte come meglio crede e tutta la nostra solidarietà ai serpenti.

Ricordati che dopo i fatti di Urimán e di Avequí hanno cercato di mettermi al fresco, quindi non ti vantare tanto di conoscermi. Potresti trovarti inseguito dalla Guardia Nacional e da torme di straccioni in cerca dell’Eldorado. Non credere a niente di quello che senti, soprattutto sul mio conto. Parti e basta. Vai dritto per la tua strada così almeno ti pentirai di qualcosa che almeno hai deciso tu. Non preoccuparti di non essere all’altezza, in questi casi non serve essere sommi uomini di scienza o eroi delle terre sconosciute, ma aver voglia di conoscere il mondo.

Non comprare sbrilluccicanti stivali da esploratore e altra paccottiglia. Ti serviranno scarpe da ginnastica, un paio di camicie robuste, pantaloni lunghi e un cappello di paglia. I vestiti buoni che userai per il viaggio ci serviranno con qualche capo indio. Se una giacca delle mie vale un casco di banane un vestito dei tuoi ne varrà occhio e croce almeno una piantagione, (ma porta solo Caraceni e Borsalino perché i capitani Makiritari hanno un gran gusto, o ci prenderemo una bella freccia al curaro nel didietro). Ti consiglio caldamente di non approfittare della spedizione per smettere di fumare, come ho già visto fare a tanta bella gioventù che ha finito per fumarsi giornali arrotolati dell’anno prima. Quindi non ti dimenticare una monumentale scorta di tabacco.

Vegetazione nella regione della Guayana in Venezuela
Vegetazione nella regione della Guayana in Venezuela

Con te ho in mente di proseguire sul territorio dei Guayca, indios selvaggi ma con tutt’altre abitudini alimentari… o almeno credo. Di loro non so dirti molto, ma so che è gente che non conosce la parola “lavoro”, non ce l’ha nemmeno nel vocabolario. Non varrebbe la pena di conoscerli solo per questo? Se dovrai aspettarmi qualche giorno a Canáima goditi l’acqua delle cascate, nuota, pesca, godi della cucina di Maria che in una baracchetta dipinta d’azzurro fa ottime banane fritte, fagioli neri alla brasiliana e la miglior hallacha di tutto il Venezuela. Insomma approfitta fin che puoi dell’altra metà della vita, quella seduta.

Bueno, non mi resta che chiudere, perché parte la busta dell’Alitalia ed oggi, in più, è festa. Simón Bolívar è morto o nato o ha fatto qualcosa di notevole in queste terre di libertà. Adesso mi aspetta una cena a casa dell’ambasciatore italiano dove dovrò scalare cordigliere di burro e attraversare mari di olio. Ci saranno anche pasticcini di calcestruzzo e Chianti fasullo, ma è l’ultima fatica prima della foresta e quindi resisterò.

Adiós y abrazos, Alfonso.

Dopo qualche giorno la lettera arrivò all’indirizzo di Milano, oltrepassò il portone coperto di vite americana dalle foglie rosse, volò tra i tigli e i castagni ingialliti dall’autunno e un vecchio maggiordomo impeccabile la ritirò, appoggiandola su un tavolo di noce scuro. Ma Soul a casa non c’era.

L’inverno a Milano lo rendeva triste e andava al sud, dove non vedeva foglie morte, una delle cose che più al mondo gli mettevano malinconia. Vagabondò su e giù per i Grand Hotel di tutto il paese, quello al sole, poi si stabilì a Roma. Le notti erano già tiepide, a febbraio.

Soul se ne andava in giro sulla sua macchina sportiva, cenava a mezzanotte, entrava nei locali alla moda dove presto tutti lo conobbero. I camerieri si lanciavano verso di lui per condurlo al tavolo migliore, le ragazze lo aspettavano rifacendosi il trucco e le donne che avevano smesso da qualche anno di spalancare gli occhi come cerbiatte tiravano fuori gli artigli, affilandoli.

Conobbe principi, nobildonne, prostitute e letterati. Una mattina, guardando l’alba dal balcone del Pincio, si accorse di simpatizzare con tutti in chiave di falsità e tornò a casa. Lesse la lettera in piedi e gli sembrò che un vento fresco avesse spalancato una finestra. Forse era il vento della Guayana imprigionato per tanti mesi nella carta.

«Che giorno è oggi?» chiese al maggiordomo.

«Il venti di aprile, signore.»

«Devo partire», disse.

«E non chiamarmi signore o lo farò anch’io con te.»

(04/10/2013)

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