Lunedì 3 Ottobre 2022 - Anno XX
Insolita Giordania

Insolita Giordania

Ventitré specie di orchidee, in un territorio desertico all’ottanta per cento. Vivaci stambecchi di montagna fra i rilievi che sprofondano quattrocento metri sotto il livello del mare. E ancora, il mitico unicorno, dato per estinto da anni

Giordania Le creazioni di sale del Mar Morto

Le creazioni di sale del Mar Morto

E’ la Giordania degli apparenti miracoli, che si estende dai coralli del Mar Rosso ai colli siriani e dai canneti del fiume Giordano ai deserti dell’Iraq. Molti la conoscono per i suoi tesori archeologici, pochissimi per le meraviglie della sua natura. A salvaguardia degli ambienti più singolari vi sono alcune riserve, che non vengono chiamate parchi nazionali perché a gestirle non è lo stato, ma un’associazione privata: la RSCN (Royal Society for Conservation of Nature).
Tutte le aree protette sono visitabili; tutte possiedono una flora e una fauna straordinarie; tutte sono nate negli ultimi venticinque anni. Eccole, in ordine alfabetico: Al-Azraq, Dana, Mujeb, Wadi Rum, mentre altre ancora sono in progetto.

Mujeb, la valle “viva” del Mar Morto

Giordania Lo stambecco nubiano

Lo stambecco nubiano

Raggiunto lo spettacolare bacino del Mar Morto, in cui le pittoresche concrezioni di sale creano forme e colori davvero unici, proseguiamo in direzione sud verso la prima delle straordinarie riserve che visiteremo: la valle del Mujeb. Quando la strada sale alta sul mare, dalla parte opposta si può intravedere la tormentata Gerusalemme. I posti di blocco sono numerosi sulla Dead Sea Highway, ma i militari, dopo un’occhiata e un saluto, ci fanno proseguire senza problemi. A metà circa del grande bacino salato, verso occidente, tra aspre e desolate montagne si nascondono numerosi torrenti d’acqua limpida.

Giordania Kanion

Kanion

Alcuni di essi nascono da sorgenti calde che scendono e si buttano nel Mar Morto con spettacolari canyons. Il Wadi Mujeb è tra i più interessanti e suggestivi. La zona è famosa anche per la presenza di una specie molto rara: lo stambecco nubiano. Più chiaro di pelo e più piccolo di statura rispetto al suo cugino delle Alpi, ha un carattere molto schivo: non è facile vederlo da vicino allo stato brado. Ma è il torrente e le sue alte pareti di arenaria che catturano l’attenzione e le nostre energie. In sandali e calzoncini risaliamo assieme ad un ranger la spettacolare vallata. Poca l’acqua, ma tiepida. Incontriamo pozze zeppe di ranocchi che saltano tra i bambù, qualche innocuo serpentello d’acqua, molte libellule e uno spaventatissimo gatto selvatico.
Si prosegue (a volte) con l’acqua alla cintola, facendo attenzione all’attrezzatura fotografica. Le scure e lisce pareti conferiscono all’ambiente un’atmosfera surreale; peccato non sia possibile fotografare, esercizio che risulterebbe estremamente pericoloso.

Da Petra al Wadi Rum

Giordania Petra

Petra

Proseguendo verso sud ci aspetta l’emozionante visita a Petra , la città rosa, antica quasi come il tempo, dove la natura e l’uomo si sono sbizzarriti nel creare una delle più belle città della Terra.
Sono stati gli sconvolgimenti tellurici dell’Era Archeozoica ad aver creato in questa regione canyons, dirupi, montagne. La sedimentazione dei minerali ha formato sulle rocce giochi di colore dalle mille sfumature; oltre a ciò i venti e le rare piogge hanno disegnato sulle ripide pareti magnifici arabeschi.
Il fascino di Petra non è dovuto solo alle particolari strutture architettoniche ideate dall’uomo, ma anche a ciò che la natura ha saputo creare per mezzo dei suoi elementi: sole, acqua e vento. Petra era già abitata nell’Età del Ferro (XII-X secolo a.C.). Non si conosce l’origine del nome della città. Secondo un’ipotesi molto plausibile, Petra sarebbe la traduzione greca del nome “Sela” (in ebraico, roccia), con il quale la Bibbia designa la capitale del regno Edom, più tardi assorbito dal regno Nabateo. Gli Arabi, peraltro, diedero alla località e al principale wadi (fiume) che solca la montagna, sul fondo del quale è situata la città, il nome di “Wadi Mousà”, dovuto ad erronee reminiscenze bibliche di un passaggio di Mosè e degli Ebrei in fuga dall’Egitto. A Petra si arrivava soltanto attraverso strette gole scavate dalle acque torrenziali. Posta in una posizione naturalmente fortificata, fu scelta dai Nabatei come capitale ed “emporio” del loro regno, nonostante l’aridità del suolo, perché in tal modo potevano difendere facilmente le loro immense ricchezze, accumulate soprattutto imponendo tasse a tutti i viaggiatori e mercanti che attraversavano il loro territorio.

La città scoperta da uno svizzero

Monumenti scavati nella roccia foto di D. Stanley

Petra è formata solo da monumenti scavati nella roccia e dai resti degli edifici costruiti dai romani e dalla successiva dominazione bizantina. Oggi osserviamo una città spoglia di tutto ciò che doveva rappresentare lo scenario della vita quotidiana. Quasi sicuramente le cause della decadenza di Petra furono il trasferimento della capitale della provincia a Bostra e il fiorire di nuovi centri carovanieri: Philadelphia (Amman). Gerasa e soprattutto Palmira. Petra venne scoperta per caso nel 1812 dal viaggiatore svizzero J. Ludwig Burckhardt. La storia narra che Burckhardt, durante un viaggio in Siria, sentì alcuni arabi parlare di una città morta nella regione di Wadi Mousà in Giordania. L’esploratore svizzero, travestito da arabo per sfuggire alle tribù ostili agli infedeli occidentali, ingaggiò una guida. Come pretesto per l’escursione, per non insospettire i poco affidabili beduini locali, raccontò che aveva fatto un voto per sacrificare una capra sulla tomba di Aronne, situata nelle vicinanze della valle. Burckhartd, tuttavia, non riuscì a vedere tutti i monumenti e la maggior parte degli edifici rupestri, perché la guida, insospettita dalla sua curiosità, lo sollecitava a sbrigarsi a compiere il sacrificio. Dovette così lasciare al più presto la valle prima che la guida lo giudicasse “uno stregone a caccia di tesori”; ma nonostante la sua breve esplorazione, intuì che le rovine di Wadi Mousà erano quelle dell’antica Petra.

L’incredibile Wadi Rum

Giordania Il deserto del Wadi Rum

Il deserto del Wadi Rum

Da Petra al deserto è un breve balzo. Scendendo d’altitudine lungo ampi tornanti, la strada inizia a regalare spettacolari panorami sul Wadi Rum, considerato uno tra i più singolari deserti del mondo. Qui hanno girato molte scene del film “Mars Red Planet” (Marte, pianeta rosso), in cui stralunati astronauti americani cercavano di sopravvivere alle insidie di un territorio aspro e desolato. A Wadi Rum si può davvero ammirare il più strabiliante paesaggio desertico mai visto. Insieme a Petra, questo è uno dei “must” per la maggior parte dei visitatori che si recano in Giordania. La regione conosciuta come “Wadi Rum” è in realtà costituita da una serie di vallate larghe un paio di chilometri, che si aprono da nord a sud per circa centotrenta chilometri. Tra le vallate si estende un territorio desertico di sabbia e rocce, punteggiato da maestose montagne che l’erosione di cinquanta milioni di anni ha trasformato in soffice arenaria. Il fondo valle si trova a circa novecento metri sul livello del mare, mentre la vetta più alta, il Jebel Rum, si eleva a 1754 metri. La principale tribù del Wadi Rum è quella degli “Huweitat” e i suoi membri sostengono di discendere direttamente dal profeta Maometto. Sono circa cinquemila – quelli che noi chiamiamo beduini – gli abitanti dei villaggi e i nomadi del deserto che popolano la zona. Malgrado l’assalto del turismo su larga scala, le popolazioni locali mantengono i loro stili di vita tradizionali e molti continuano a vivere nelle tende e a viaggiare sui dromedari.

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