Lunedì 20 Ottobre 2014 - Anno XII
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Torino: Mole del cinema
Fascino, discrezione e imponenza di un monumento che ha fatto della settima arte la sua ragion d’essere. Tra nebbie e icone sabaude Torino presenta il Museo Nazionale del Cinema
di Eleonora Boggio

La Mole Antonelliana
Sarà un caso ma, compiendo un percorso a ritroso dalla cima della Mole, la prima locandina è proprio "Solaris" risposta sovietica di Andrei Tarkosvskij, alla kubrickiana "2001, Odissea nello Spazio" che le fa da eco di fianco.
Sarà un caso. Ma è proprio per questa curiosa coincidenza che sul Museo del Cinema di Torino è immediatamente calato un impalpabile velo di fascino che mi ha seguito in un iter spazio temporale lungo un giorno intero.
Ero lì per la registrazione di Solaris, quello televisivo. Poteva trattarsi di una location come altre destinata ad un’archiviazione automatica al termine delle riprese.
Poteva essere…ma non lo è stato.
Una mole di museo
Mostre temporanee ospitate presso il museo
Andiamo con ordine. 167,5 metri di altezza per la struttura in muratura più alta d’Europa. Basata su un progetto dell’architetto novarese Alessandro Antonelli e commissionata dalla Comunità israelita nel 1863 vide l’inserimento sulla massiccia base di 47 metri della guglia che lo portò all’elegante altezza di oggi. Ceduta poi al Comune di Torino fu consacrata a Museo Civico e in seguito, per volontà di Vittorio Emanuele II, a sede del Ricordo Nazionale dell'Indipendenza Italiana.
Ironia della sorte: quella che doveva essere l’icona della città di Mirafiori non fu mai utilizzata. Da virtuale sinagoga, ad ipotetica stazione ferroviaria per diventare, solo con l’approssimarsi del cambio di millennio, la sede reale di una teca che ha fatto della finzione la sua ragion d’essere: il Museo Nazionale del Cinema.
La domanda sul perché un architetto sessantacinquenne abbia deciso di elevare una struttura tanto ardita è ancora priva di risposta. Che sia frutto di follia o seme della genialità dell’estroso Antonelli poco importa visto che dal 19 Luglio del 2000 ha vestito i panni della settima arte e si è aperta allo schizoide quanto contraddittorio mondo dei fotogrammi.
Dove l’unica realtà è la finzione.
2001: Odissea della Mole
La cupola della Mole
Sei anni di lavoro d’equipe di Gianfranco Gritella e Antes Bortolotti, sono serviti per ridare vita ad un tempio mai divenuto tale. Sulla scia dello slogan di Antonelli secondo cui "le opere devono diventare tali anche se cambia la destinazione" il talento creativo di Gritella ha permesso che dopo settimane di polemiche, rinvii e delusioni la mole abbia esposto al pubblico le sue preziose collezioni.
Rinnovata nel suo insieme propone un assetto nuovo destinato a poter accogliere i percorsi museali. In un alternante dinamismo di spazi pieni e vuoti la scala elicoidale sospesa nel nulla, diventa il punto di snodo di una visita in cui spazio e tempo paiono fondersi in un’unica dimensione.
In cui lo spettatore diventa protagonista delle pellicole che si succedono.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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