Sabato 23 Agosto 2014 - Anno XII
IL PRIMO GIORNALE ONLINE ITALIANO DI TURISMO E CULTURA DEL VIAGGIARE
Pantanal, tra acqua e cielo
Nel cuore dell’America del Sud, una delle regioni più selvagge e meno esplorate del globo. Trionfo della biodiversità, vero e proprio paradiso per una fauna varia e interessante e insieme luogo d’elezione per l’ecoturismo. Quello vero
di Francesca Cannella

Pantanal, vista aerea
“Ma cosa ci vai a fare nel Pantanal? Non c’è nulla, là; solo zanzare e brutta gente”. Accovacciata nella piroga che scivola sulle acque immobili del Rio Clarinho (un affluente del Rio Paraguay, il fiume principale del Pantanal) sorrido ripensando allo stupore di un vecchio barista di Rio De Janeiro di fronte alla mia intenzione di visitare questa remota regione situata negli stati brasiliani del Mato Grosso e del Mato Grosso do Sul, nel cuore del Sudamerica.
Le parole ammonitrici del “carioca” amante della frenesia della “Ciudad Maravilhosa”, riflettono appieno la credenza popolare che i duecentotrentamila  chilometri quadrati di pianura alluvionale del Pantanal (che in portoghese significa pantano) sia “terra de ninguen”, ossia terra di nessuno.
In effetti la zona è del tutto inospitale e priva di città. Come potrebbe essere abitata, del resto, una regione grande come due terzi dell’Italia che per sei mesi all’anno, da ottobre a marzo, viene completamente sommersa dalle acque?
Nel regno degli animali
Plumbeous Ibis
Il selvaggio west del Brasile, che sessantacinque milioni di anni fa era un mare interno e che è stato colonizzato solo nel 1700, è molto più generoso con gli animali che con l’uomo. Il lungo isolamento e la conformazione del territorio, con le inondazioni periodiche del fiume Paraguay che impediscono la coltivazione intensiva della terra, hanno infatti favorito le condizioni per la preservazione di un ecosistema unico al mondo, al punto che il Parco Nazionale del Pantanal, dichiarato nel 2000 Patrimonio Naturale dell’Umanità, vanta oggi la maggiore concentrazione di fauna del Nuovo Mondo: ottanta specie di mammiferi (tra cui l’anaconda, il giaguaro, il formichiere gigante e il puma), addirittura seicentocinquanta specie di uccelli e duecentosessanta varietà di pesci (venti del solo, temibile, piranha) trovano qui le condizioni ideali per nutrirsi e riprodursi.
Il Pantanal ha molti animali in comune con la vicina Amazzonia, con la differenza che, essendo uno spazio aperto, sono facilmente avvistabili perché non hanno la foresta nella quale rifugiarsi.
Prima che arrivi l’acqua
Ovunque colonie di caimani
Per vederli si può partecipare a un safari in jeep, a piedi, in barca o a cavallo.
Il mio tour, accompagnata da Joel Souza, un’esperta guida locale, inizia davanti all’ingresso della Transpantaneira, una strada di terra rossa che collega per centoquarantacinque chilometri i due piccoli centri di Poconè e Porto Jofre.
È agosto, la stagione secca, quella in cui è più agevole spostarsi. A ricordarci delle prossime piogge, i numerosi ponticelli di legno (centotrenta in tutto) che tagliano la strada. Quello che subito colpisce è la vegetazione, un mix di foresta, savana e prateria in cui si stagliano termitai alti come uomini.
La vita si concentra intorno a un piccolo stagno, dove uno jabirù, la cicogna alta oltre un metro con la testa nera e il collo rosso e altre specie di uccelli (aironi, martin pescatori, ibis) convivono con una simpatica famiglia di capibara e una colonia di jacarè (caimani). Ai caimani si fa presto l’abitudine. Ne vediamo così tanti che è difficile credere che questa specie di jacarè, tipica del Pantanal, sia in estinzione a causa del bracconaggio.
Oltre che a piedi, è nelle piccole barche senza motore, lungo le centinaia di torrenti e canali del Pantanal, che si entra in contatto con la natura di questa terra.
Al sorgere del sole, complice anche la nebbiolina rosa che si solleva dall’acqua, sembra di assistere all’alba della creazione: il risveglio della natura è un evento prima di tutto sonoro, con uccelli di tutte le specie, che farebbero la gioia anche del birdwatcher più esigente, e scimmie urlatrici che intonano una sinfonia chiassosa e primordiale.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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