Venerdì 28 Novembre 2014 - Anno XII
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Folclore
Un "Orso" millenario
Dal Medioevo a oggi, puntualmente a fine gennaio si rinnova ad Aosta l'appuntamento con la fiera artigiana dedicata a Sant'Orso. Guarda le foto
di Giorgio Cambiaghi

Non siamo in Olanda! Gli zoccoli di legno sono stati per secoli le uniche calzature dei pi poveri. Il legno imbottito di paglia e stracci proteggeva i piedi da freddo e fango

Un rapido calcolo: siamo nel 2009, quest’anno è l’edizione numero 1.009, quindi… 2.009 - 1.009 = 1.000! Ecco trovato l’anno della prima fiera che si svolgeva nel Bourg Saint-Ours di Aosta. Nessun’altra località dell’arco alpino può vantare una tradizione così lunga e nessuna è così specializzata e immensa. La Fiera di Sant’Orso si tiene il 30 e 31 gennaio. In quei due giorni il centro della città cambia volto. La tranquillità tipica di questo piccolo capoluogo di regione è stravolta non solo dall’afflusso massiccio di “forestieri” attratti dalla particolarità dell’offerta, ma soprattutto dagli aostani stessi. Da un millennio i prodotti in vendita sono quelli tipici e tradizionali della Valle. Anche oggi, artigiani professionisti o semplici “hobbysti” mostrano al pubblico la loro abilità figlia di un’antica sapienza. Gli oggetti sono semplici, anche se talora accuratamente prodotti o decorati, e sono le cose di tutti i giorni che una volta accompagnavano la vita dei contadini e che, ancora oggi trovano dignità magari solo come oggetti di arredamento legati alla tradizione valdotaine.

Veill, la Notte Bianca aostana sorseggiando vin brul
La Collegiata di Sant'Orso risale all'XI Secolo. Secondo la leggenda il santo distribuiva in questo posto vestiti e calzature ai poveri

La Fiera si svolge su tre giorni. Giovedì 29 gennaio si inizia con il concerto ufficiale d’apertura di musica corale, alle ore 21, nella splendida collegiata di Sant’Orso. Il venerdì è la giornata degli aostani, nel senso che da secoli quello è il giorno della Veillà, una “Notte Bianca” ante litteram, nella quale la gente rimane in giro per le vie illuminate fino all’alba tra canti e balli, bevendo vin brulé e brodo caldo. La Veillà inizia subito dopo la Messa dedicata agli artigiani. Questo è il momento più sentitamente valdostano in cui si celebra l’identità popolare. Anche i bambini avranno la loro festa nel pomeriggio. Sabato 31 è allestito il vero e proprio Atelier, la mostra-mercato riservata alle imprese artigiane provenienti da tutte le valli laterali. Naturalmente l’enogastronomia ha un posto di rilievo. I prodotti tipici, dalla Fontina al Genepì, dai famosi vini di montagna al miele… sono in degustazione in appositi stand, i Punti rossoneri (il calcio non c’entra nulla, sono i colori di Aosta) gestiti dalle varie pro loco valdostane. La festa si chiude come era iniziata, con un concerto di musiche popolari eseguite dai Trouveur Valdotèn presso il teatro Giacosa.

Ferro battuto, salice intrecciato e drap tessuti con la lana
Il disegno della decorazione di questo tagliere tipico delle zone alpine.

La leggenda vuole che la Fiera di Sant’Orso sia nata sulle orme del santo che distribuiva ai poveri indumenti e calzature, i famosi zoccoli di legno tipici della Val d’Ayas, chiamati sabots. La fiera serviva ai contadini per vendere gli oggetti che producevano durante la pausa invernale dell’attività agricola. Ancora adesso le categorie merceologiche sono le stesse. Il ferro battuto ha un’antica tradizione grazie alle miniere di Cogne, come testimonia la famosa Fontana del Melograno nel castello di Issogne; la lavorazione del legno, con le sue espressioni artistiche nate come abbellimento dei semplici oggetti per la casa. L’artson, la cassapanca che conteneva tutto, non solo farina e alimenti ma anche i beni della famiglia; la tipica grolla il calice da vino con coperchio riservata alle bevute conviviali, i marchi per il burro… sono i prodotti più tradizionali. Legata al legno è la vannerie, l’arte di intrecciare il salice o la vitalba, oppure listarelle di legno. La pietra ollare è una roccia facilmente lavorabile dalla quale si ricavano recipienti e stufe. Specialmente in Valtournenche. Con la lana, in val Grisanche si tesse il drap su antichi telai di legno: è un tessuto grezzo, una volta monocolore, e oggi tinto in colori vivaci e utilizzato come tessuto di arredamento.

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