Martedì 16 Settembre 2014 - Anno XII
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Il Salone del Gusto a Torino
Dal 26 al 30 ottobre apre la manifestazione fieristica voluta da Slow Food, un’occasione per conoscere il patrimonio agro-alimentare nazionale e internazionale
di Silvana Santoro

Cerimonia del pesce
Apre la sesta edizione del Salone del Gusto dal 26 al 30 ottobre 2006 a Torino. La manifestazione fieristica a cadenza biennale è organizzata da Slow Food, regione Piemonte, e per la prima volta da città di Torino, con il contributo di Lurisia, De Cecco, Lavazza, Consorzio Parmigiano-Reggiano, Consorzio Prosciutto di San Daniele e Sanpaolo.
Tra gli eventi in programma, gli “Appuntamenti a tavola” con 17 chef di fama indiscussa che si esibiscono al teatro del Gusto e ben 25 grandi nomi della cucina internazionale. Nel padiglione 5 del Lingotto è allestito un anfiteatro con posti a sedere per circa 60 persone, dotato di cucina a vista con un maxischermo su cui sono proiettate le “mosse” e spiegati i “segreti” dei cuochi in tempo reale. Simultaneamente eseguiti nel retroscena dagli assistenti dello chef protagonista, i piatti vengono poi fatti assaggiare al pubblico a conclusione della lezione-spettacolo.
Il padiglione 3 è invece dedicato, per la prima volta, ai Presìdi, i progetti che la Fondazione Slow Food per la biodiversità onlus promuove sul territorio. Partecipano, con 300 bancarelle, i produttori di 200 Presìdi italiani, organizzati per regioni, e di 85 Presìdi internazionali, suddivisi secondo i continenti. Al centro del padiglione ci sarà un’area dedicata alla Fondazione, dove ottenere informazioni sui progetti attuali e futuri nel mondo.
Novità del Salone del Gusto 2006 è la libreria della biodiversità, che presenta testi su agricoltura sostenibile, commercio equo, turismo responsabile, ambiente, conservazione della biodiversità, ma anche enogastronomia e globalizzazione. Qui le comunità del cibo  partecipanti a Terra Madre propongono volumi dai loro paesi di origine, dalla Francia al Gabon, dagli Usa all’Australia.

Patate andine
Ma, per davvero saper apprezzare un prodotto di qualità è importante studiarne il contesto geografico e le fasi di produzione delle materie prime impiegate. Secondo Slow Food è questa la base di ogni progetto di salvaguardia della biodiversità che riconosca nel cibo la sostenibilità ambientale, il significato culturale e sociale, la valenza agroecologica. Per questo ha allestito l’aula “magna” del gusto, spazio nuovo dove mettere alla prova i sensi e la propria conoscenza in una serie di appuntamenti pensati per informare e divertire. Per la stessa ragione anche quest’anno Slow Food dedica speciale attenzione alle giovani generazioni con uno spazio didattico, l’aula “dolceamaro” in cui bambini e ragazzi possono compiere un divertente percorso di esplorazione delle qualità
organolettiche degli alimenti, della loro storia e del legame con il territorio.
Con il “Mercatale di Montevarchi” - nato dall'alleanza di comune di Montevarchi, provincia di Arezzo, regione Toscana e condotta locale di Slow Food – si propone un modello su cui far leva per realizzare il progetto di diffondere e radicare i mercati contadini in tutto il territorio nazionale. Ricostruendo il tradizionale mercato toscano, che ospita i Presidi locali e circa 50 produttori aderenti all’associazione Agricoltori Custodi, l’organizzazione attuale del Mercatale di Montevarchi dà voce ai produttori esclusi dai normali canali commerciali ma in grado di offrire prodotti freschi, di provenienza locale e rispettosi dell’ambiente e della tradizione. Inoltre, essendo un centro di attività sociale oltre che economica, rivela un grande valore culturale.
Infine sono numerosissimi i Laboratori del gusto, dove  il vino è uno dei protagonisti con un’offerta di iniziative, conferenze, degustazioni, attività didattiche. Degli oltre 160 laboratori, più di un centinaio vedono Bacco come uno degli attori principali, mentre ben 38 ospitano molteplici tipologie di prodotti di Francia, grande concorrente dell’enogastronomia italiana.

Il Principe Carlo in uno stand della birra
Molteplici sono gli obiettivi del Salone del Gusto: da un lato quello commerciale - rivolgendosi, però, principalmente alle produzioni artigianali, a quelle su piccola scala e a quelle da salvaguardare – ma non solo. Il salone intende trasmettere al pubblico i contenuti di civiltà che il patrimonio agro-alimentare implica, le caratteristiche e la storia di prodotti eccellenti ma poco conosciuti, in contrapposizione alla standardizzazione dettata dal mercato globale, che penalizza le piccole produzioni di qualità.
Quello che in realtà il Salone del Gusto vuole essere è ben diverso da una semplice fiera commerciale. Intende divenire un mercato, in quella accezione antropologica per cui il mercato è prima di tutto un luogo d’incontro, scambio, aggregazione sociale. Per questo – già dal 2004 - un altro grande evento affianca il Salone: si tratta di Terra Madre, meeting internazionale tra le comunità eco-gastronome (così si definiscono gli aderenti) del cibo.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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