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ARTICOLO IN ARCHIVIO

Lettera aperta a Letizia Moratti, “Sindich de Milan”

di Gian Paolo Bonomi


Letizia Moratti

Gentile Signor/a Sindaco (o Sindachessa?),
In Spagna c’è l’Alcalde e c’è l’Alcaldesa, il Ministro e la Ministra, costì si pensa di essere più moderni e avanzati dei nostri amici iberici ma alla fin fine, gattopardescamente, nulla cambia e continua a imperare il solito “machismo” strisciante e nascosto non meno innegabile, vedi la faccenda delle “paritarie quote rosa”, di cui a tanto strombazzare ma col risultato che di donne nei posti che contano ce n’è sì e no il 20% appetto ai rappresentanti della “quota piselli”….
Intanto un evviva alla Gens Morattiana, che nell’estate 2006 si è fatta valere, eccome, roba da far invidia alle antiche stirpi della Roma imperiale, eternamente alle prese col potere (che allora non si conquistava col petrolio bensì a colpi di pugnale e messalinici veleni - meglio adesso?-).

Vittorie “casalinghe”


Massimo Moratti

Due infatti i Trionfi Familiari (perché non un “Arco” che li festeggi e commemori, ad esempio all’ingresso di via Durini, vicino alla sede dell’Inter?).
Suo cognato Massimo si è accorto (era tempo e forse era anche un filino tardi, ma meglio tardi che mai) che quelli della Giuve (così li chiamava il divino Mago Helenio Herrera nei suoi magnifici anatemi scagliati sui vili bianconeri) “ciurlavano nel manico” e ha finalmente provveduto a far dare “il brodino delle undici” (così diceva mia nonna) a quel birbantello del Moggi (e peccato che in Italia sia stata abolita la pena di morte, sennò un pensierino a quel Galliani io ce l’avrei fatto).
Lei, non da meno, è divenuta il Primo/a Cittadino/a (?) di Milano.
Vive congratulazioni, ma - non me ne voglia - era molto più dura per Suo cognato distruggere il perfido Impero del Male della Fiat ex agnelliana e ora elkanniana, che per Lei sconfiggere un prefetto “della bassa”, si diceva antàn, desideroso soltanto di “tacà su el capèl” sotto la Madonnina, ma mica tanto messo bene tra i meneghini che contano. E la dura impresa del “Presi” Massimo è dimostrata dal fatto che a forza di sconti e indulti (in questo Paese rende di più tenere per il criminale che per la vittima, soprattutto si rischia meno) mancava poco che la Giuve (mediante i soliti Poteri Occulti e un paio di Ferrari) raggiungesse una sorta di Restaurazione con la proclamazione di Moggi “Santo Subito” e l’Inter retrocessa in B.

Lamento ferragostano


Milano, piazza Fontana

Ma torniamo a Milano; è proprio a proposito della nostra città che le scrivo, della Milano d’estate, segnatamente quella ferragostana, non senza affrettarmi a presentarmi, come galateo comanda e perché meglio sia inteso il senso di questa missiva.
Sono un anziano signore che a furia di partecipare, organizzare e descrivere viaggi e a cercare posti nuovi da raccontare, alla fine della fiera si ritiene pure un (para) esperto di turismo. E come (sedicente) esperto di turismo (che vuol dire tante cose, ivi compresa la meteorologìa, le giornate più o meno lunghe, il caldo più o meno intenso) non sono mica così “ciolla” da stare a Milano a “lavurà” nell’afa del caldo luglio per poi andar via quando fa più fresco (grazie ai primi temporali) leggasi in agosto.
Già, Milano a Ferragosto, un posto strano, stranissimo, che comunque va difeso dalla stupida e insulsa scusa che non c’è niente che funziona, per il semplice motivo che a Milano a Ferragosto non c’è niente tout court e se una cosa non c’è, come fa a funzionare o a non funzionare (lapalissiano)?  
Le condizioni della Sua/nostra città durante le Feriae Augusti sono invero penose, tragiche, indegne di un posto civile (come dettoLe ho “girato” molto eppertanto ho trascorso tante giornate agostane a Londra piuttosto che a Madrid, a Francoforte piuttosto che ad Atene, ma in tutti ‘sti posti non ho mai sperimentato la morta gora che contestualmente si vive sotto la Madunina).
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