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Quando il turismo si fa duro...

di Federico Formignani

...i duri entrano in campo, recita il vecchio adagio!


Può sembrare fuori luogo parlare di un turismo "duro" da praticare. Viaggiare e conoscere nuovi paesi e nuove genti è concetto che viene associato, in genere, al piacere di farlo, questo tipo di turismo. Il turista chiede svago, divertimento, sensazioni positive, comodità. Ma esistono anche viaggi diversi e impegnativi che, a fronte di qualche logico e tutto sommato accettabile sacrificio, riescono a dare molto di più di ciò che promettono: contatti con luoghi naturali di eccezionale bellezza; sensazioni spirituali che non si pensava di poter provare; esperienze e incontri altrove impensabili. E' il turismo nei luoghi della terra più remoti e spesso impervi; il turismo che chiede buona salute, spirito di adattamento, desiderio di scoprire territori unici e popoli che li abitano da sempre. Chiede rispetto per questa gente. Occorrono in questi casi uomini speciali, perché il viaggio possa rimanere nella memoria a lungo. Uomini che organizzano, guidano, partecipano, insegnano e trasmettono, ai compagni di viaggio che in molti casi diverranno amici, gli stupori e gli interessi dell'infanzia che finiscono per esaltare i lati più nobili dell'animo umano a contatto con la grandiosità della natura. Uno di questi uomini è Giancarlo Salvador, veneziano, novello Marco Polo che ha girato il mondo in lungo e in largo ma che da sempre privilegia l'Africa, la madre di tutte le terre e del genere umano. Mondointasca è felice di poter aprire la galleria dei personaggi che vivono il turismo da veri protagonisti, raccogliendo le sue esperienze di viaggio e di vita.


Allora, Giancarlo, da che parte vuoi cominciare?
Dicendoti che facevo il musicista e sognavo ad occhi aperti di fare qualcosa di diverso. L'occasione mi è stata offerta da Kel 12; era il 1978. Dovevo contribuire alla creazione di questa organizzazione per viaggi diversi; viaggi-spedizione. Accompagnare gruppi di uomini e donne alla scoperta delle zone più sconosciute dell'Africa e dell'Asia, compiere viaggi d'avanscoperta per individuare itinerari sempre nuovi, con l'occhio attento sia alla bellezza dei posti sia alla logistica per svilupparli in seguito al meglio. Contatti con le autorità, disbrighi doganali, sistemazioni alberghiere e nei vari "campi" quando sarebbe venuto il momento di spostarsi in zone assolutamente desolate e fuori dalle vie di comunicazione abituali. E' così che mi sono innamorato dell'Africa.


Africa primo amore, dunque?
Sono perdutamente innamorato-ammalato dell'Africa. Ma non solo; amo molto anche l'Iran, la Persia delle campagne, delle montagne, dei deserti. Il mio amore non è per i luoghi turistici abituali, con i grandi alberghi simili a quelli europei, con i pulmini zeppi di giapponesi che tutto fotografano e, quando "fanno avventura", dormono nei lussuosi lodge costruiti tra il fogliame di alberi secolari... le mie preferenze vanno all'Africa e all'Asia più vera, in tenda, ai luoghi che nessuno o quasi conosce e che mi sforzo di scoprire ogni volta; anche tornando nelle medesime località, i miei itinerari prevedono sempre deviazioni, piste o escursioni mai fatte prima. Sono paesi di cultura islamica, questi; e non potevo non appassionarmi all'architettura, alla vita sociale di persone così diverse tra loro, sia pure accomunate dalla stessa fede religiosa. Occorre del tempo, certo, per giungere ai livelli di "innamoramento" che oramai mi appartengono; non a caso ho vissuto, per lunghi periodi con brevi ritorni ai canali di Venezia, cinque anni in Algeria, sette nel Mali, uno nel Niger e poi Mauritius e poi eccetera eccetera. Ho fatto persino in tempo a farmi rapire dalle bellezze dell'Islanda, così lontana dall'Africa e dall'Asia, per quel suo miscuglio di deserto di ghiaccio e di lava che dà vita ai borbottamenti delle budella della Terra; sembra d'esser seduti sul calderone di Belzebù!
© RIPRODUZIONE RISERVATA 
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