“Quer pasticciaccio brutto de Alitalia...”
Fiumicino, Linate, Malpensa tanti progetti, tante voglie, tante pruderie localistiche. Ma di fare squadra e badare agli interessi nazionali e soprattutto di “Bandiera”, quelli dell’Alitalia e del Bel Paese, pare non interessi ad alcuno...
di "El Maestro"

Equipaggio AZ
“Il morbo infuria, il pan ci manca, su AZ sventola, bandiera bianca!”. Siamo giunti al “redde rationem”. E chi renderà conto e a chi, del progressivo “rallentato” scivolio verso il basso della tanto amata Compagnia di Bandiera? A futura memoria, le considerazioni (pertinenti) di chi ha avuto a che fare negli anni con le “italiche ali”.
Prima di tutto ammetto e confesso tanta immodestia e millanteria: mi ritengo infatti, per svariati motivi, assolutamente all’altezza di giudicare la pluridecennale, indegna “vicenda Alitalia”.
Gli svariati motivi? Eccoli. Per più di dieci lustri (cinquant’anni) ho avuto a che fare con la Compagnia di (ex) Bandiera. Ex, perché è ora di finirla con ‘sta storia della “Compagnia” e della “Bandiera”: chi vola se ne fotte di logo, livree e vessilli, sceglie il “facente volare” che costa meno, che a bordo tratta bene il cliente, che è puntuale, che sciopera poco, e proprio non gli va di dover ripianare da quasi mezzo secolo il “rosso” altrui per il semplice fatto che possedere un identico passaporto non obbliga un povero cristo che lavora a mantenere bande di incapaci, succedutisi a far danni per lustri e lustri (mentre qualche compagnia aerea dei Paesi vicini falliva pure, ma tante altre campavano facendo i soldi). 
La “Grande Mignotta”
Nel dettaglio, con Alitalia ho avuto a che fare in tre differenti situazioni. Prima: come utente. Seconda: come (vabbè) modesto scrivano. Terza: come tour operator (fors’anche della “mutua”, ma sempre tour operator a suo tempo fui). Eccomi pertanto a poter giustificare una certa titolarità (quanto a esperienza e capacità) nel narrare e spiegare come la beneamata Mamma Alitalia si è progressivamente trasformata in una Grande Mignotta (che come tutte le donnacce dissipatrici conclude la carriera senza il becco di un quattrino, anzi, l’Alitalia è pure piena di debiti) eppertanto sarebbe d’uopo che si facesse da parte (poeticamente parlando, fallisse) trasferendo i suoi libri in tribunale.
Svizzera docet
Swissair
Fallimento: e cosa c’è di tanto strano da essere normalmente possibile a Berna/Zurigo ma non a Roma? Lo dichiarò, appunto, Swissair in una notte, il fallimento: dimezzò aerei, personale, rotte, dopodiché il mattino dopo ripartì in grazia di dio senza che nessuno “sguizzero” la menasse, spandendo lacrime sul Sacro vessillo Rossocrociato, agitando il nazional-popolare campanaccio delle mucche al pascolo e confondendo i debiti accumulati da managers, piloti, stewards e hostess con l’oltraggio arrecato allo svizzero orgoglio di Guglielmo Tell.
E francamente gli Svizzeri fecero bene (come quasi sempre) perché non vedo davvero cosa c’entrasse il sullodato Guglielmo Tell, per certo schiumante di rabbia eppertanto rivoltantesi nel sarcofago, con un manager pirla inventante assurde rotte assolutamente deficitarie o personale di volo sindacalizzato (eppertanto corporativamente protetto dai sindacati) che appena vedeva una bella “Iurnata ‘e Sole” prendeva su, si “dava malato”, dopodiché andava ad abbronzarsi a “Fregenen”, ridente, non meno che nota, località balneare visitabile sul Lago dei Quattro Cantoni.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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