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Castilla y Leon: Las Medulas e Santa Marina del Rey. A zonzo nei “Pequeños Hoteles di Rusticae”

di Gian Paolo Bonomi


Astorga, Palacio Episcopal

Sesta puntata. Riassunto delle puntate precedenti. Compiuta con l’amico Sergio una bella gita estiva (in termini tecnici anglosassoni dett: Fly&Drive) nell’Aragona, poi in Navarra (Sanfermines a Pamplona) poi nei Paesi Baschi (Guernica e Bilbao) e infine nella Castilla y Leòn (intriganti i neoscoperti Giacimenti fossili umani di Atapuerca, vicino a Burgos e al Camino de Santiago) all’aeroporto di Valladolid lo scrivano molla il coequipièr,  lo sostituisce con la Lady Two Marcella e con lei visita la Maragateria (sempre in  Castilla y Leòn).

Percorsa velocemente nel “deep-south” della Maragateria la manciata di chilometri separanti Luyego de Somoza da Astorga, non senza uno stop per il doveroso acquisto dell’ottima “Cecina” (specialità gastronomica della provincia di Leòn: carne seccata di vacca, tipo la nostrana Bresaola) lo scrivano e Lady Two sostano nella ex romana, imperiale Asturica Augusta.

Astorga, dai Romani a Gaudì


La Ruta de la Plata

Una sosta, per tante che siano state quelle precedenti, sempre piacevole, perché Astorga attrae per la storia e i monumenti. Tra le vestigia romane notevoli le mura, possenti quanto lo fu la città, ricco centro commerciale e strategico nodo stradale.
Vi passava (e oggi costituisce un intrigante itinerario turistico) la Ruta de la Plata: merci, vettovaglie e sesterzi in viaggio verso sud da e per la Lusitania di cui Augusta Emerita oggidì Merida fu la capitale e dall’attuale Estremadura a Italica alias Siviglia, per terminare sulle rive dell’Atlantico, a Huelva, la romana Onuba.
Un’altra “Via” di costruzione romana passava per Astorga, collegando il Mediterraneo con la atlantica  “Finis Terrae”.
Disinvoltamente Astorga passa da Roma al Medio Evo (Camino de Santiago) al gotico (Cattedrale) al barocco (Ayuntamiento) per giungere financo (rarità: il geniale architetto costruì pochissime opere lontano dalla natia Catalogna) ad Antonio Gaudì: il quasi “disneyano” Palacio Episcopal.

Compagni di viaggio, i “peregrinos”


Ponferrada

Appena fuori Astorga lo scrivano e Lady Two si immettono (lasciando la nuovissima Autovia e la parallela, vecchia statale N° VI, un tempo nota come “Carretera de la Coruña”) sull’ultima parte del Camino de Santiago nella Castilla y Leòn.
A O Cebreiro inizia infatti il Camino Gallego (in Galizia, mèta finale Santiago de Compostela) già oggetto di attenta descrizione nel Dossier Galizia pubblicato da Mondointasca (e al quale si rimanda, in archivio, il cortese lettore per ulteriore informazione). Nel tratto che conduce a Ponferrada (poco meno di 600 metri sul livello del mare) il Camino sale dagli 869 metri di Astorga ai circa 1500 delle brulle montagne circondanti Manjarìn (mancano ancora 222 chilometri a Santiago).
Buona la strada, poco il traffico locale di auto, nutrito quello di “peregrinos” in bicicletta, ovviamente maggioranza assoluta coloro che insistono nello scarpinare fino alla tomba dell’Apostolo, ricorrendo al sempre valido e ancor più economico “cavallo di San Francesco”.
A tale proposito e per informazione di chi sognasse di guadagnarsi la “Compostela” (attestato) concessa a chi ha percorso almeno 100 chilometri di Camino a piedi, sarebbe d’uopo che i non spagnoli imparassero che vesciche si dice “ampollas”, ancorché i farmacisti, in attesa sulla porta delle loro botteghe, prima ancora di chiedere spiegazioni e traduzioni, attendano i doloranti con le bustine di cerottini già pronte per l’uso.
© RIPRODUZIONE RISERVATA 
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