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Belfast, la storia sui “murales”

di Marco Pavan

E' capitale dell’Irlanda “unionista”, fedele alla Corona britannica. Dopo decenni di lotta feroce e insensata, cui è stata appiccicata l’etichetta della “Fede” (protestanti e cattolici) oggi Belfast vive finalmente una stagione di autentica pacificazione


Murales sulla Falls road, nel quartiere cattolico di Belfast

Un “black cab”, un tipico taxi nero in stile londinese, passa lentamente di fronte alla faccia del presidente statunitense Bush. Dal muro su cui è dipinto, i suoi occhi osservano i turisti che si fermano a fotografare i murales. Siamo all’inizio di Falls road, la strada principale di uno dei quartieri cattolici di Belfast. Case popolari di mattoni rossi si susseguono una all’altra. Uguali e regolari. A volte, su una facciata, su un muricciolo, si scorgono altri dipinti. Rappresentano per lo più eventi sportivi, temi di attualità politica o valori come uguaglianza e pacifismo.
I murales di oggi non incitano più alla lotta, come quelli nati durante i “troubles” (disordini); così sono stati eufemisticamente definiti i tre decenni di violenze tra cattolici repubblicani e protestanti unionisti. 

Il ricordo di Bobby, grande come una casa


Dipinti nel quartiere protestante di Shankill

Percorro ancora qualche centinaia di metri e mi fermo di fronte alla sede del “Sinn Fein” (noi stessi) in gaelico, il partito repubblicano cui ora spetta di condurre il processo di pace assieme a quello unionista. Qui vi è uno dei murales più conosciuti e forse più importanti.
Il ritratto di Bobby Sands, un primo piano grande quanto la facciata, è accompagnato dal simbolo di una colomba appoggiata sul filo spinato. Bobby Sands, morto nel carcere di Long Kesh nel 1981 a soli ventisette anni, dopo due mesi di sciopero della fame, è uno dei simboli della lotta e forse il più famoso tra i martiri repubblicani.
Continuo a vagabondare tra le vie cercando qualche altro dipinto. È facile intuire che si tratta di un quartiere cattolico. Le case espongono la verde bandiera irlandese. Sulle insegne si vedono impronunciabili parole in gaelico. È un normalissimo quartiere popolare, un po’ degradato in certe zone. Un gruppo di ragazzi mi indica dove posso trovare altri murales. Questi grandi dipinti, vero motivo di orgoglio per i cittadini, sono diventati un’attrattiva turistica. Ancora oggi però si può intuire l’atmosfera tesa e di precarietà che regna nei quartieri. Le scuole e gli edifici pubblici sono protetti da alte inferriate e filo spinato. Sembrano delle caserme e invece sono asili dove crescono le nuove generazioni.

Colori diversi, per le due comunità


Peace line, il confine che separa i quartieri

Dalla strada principale, svoltando in una delle vie laterali, si arriva ai cancelli della “peace line”, il confine che separa i quartieri protestanti da quelli cattolici. I varchi oggi sono aperti e le persone possono tranquillamente attraversarli, ma sono costantemente monitorati dalla polizia. Oltrepasso i due cancelli e supero una terra di nessuno per entrare nel quartiere protestante di Shankill. L’atmosfera non è differente da Falls road, solo i colori sono diversi.
Qui dominano il bianco, il rosso e il blu della bandiera di sua maestà. Mi volgo indietro e vedo la “peace line” in tutta la sua imponenza. Un alto muro di cemento sormontato da una rete, impedisce il lancio di oggetti dall’altra parte. Molte delle case lungo i contorti confini di Belfast, sono state abbandonate, proprio perché erano bersaglio di continui lanci di pietre. Da questa parte il muro costeggia una strada. Qualcuno, sul grigio cemento, ha dipinto a lettere cubitali le parole “new life” (nuova vita); forse una speranza per il futuro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA 
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