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Fondazione Minoprio, per lo studio del "verde"

di Barbara Rivoli

I “coltivatori della domenica”, conoscono lo sconforto di un trapianto fallito, di un rinvaso andato male, di una pianta che stenta a crescere. Per chi aspira a migliorare i propri (lodevoli) sforzi, ecco una scuola d’eccezione: Minoprio


Villa Raimondi, sede della Fondazione Minoprio

Nel corso degli ultimi anni altri edifici sono sorti intorno al corpo principale di Villa Raimondi, dove ha sede la Fondazione che prende il nome da una delle due località del comune comasco di Vertemate con Minoprio: le serre, i laboratori, il convitto. Quest’ultimo è in fase di ristrutturazione e sarà presto in grado di ospitare fino a centottanta persone. Persone che possono essere ospiti "temporanei", la cui presenza è legata ad eventi e momenti particolari, ma che più spesso sono gli ospiti fissi dell’Ipaa (Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente) "Giordano dell’Amore", per anni "mitico" Presidente della ex Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde.

Formazione, anzitutto


Nelle serre gli allievi apprendono le tecniche di riproduzione delle piante

L’Ipaa è in primo luogo una scuola di formazione post obbligo, che si evolve in funzione delle novità introdotte dalla riforma scolastica ma, soprattutto, avendo presente le esigenze che caratterizzano il mercato del lavoro.
La prima tappa è di tre anni, con una qualifica intermedia di Operatore Agroambientale; si può decidere poi, come spesso accade, di proseguire per altri due anni, fino a ottenere un diploma che permette di iscriversi, per chi lo desideri, all’università: succede nell’ottanta per cento dei casi.
Giovani e giovanissimi nel verde, dunque, spesso lontani da casa per lunghi periodi in un’età in cui il desiderio di emancipazione non è ancora pienamente espresso né rivendicato. E se oggi fanno un po’ sorridere le "regole" per gli ospiti del convitto agli albori della Fondazione (sveglia all’alba, mezz’ora di esercizio fisico davanti alla finestra spalancata, letti rifatti prima di colazione e via di seguito), rimane comunque il valore profondo e importante che gli educatori svolgono, non solo a livello professionale ma anche – e viene spontaneo sottolineare "soprattutto" – a livello umano.

Una scuola di "verde" e di "vita"


Il Centro Agricolo, un laboratorio di formazione a cielo aperto

L’attenzione alle persone ha portato la Fondazione ad attivare non soltanto corsi di formazione per così dire classici (formazione professionale, post-diploma e post-universitaria, oltre alla già citata post-obbligo), ma anche corsi che facilitino un reinserimento nella società con una ritrovata dignità personale.
Dalla consapevolezza che lavorare nel verde ha anche un valore terapeutico, la Fondazione ha dunque pensato ai "diversamente abili", a chi ha problemi psichici o storie di abusi e maltrattamenti alle spalle, a chi in prigione ha saldato il proprio conto con la giustizia e vorrebbe guardare "fuori" con occhi diversi. Di qui, ad esempio, l’idea di un corso nel 2003 in collaborazione con il carcere minorile Beccaria di Milano.
E ancora, a chi un lavoro non l’ha più per i motivi più diversi, e vuole riqualificarsi, magari utilizzando poi lo sportello interno del lavoro, attivo fin dalla metà degli Anni Ottanta. Ma la formazione non si ferma a livello, per così dire, nazionale. Si guarda anche fuori dai nostri confini, aderendo a progetti come quello nato nel 1992 e che è conosciuto sotto il nome di Progetto Nymphea.
Dodici istituti agrari a indirizzo ambientale si unirono in quell’anno per favorire gli scambi internazionali di studenti e insegnanti, creando così la possibilità di un accrescimento per i giovani ma anche una forma di aggiornamento per gli insegnanti. Oggi il progetto è ancora attivo, e si poggia soprattutto su attività di formazione a distanza. Non è però rimasta un’esperienza isolata, ma è stata affiancata da programmi dell’Unione Europea.
© RIPRODUZIONE RISERVATA 
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