Reporters Sans Frontières. A difesa dei giornalisti
Si parla tanto di libertà, di sesso, di educazione e maleducazione, di religione con i suoi “integralismi” e di mille altre cose ancora, ma molto poco si dice della mancanza di libertà di stampa e di informazione che ancora caratterizza tanti paesi
di Fabia Garatti

Libano 2007 (Foto:Emanuele Cremaschi/Emblema)
Strano mondo il nostro. E si che la libertà d’espressione dovrebbe essere il presupposto necessario per lo sviluppo di una sana democrazia.
Alcune cifre per riflettere. Nel 2006 sono stati uccisi 81 giornalisti e 32 loro assistenti in 26 differenti Paesi; quelli arrestati ammontano a 871, mentre 1.472 sono stati oggetto di attacchi o ferimenti; 56 quelli rapiti e, infine, 912 le pubblicazioni chiuse o sottoposte, nei casi migliori, a censura.
Semplicemente per aver svolto il loro lavoro (“informare” l’opinione pubblica) nel modo giusto ma nel luogo sbagliato. In altre parole, perché non allineati ai “desideri” dei vari regimi; quindi troppo scomodi per i relativi governi.
In Nepal, in Eritrea o in Cina, un giornalista può anche trascorrere parecchi anni in prigione per una frase scritta o una fortografia scattata. 
RSF, una “voce” nel deserto delle coscienze?
Campagna per Beijing, Cina 2008
Chi si batte perché questa parola così abusata (libertà) non resti soltanto un ricordo o un sogno, è Reporters Sans Frontières, associazione riconosciuta con sede a Parigi e sezioni nazionali o uffici nei cinque continenti.
Dal lontano 1985 opera per l’affermazione del diritto all’informazione.
Grazie alla collaborazione di oltre cento corrispondenti, denuncia le violazioni alla libertà di stampa nel mondo: informando i media, realizzando campagne di sensibilizzazione, lottando per contrastare la censura.
L’associazione inoltre difende i giornalisti imprigionati o perseguitati per la loro attività professionale, li sostiene e aiuta le loro famiglie. Non solo. Si è adoperata per garantire maggior sicurezza ai giornalisti attivi nelle zone di guerra e si impegna con continuità per fornire un sostegno finanziario e materiale alle redazioni in difficoltà.
Il suo sito internet (www.rsf.org) che censisce tutti i giorni le violazioni della libertà di stampa nel mondo, viene visitato ogni mese da oltre duecentomila persone e il 3 maggio di ogni anno, in occasione della “Giornata Internazionale della Libertà di Stampa”, pubblica un rapporto completo - prendendo in considerazione più di centocinquanta Paesi - sulla situazione dell’informazione nel mondo.
Cina, “battaglie” tecnologiche
Campagna di sensibilizzazione "Bambini soldato"
Qualcuno potrebbe domandarsi se è veramente necessaria l’esistenza di questa organizzazione internazionale; se effettivamente il diritto alla libertà di stampa venga facilmente disatteso; se realmente i giornalisti, razza tanto vituperata (a volte anche a ragione) abbiano bisogno di essere difesi, di venire tutelati.
Solo alcuni esempi possono chiarire quale sia lo “stato delle cose” nel mondo.
In Egitto, lo stesso paese così ospitale dove tanti di noi si recano per visitare i templi, navigando dolcemente sul Nilo o per immergersi nei colori del Mar Rosso, le autorità di Quina, vicino a Luxor, hanno recentemente obbligato Hala Helmy Botros a chiudere il blog di “Copts without borders” (Copti senza confini) che denunciava le persecuzioni alle quali i Cristiani Copti erano sottoposti; hanno messo sotto accusa la giornalista e le hanno proibito di lasciare il paese.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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