Martedì 3 Marzo 2015 - Anno XIII
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Il monastero di Polirone celebra il millenario
A San Benedetto Po, nel mantovano, la storica abbazia di Matilde di Canossa, oggi in corso di restauro, festeggia l’anniversario con un calendario di mostre e eventi fino al 2009
di Claudia Silivestro

Veduta del monastero di San Benedetto in Polirone
Mille anni di storia per il monastero di San Benedetto in Polirone, l’abbazia che fu di Matilde di Canossa e che vide la diffusione dell’ordine benedettino nel Nord Italia nel Medioevo. Le celebrazioni per l’anniversario sono iniziate il 5 maggio e proseguiranno fino al 2009 con appuntamenti per gli esperti e il grande pubblico. Davvero un anno importante per il piccolo comune di San Benedetto Po, a 20 chilometri da Mantova, e che grazie a un accordo di programma con Stato e Regione ha potuto sostenere un progetto impegnativo: restaurare il complesso monastico e richiamare l’attenzione su un lembo di pianura dimenticato. Non senza emozione il sindaco, Marco Giavazzi, ha aperto le celebrazioni ufficiali insieme a una lunga schiera di autorità istituzionali e del clero, di rilievo locale e nazionale.
I mille anni del monastero hanno inizio nel 1007, quando fu fondato da Tedaldo di Canossa, in quella che allora era un’isola di terra tra il fiume Po e il Lirone. Fu poi la nipote Matilde a consegnare l’abbazia ai libri di storia: la contessa che vide l’imperatore Enrico IV in ginocchio, nel 1077, al castello di Canossa, nel noto episodio durante la lotta nelle investiture, proprio allora donò Polirone a papa Gregorio VII e ne segnò il destino futuro. Il complesso entrò nella Congregazione di Cluny e conobbe secoli di splendore; accettò donazioni di chiese e dipendenze in diverse aree del Nord Italia e divenne centro di un importante scriptorium, del quale ci restano quasi 500 codici miniati. Il monastero divenne poi abbazia autonoma nel 1209 e nel 1420 entrò nella Congregazione di Santa Giustina di Padova.

La Basilica
Fino al 1632, il complesso accoglieva il corpo di Matilde, che morì a Polirone e lì volle essere sepolta. La tomba della contessa resta tuttora in una cappella della Basilica mentre il corpo, venduto dalla stessa abbazia per via di una crisi economica, oggi si trova a Roma, in San Pietro.
La gloria di Polirone ha fine nel 1797, con la soppressione napoleonica e un lungo periodo di oblio che vede il complesso utilizzato per altri scopi e privato di parte dei suoi tesori.
Nuova attenzione per queste mure antiche viene a metà degli anni Ottanta, con la scoperta, nel refettorio, sotto un strato di intonaco, di un affresco di un’architettura dipinta di fattura cinquecentesca. L’opera, da alcuni critici attribuita al Correggio, era il fondale di un secondo dipinto, l’Ultima Cena di Gerolamo Bonsignori, oggi conservata a Rovigo e visibile in abbazia in una riproduzione. Il restauro, tuttora in corso, ha restituito ambienti prima inaccessibili, tra i quali il sotterraneo del refettorio, che ospita oggi una serie di pannelli fotografici sul ruolo dell’abbazia nel NordItalia. Vere e proprie atmosfere medievali si respirano nel sotterraneo dell’infermeria, la vecchia cantina, costruita con un sistema per canalizzare l’acqua del Po durante le esondazioni: per l’occasione vi è stata allestita una mostra “sinestetica”, che propone attrezzi e riproduzioni di ambienti, suoni e odori delle attività agricole benedettine.

Chiostro di San Simeone
I restauri hanno coinvolto alcuni chiostri, come quello affrescato e bellissimo di San Simeone, e hanno interessato anche parte della basilica. Nata con l’abbazia ma ridisegnata nel Rinascimento da Giulio Romano la basilica da sola vale una visita per la facciata, gli splendidi interni arricchiti da sculture, dipinti e decorazioni diffuse, una sacrestia con armadi intagliati del Cinquecento, la vecchia tomba di Matilde di Canossa. Le origini medievali della chiesa si ritrovano nell’oratorio di Santa Maria, che per primo accolse il corpo della contessa, nel 1151, e che conserva dei mosaici romanici.  
Così carico di storia il monastero torna a raccontarsi con tre itinerari di visita in abbazia, convegni di studi, una rievocazione storica il 28 luglio, spettacoli e concerti. Per il 2008 sono state annunciate una mostra a San Benedetto Po e una a Mantova, che avranno come temi principali l’abbazia, la figura di Matilde e il rapporto tra papato e impero nel Medioevo. San Benedetto Po si prepara ad accogliere nuovi turisti ma ha già suscitato l’interesse di chi ama la pace dei piccoli centri: come Ermanno Olmi, che lo ha scelto per il film “Cento chiodi”, immortalando la piazza con la basilica, il mercato, i dintorni dei paesaggi sul fiume.

Per informazioni: www.millenariopolironiano.it
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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