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Le Missioni Gesuitiche della Bolivia

di Gian Paolo Bonomi

Una vicenda bellissima, coinvolgente, che affascina e intriga per la diversità delle sue molte componenti: storia, arte, spiritualità, cultura. Senza trascurare le sensazioni e gli stati d’animo che esprime. Nella lontana “Chiquitanìa”


Samaipata

La Bolivia è una delle repubbliche sudamericane che nei primi anni dell’Ottocento conquistarono l’indipendenza dall’impero spagnolo dopo averlo sostentato per più di due secoli. Dalla boliviana Potosì proveniva quella vera e propria montagna d’argento che permise alla corte di Madrid di vivere di rendita nel Seicento e nel Settecento, non senza concedersi anche un certo numero di guerre, quasi tutte perdute. Tanta fu la colossale ricchezza del giacimento, che tuttora in Spagna si dice “vale un Potosì” ciò che in Italia è chiamato Perù.
Attraversata verticalmente dalle Ande, con l’altissima La Paz e il vicino lago Titicaca immancabilmente ricordati nell’ora di geografia, la Bolivia occidentale, abitata in prevalenza dagli Indios, si presenta estremamente montagnosa, con una economia precaria ancor più impoverita dall’assenza di uno sbocco sul Pacifico, posseduto fino a fine Ottocento e poi perduto in seguito a infelici dispute con Perù e Cile.
La parte orientale del Paese - confinante a sud con l’Argentina e il Paraguay e a est con il brasiliano Mato Grosso - è invece caratterizzata da colline e pianure che permettono accettabili condizioni economiche grazie all’agricoltura e all’allevamento.

Terra di “piccoli” uomini


La cattedrale di Santa Cruz

E’ in questa regione, risalendo i grandi fiumi destinati a formare il Rio de la Plata - qualcosa come duemila chilometri, via Argentina e Paraguay - che a metà del XVI secolo giunsero i Conquistadores dell’extremeño Gnuflo de Chavez.
Il quale, visti gli Indios, se mai possibile ancor più minuscoli di quelli conosciuti in precedenza, li chiamò Chiquitos (diminutivo di piccolo) e Tierra de Chiquitos (oggi più elegantemente battezzata Chiquitanìa) divenne il territorio da loro abitato.
Nel 1561, nel sud di questa Tierra, i non invitati visitatori europei fondarono in collina una città, Santa Cruz de la Sierra (montagna) abbandonata trent’anni dopo per costruire l’attuale Santa Cruz, duecentosessanta chilometri più a ovest.
Curiosamente, ancorché la nuova città si trovasse in un territorio pianeggiante, ai Conquistadores non venne mai in mente che l’appellativo de la Sierra fosse di troppo. Motivi del citato trasloco, un prosaico avvicinamento all’oro delle Ande e un più spirituale desiderio di convertire gli Indios. In seguito gli Spagnoli avrebbero costruito altre “poblaciones” più a ovest, al centro della Chiquitanìa, per frenare le scorribande dei “bandeirantes”, avventurieri e mercanti di schiavi provenienti dal Brasile. Oggidì Santa Cruz de la Sierra - punto di partenza del tour che porta alle meravigliose Misiones Jesuiticas - conta poco meno di un milione e mezzo di abitanti, vanta una  curiosa urbanistica (si espande in cerchi concentrici, gli “anillos”) e una certa ricchezza (quinta città nel mondo quanto a indice di sviluppo) che la spinge - alla testa di un “departamento” grande 1,2 volte l’Italia - a reclamare una decisa autonomia, quasi “independencia” dalla Bolivia andina di La Paz e dagli Indios elettori del neopresidente Evo Morales.

I Gesuiti di Loyola nel mondo


Folklore alla Misiòn Concepciòn

Di poco posteriore alle spedizioni dei Conquistadores, nasceva in Spagna l’ordine cattolico di chierici regolari mendicanti di nome “Societas Jesu” (S.J. o S.I.) noto anche come Compagnia di Gesù, alias i Gesuiti. Un ordine, istituito con disciplina e gerarchie militari estremamente rigide dall’uomo d’arme Ignacio de Loyola, che oltre a “orare” e a “laborare” pensò anche di agire, reagire (alla Riforma) e operare nel mondo con fatti e non parole, nonché seguendo regole (Formula Istituti) che concedevano ampia autonomia di azione nel campo dell’insegnamento (Scuole) e attività missionaria (Missioni). Già nel 1580 i Gesuiti - sulle orme del co-fondatore della Compagnia, Francisco Xavier - erano presenti a Nagasaki; nel secolo successivo Gruber d’Orville giunse nel Tibet e famosa è la vicenda di padre Matteo Ricci in Cina. Le vocazioni a divenire gesuita erano numerose, soprattutto nel sud della Germania cattolica e in Svizzera: nel 1574, per volere del cardinale Borromeo e del militare Ludwig Pfyffer, fu istituita a Lucerna la prima sede dell’Ordine; nel 1580 su richiesta del nunzio Bonomi e del locale governo, fu fondato il collegio Saint Michel a Friburgo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA 
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