Mercoledì 17 Settembre 2014 - Anno XII
IL PRIMO GIORNALE ONLINE ITALIANO DI TURISMO E CULTURA DEL VIAGGIARE
Phuket delle meraviglie
Larga 21 chilometri, lunga 48, la pi grande isola della Thailandia, circondata da centinaia di isole minori. E una delle nuove frontiere del turismo sofisticato e di quello di massa
di Federico Formignani

Atterrando o decollando, impossibile rendersene conto.
Ma laereo che vi contiene, proprio mentre state succhiando una caramella se la manovra vi disturba o state sfogliando un giornale in lingua Thai zeppo di segni misteriosi che non sarete mai in grado di interpretare, passa rombando sulle teste dei vacanzieri stesi al sole in una delle molte bellissime spiagge di questangolo di Thailandia: quella di Nay Yang che al proprio interno ospita addirittura il Sirinat, un piccolo parco nazionale adagiato fra le colline dellisola di Phuket e il mare.
Listmo thailandese, politicamente diviso fra Birmania (oggi Myanmar) e Thailandia, che pi a sud si allarga nella penisola malese, sembra quasi sia stato frantumato nella notte dei tempi dai colpi di un grosso martello impugnato da una divinit collerica. La porzione continentale di questa parte del sud est asiatico infatti tormentata di continuo da una costa che si sporge e una che rientra, da una miriade di isole, isolette e scogli che punteggiano il caldo mare delle Andamane, confondendo il senso di orientamento di chi le percorre, via terra o per mare.
E senza dubbio uno dei luoghi pi incantevoli del mondo e Phuket, lisola maggiore, forse la pi fortunata dato che la divinit, stanca di martellare, lha lasciata intera e quasi attaccata alla Thailandia continentale, divisa solo da due ponti: il Sarasin e il Thao Thep Krasattri.
Un capoluogo in perenne movimento
La parte occidentale dellisola, quella verso il mare aperto, costellata di spiagge famose: Mai Khao, Nay Yang (quella dellaeroporto), Nay Thon, Bang Thao, le piccole Surin e Kamala, quella semicircolare di Patong, per terminare pi a sud con le spiagge Freedom (libert), Karon, Kata e Naihan. Superato capo Phromthep, la costa risale verso nord allargandosi in baie, allungandosi in penisole, ospitando agglomerati urbani fra i quali Phuket, il capoluogo, che conta circa 70.000 abitanti.
Le coste sono basse, in taluni punti dense di vegetazione e acquitrinose. Una differenza sostanziale rispetto a quelle dellaltro lato dellisola.
La cittadina pi importante il luogo di incontro e di smistamento dei traffici, delle attivit umane, del girovagare di turisti. E quasi impossibile stabilirne i confini urbani. Lintera isola di Phuket densamente popolata e gli insediamenti abitativi si avvicinano, si allontanano gli uni dagli altri e finiscono per rincorrersi quasi senza soluzione di continuit.
Cambiano i nomi, i complicatissimi nomi di una lingua difficile e dai toni ondeggianti, ma come se si trattasse di un unico grande paese chiamato, per lappunto, Phuket.

Qui vi sono templi ind, pagode buddiste, chiese cattoliche, moschee musulmane. Qui le casette basse del centro si intersecano e pullulano di vita: mille negozietti straripanti ogni tipo di mercanzia; bancarelle multicolori dagli odori pungenti di cibi cotti e di spezie.
Qui ancora i visitatori, che mai rinunciano alla speranza dellacquisto esotico e possibilmente a buon mercato (meglio se condito dal solito tira e molla sui prezzi da pagare) si perdono nei centri shopping globalizzati: sete, tessuti, manufatti in legno pregiato (cofanetti, scacchiere, piccoli Budda), monili e oggetti in ferro, argento, oro. Souvenir dalle mille forme e dai richiami nazionali: animali (elefanti, gibboni, uccelli); divinit per tutti i gusti; centinaia di t differenti, erbe aromatiche a gog.
Per chi gli animali desidera vederli dal vivo, c un acquario inserito in un centro biologico, uno zoo, una "farm" che ospita coccodrilli, unesposizione di farfalle e di insetti.
Poi, la gente, la sua vitalit. Questo forse laspetto pi interessante di Phuket. Gli uomini e le donne Thai, ai nostri occhi occidentali, sembrano tutti cinesi. Ma unosservazione pi accurata mette in risalto le differenze, talvolta sostanziali.
I Thailandesi hanno una carnagione pi scura, un portamento pi eretto, una bellezza (quando c) che colpisce, sia negli uomini che nelle donne. Certo, la gran massa di persone che lavora dall'alba al tramonto (per esempio chi guida veicoli, chi pigia sui pedali trasportando debordanti americani o australiani, chi scarica casse di frutta, verdura, pesce nei mercati) pu apparire meno aggraziata; ma in tutti, a ben guardare, c pronto un sorriso spontaneo per il forestiero; il "contatto" possibile, al di l delle difficolt linguistiche.
Sino a non molti anni fa, questisola e questa citt apparivano sonnacchiose e dedite ai piccoli commerci. Ora sembrano tutti presi dalla frenesia di "fare" e di intascare baht (ce ne vogliono circa 30 per fare un Euro) messi insieme da tanti Satang (i centesimi).
Sanno che la loro unisola fortunata per il clima e le bellezze naturali che contiene ( ricca di palme e il verde trionfa ovunque); accettano di buon grado linvadenza chiassosa che una sempre crescente massa di visitatori comporta e si dedicano quindi con entusiasmo ad unattivit un tempo impensabile: rendere gradevole il loro soggiorno. Dollari, Sterline, Euro e Yen sono di casa, da queste parti.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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