Compagni di viaggio
Capita. Si parte in compagnia e si torna a casa soli. O viceversa. Può anche succedere che lo spirito viaggi in compagnia e ritorni solitario come quando era partito. Questo perché ad ogni don Chisciotte compete il suo personale Sancho Panza
di Chiara Meriani

Chiara Meriani in Marocco
Scegliere i giusti compagni di viaggio non è mica facile, così come non è nemmeno facile essere un buon compagno di avventure.
Forse è per questo che i “veri” appassionati viaggiatori preferiscono la sacra solitudine, soltanto spezzata e ammorbidita da qualche incontro inaspettato, dolce o travolgente, simpatico o stimolante; ma soprattutto breve. Un incontro occasionale che regali il piacere dell’amicizia e dell’intimità anche nel bel mezzo della solitudine, quando si è stranieri e per strada non si incontrano facce conosciute.
E’ così che nascono momenti di magica amicizia in viaggio. Basta incrociare lo sguardo con qualcuno e percepire quella voglia di incontro, per trovare un buon compagno di strada. 
L’imprevisto della “scelta”
Ombre nel deserto
“Tra viaggiatori succede; ci si raccontano cose intime, tanto non ci si rivedrà mai più” osserva Paolo Rumiz, nel suo romanzo “E' Oriente”. Spesso poi gli incontri più intensi si spengono come si sono accesi, lasciando il cuore ricolmo da un lato di piacevoli sensazioni e dall’altro la consapevolezza di una strada nuovamente libera: per una nuova solitudine o per altri futuri incontri.
Chi, come Bruce Chatwin o Herman Hesse, parte per andare alla ricerca di sé stesso, lo fa in solitudine; il viaggio allora è guidato soltanto dalla propria anima e non c’è bisogno di scendere a compromessi con nessuno,  se non con sé stessi, appunto.
Anche Freya Stark, una delle prime grandi viaggiatrici, sceglie di partire da sola, convinta che unicamente muovendosi in solitudine uno straniero possa stabilire un autentico contatto con genti e paesi diversi.
“Se si va con gli altri tutto finisce in parole” scrive Freya Stark in “Una vita nel deserto”. Ma non tutti sono viaggiatori solitari o magari non lo sono sempre; ecco allora che il viaggio in compagnia può essere altrettanto ricco ed intenso; vivere insieme a qualcuno l’esperienza di un viaggio, significa dimezzare il proprio ego, imparare a condividere tutto o quasi, gioire il doppio e soffrire la metà, se il compagno di viaggio è quello giusto. In fondo, anche il cavaliere errante per eccellenza, don Chisciotte, aveva il suo fedele scudiero e compagno d’avventura: Sancho Panza.
L’incognita del compagno “altro”
Narghilè
Se un giorno ti viene detto: “Parto. Vieni con me?” oppure “Che ne dici, partiamo?”, è sufficiente prestare un po’ d’attenzione a com’è posta la domanda per capire se chi parla cerca una guida, un alter ego, un complice o uno scudiero fedele. Ad ognuno dunque la scelta che gli compete: partire come viaggiatore solitario, come capo branco, come seguace o “apprendista viaggiatore”, tenendo conto che si viaggia meglio da soli che male accompagnati, ma anche che un buon compagno rende le strade in salita più leggere e i ricordi più saporiti.
Eravamo seduti attorno a un tavolo, la sera, con la luce di tante candele e il profumo del “narghilè”. Un gruppetto di amici, o meglio compagni di viaggio, che le strade hanno fatto incontrare e che la vita ha portato a condividere tutto, anche se solo per pochi giorni. Viaggiatori, in potenza o in atto, in mezzo al cammino o in attesa nostalgica di rifare le valigie. Quattro diversi passaporti (Israele, Australia, Italia, Slovenia) e una lingua comune, l’inglese, per dare ognuno la propria risposta alla
domanda di un gioco improvvisato: “per te, com’è il compagno di viaggio ideale?”
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