Lunedì 1 Settembre 2014 - Anno XII
IL PRIMO GIORNALE ONLINE ITALIANO DI TURISMO E CULTURA DEL VIAGGIARE
Future Harvest per i “raccolti” del futuro
Il progetto del Consultative Group on International Agricultural Research studia un “approccio sostenibile” per lo sviluppo dei Paesi meno avanzati
di Alex Manini

Piantagioni di mais nei progetti del Cimmyt in Messico.
Tutti conoscono, oppure ne hanno sentito parlare almeno una volta, la Fao (Food and Agriculture Organization), organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura, operativa come Agenzia del sistema Onu, per la valorizzazione delle risorse agricole e alimentari. Ma sono pronto a scommettere che, per molti, il nome "Future Harvest", (in inglese sta per "raccolto del futuro"), suona assolutamente nuovo.
Eppure Future Harvest è un’organizzazione internazionale di alto livello, con un budget di oltre 300 milioni di dollari all’anno e una rete di sedici centri specializzati, sparsi in diversi Paesi del mondo. Il suo obiettivo è promuovere un’agricoltura sostenibile nei Paesi meno avanzati, considerando il nesso fondamentale fra "sviluppo" agricolo, tecnico-industriale, agrotecnico , zootecnico e turismo, nel senso di fruizione equilibrata delle risorse endogene di una determinata località.
Turismo, sviluppo naturale
Coltivazioni di riso in Asia, a cura dell’Irri.
Il turismo si innesta infatti sulle realtà di sviluppo locale che hanno permesso a un Paese di emergere dalla povertà e dall’esclusione, per farne, alla fine, un luogo di auto-sviluppo e di auto-sufficienza economica e civile. Le tattiche per arrivare a ciò passano quasi sempre attraverso un background fatto di interventi mirati,da parte di Agenzie specializzate, che rilanciano lo sviluppo locale, in chiave propedeutica, anche per la nascita del turismo. Analizzare come tutto questo avviene, significa capire i processi che portano una nazione a differenziarsi da un‘altra, permettendo a se stessa di sviluppare l’industria del turismo sopra le infrastrutture e il "capacity building" (valorizzazione delle capacità) che costituiscono gli obiettivi perseguiti da strutture quali Future Harvest.
Come funziona Future Harvest
Il Cip a Lima raccoglie dati su migliaia di specie di tuberi andini.
Innanzitutto un po’ di storia. Future Harvest è una sigla conseguente al "restyling" d’immagine al quale si è sottoposto il Gruppo Cgiar, Gruppo Consultivo sulla Ricerca Internazionale in Agricoltura, un consorzio di 75 membri pubblici e privati, fra i quali 58 governi, la stessa Fao, la World Bank (Banca Mondiale), lo United Nations Development Programme (Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite) e gruppi privati che supportano finanziariamente i sedici centri. Il gruppo Cgiar deve essere inteso come una piattaforma informale, senza regole o adesioni codificate, ma semplicemente come un "forum" di sponsor, un "pool" di donatori. E’ coordinato dalla Banca Mondiale e nella fattispecie presieduto da uno dei vicepresidenti anziani della stessa. La Banca si preoccupa di fornire al Cgiar un centro di segretariato e di coordinamento con sede a Washington, mentre il gruppo di assistenza tecnica è ospitato dalla Fao, a Roma.
La missione del Cgiar è "contribuire, attraverso la ricerca, a promuovere un’agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo", attraverso studi di politica agricola (settore strategico) e di ricerca agricola applicata (settore produttivo). Gli studi prodotti dal gruppo sono divulgati al pubblico esterno e costituiscono quindi un bene collettivo al quale ognuno può accedere.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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