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Kunas, gli ultimi Caribe

di Enrico Martino

San Blàs, arcipelago di Panama, tra gli Indios sterminati cinque secoli fa dagli spagnoli e dalle malattie. Un microcosmo di isole coralline con lunghe mezzelune di sabbia totalmente prive di resort o alberghi


Una delle isole coralline di San Blàs

Provate a immaginarlo. Però questo posto esiste e si materializza a meno di un’ora di volo da Panama City, quando il piccolo bimotore sbuca dalla fitta muraglia di nuvole che fascia la “Cordillera Central”, spina dorsale di Panama, e scivola giù rapido verso una piccola portaerei d'asfalto persa tra i banchi corallini.
E’ l’aeroporto di El Porvenir, capitale di un microcosmo di accesi colori tropicali che esplodono davanti agli occhi; centinaia di fazzoletti di sabbia che spuntano da un mare che ha tutte le tonalità possibili del verde e del blu, sul quale sembrano galleggiare le oltre trecentocinquanta isole dell’arcipelago di San Blàs.
Da quelle più grandi alle più piccole, microscopici “cayos” in grado di contenere a stento l'immancabile capanna. Al largo, sonnecchiano alcuni “cayucos”, le canoe intagliate in un solo tronco d'albero che sono tuttora il principale mezzo di trasporto di quest’angolo di paradiso, cuore di un Caribe semisconosciuto, nonché perla turistica di Panama. 

Isole della “gente”


Donna indigena Kuna

Nei villaggi all’ombra delle piantagioni di cocco, donne dai vestiti rossi e gialli indossano grandi orecchini d’oro che sembrano uscire dai bassorilievi di qualche cultura precolombiana.
Sono i Kunas, l’unica popolazione indigena centroamericana a sud del Guatemala ad avere conservato intatta la propria identità etnica e culturale, forse protetta proprio dal remoto isolamento di questo paradiso segreto, l’arcipelago di San Blàs.
Almeno, questo è il nome che gli hanno dato gli spagnoli, perché il nome vero sarebbe un altro (Dulenega) che significa la “casa dei Dule”, la “gente”, il nome con cui i Kunas tradizionalmente si definiscono.
E questo già la dice lunga sullo spiccato senso di autonomia di questo piccolo popolo di pescatori e contadini, che arriva a stento a quarantamila persone.


Molas, i coloratissimi arazzi

In ogni villaggio un mondo fantastico di accesi colori tropicali travolge letteralmente il visitatore; dagli abiti tradizionali ai coloratissimi arazzi di stoffa che sventolano in balia di un vento così dolce che sembra accarezzare il mare. Sono le “molas”, stupendi arazzi cuciti a mano su cui le donne, accanto a fantasiose scene mitologiche sulla creazione del mondo, raccontano in stile naif anche eventi della vita quotidiana: animali dell'arcipelago, immagini di libri e giornali abbandonati dai visitatori.
In alcune compaiono persino coloratissimi elicotteri dei marines delle basi USA, che fino alla restituzione del Canale allo stato di Panama facevano parte del paesaggio quotidiano.
Sono proprio loro, le donne, il centro e il cuore di una struttura sociale praticamente intatta da molte generazioni, da prima che all’orizzonte apparissero le “grandi case galleggianti”, i galeoni dei “conquistadores”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA 
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