Nicaragua, terra di laghi e di vulcani
A volte la tanto disprezzata politica consente di localizzare luoghi difficili da scoprire persino sulle carte geografiche. E’ il caso del Nicaragua, paese dalla natura “forte” e dalla storia interessante
di Gian Paolo Bonomi

Leòn, la cattedrale
L’insufficiente conoscenza del Nicaragua è soprattutto dovuta alle vicende storiche. Eccessivamente minuscolo (un tempo connotato negativo, oggi invece “piccolo è bello”) rispetto alle grandi nazioni nord (Messico) o sud americane (Argentina, Perù, Colombia ecc.), il Nicaragua non poté che ricoprire un ruolo di secondo piano nelle lotte per l’indipendenza dalla Spagna, a inizio Ottocento.  
In seguito, sempre per l’esiguità dei suoi spazi e per le obiettive difficoltà logistiche, questo territorio centro-americano non fu meta del grande flusso migratorio che vide parte dell’Europa latina trasferirsi nel Nuovo Continente.
Finalmente, dopo tanto silenzio, fu appunto la politica a rendere il Nicaragua un po’ meno “carneade”. Verso la fine del secolo scorso chi non ricorda - non di rado apparse nelle prime pagine dei quotidiani - le vicende dei Sandinisti, nella drammatica ribellione al terrore del dittatore Somoza e le successive dispute con i Contras, appoggiati dai Gringos nordamericani? 
Nel cuore delle Americhe
Isola di Ometepe
Oggidì più tranquillo e in condizioni di stabilità politica, il Nicaragua si apre al mondo con proposte turistiche non eccezionali ma sicuramente valide. La vera motivazione per una visita in questo angolo del Centro America va pertanto ricercata nel contatto con madre natura, nel godimento di panorami e paesaggi inusitati, nella certezza di non vedere cose finte e cartapesta (“turistiche” secondo i puristi dei viaggi intelligenti).
Il Nicaragua (centotrentamila chilometri quadrati, meno della metà della superficie dell’Italia, più di cinque milioni di abitanti) vanta il soprannome di “ombelico” delle Americhe perché posto (Honduras al nord, Costa Rica a sud) a metà del Centro America. Questo lungo ma non vasto serpentone di terra, poco più di cinquecentomila chilometri quadrati per circa trenta milioni di abitanti, inclusi Guatemala, Belize, El Salvador e Panamà, è turisticamente poco noto perché compresso dai due subcontinenti, a nord e a sud.
Acqua e fuoco, segni distintivi
Vulcano San Cristonal
Alcuni dati statistici consiglierebbero invece un salto nel Centro America. Possiede solo lo 0,4 % della superficie emersa della Terra ma vanta l’8% della bio-diversità. La natura è protagonista con cento vulcani inattivi e ben quattordici località e monumenti sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità.
In Nicaragua l’attento viaggiatore (e se tale, vorrà arrivare con il bel tempo, da dicembre ad aprile; meno suggerita la stagione piovosa da agosto a novembre e quella calda da maggio a luglio; occhio al termometro tra le undici e le quindici, la “hora del diablo”) non trova solo le bellezze naturali rappresentate da tanti laghi, venticinque vulcani di cui sei attivi, verdi paesaggi talvolta “non tropicali”; poco distanti dall’Equatore (tra gli 11 e i 15° gradi nord) incuriosiscono le praterie ricche di bovini.
Una passeggiata o una visita di un mercato artigianale mettono a contatto con sorprendenti - per chi non le conosce o non le vuole conoscere - realtà del Centro America, alcune inquietanti, altre aperte alla speranza.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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