Martedì 26 Maggio 2015 - Anno XIII
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Sordevolo, cronaca di una Passione
I colli della valle a ricordare i rilievi di Gerusalemme; prati e pascoli (l’Orto di Getsemani); odore di foglie, d’erba e di fumo. Tra attori e comparse dalla cadenza “piemunteisa”, rivivono le dolorose fasi del Calvario di Cristo
di Eleonora Boggio

Sordevolo (Biella)
Si percorre l’autostrada in direzione di Torino, si esce allo svincolo di Santhià e via verso Biella. Superata la capitale della lana, ci si affaccia su un palcoscenico naturale protetto e avvolto da un bosco di faggi che nasconde un anfiteatro pronto a prendere vita, come sempre accade a cadenza quinquennale, nella celebrazione del ricordo della Passione di Cristo.
È Sordevolo, che deve il nome all’Elvo, torrente che lambisce e attraversa nella sua lunghezza il paese. Qui, un pugno di case sparpagliate si apre al sole come un sorriso contornato di colline dalla invitante dolcezza.
Sono le sette di sera. Un refolo colpisce un fariseo che sta ripassando le battute della sua parte. E’ iniziato il conto alla rovescia per l’alzata del sipario. Tra due ore si va in scena.
Dai riti del Tevere a quelli dell’Elvo
Maria e le pie donne
Stesse battute, stesso rituale e naturalmente stessa foga per raggiungere una preparazione impeccabile; tutto, dal lontano 1814.
Questo sembra infatti essere l’anno in cui fu celebrata la prima rappresentazione della Passione. Sebbene i dati relativi all’origine siano persi nell’archivio comunale di Biella; un’accurata analisi degna di un topo di biblioteca potrebbe trovare, abbandonate tra le scartoffie municipali, copie delle autorizzazioni concesse ai pubblici spettacoli. Questo perché si tratta di drammatica popolare supervisionata dalla Chiesa, per quel che concerne la sua linearità col dogma, ma che ricade sotto l’influenza laica riguardo al resto.
Un bollettino, datato 1914, parla dei festeggiamenti per il primo centenario della Passione. Il mistero, però, a questo punto si infittisce. La notizia non informa sulla tipologia di Passione in questione. Esistono, infatti, due tipi di Passione: la versione “under” interpretata da bambini e quella “over”, rappresentata dagli adulti.
L’iter potrebbe essere stato il seguente: i ragazzini, protagonisti nella fanciullezza di una rappresentazione scolastica, l’avrebbero perpetuata da adulti in una forma più matura. Fu così introdotta la rappresentazione del Gonfalone, recitata un tempo al Colosseo di Roma, il cui testo adottato è tuttora in uso.
Come questa stesura dai colli romani abbia raggiunto le valli del biellese non è dato di conoscere. E’ bello immaginare che siano state le mani di un mistico, di un mercante o forse di un avventuriero a condurre dalle rive del Tevere a quelle dell’Elvo le rime del martirio di Cristo.
Un paese in scena
Veduta sull'anfiteatro dalle tribune
Così Sordevolo, ogni cinque anni, diventa un palcoscenico a seicentoventi  metri sul livello del mare. Allo scoccare della quinta estate le sue mille e trecento anime, nel nome della passione che accende il loro cuore, trasformano il silenzio del paese in una voce corale; una sorta di inno comune che scalda la valle.
Su uno spazio di quattromila metri quadri è allestita un’istantanea della Gerusalemme dell’anno trentatré. La reggia di Erode, il Sinedrio, il pretorio di Pilato, l’orto degli ulivi, il cenacolo e persino il monte Calvario sono i set su cui si muovono oltre quattrocento persone tra attori e comparse, per uno spettacolo della durata di oltre tre ore, composto da ventinove scene, al netto del prologo.
Diamo qualche numero: escluse le settantacinquemila ore lavorative dei sordevolesi, che rendono possibile il miracolo della Passione lavorando a titolo gratuito, per allestire la “location” vengono utilizzate sessantotto tonnellate di materiale vario, ottocento  metri di rete metallica, diecimila chilogrammi di gesso per coprire il Golgota, diecimila metri di cavi elettrici, una miriade di microfoni sparsi lungo l’area della neo-Gerusalemme e altrettanti amplificatori e altoparlanti.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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