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Agenzie Viaggi: Cosa fare per uscire dalla palude

di Gian Paolo Bonomi


Il turismo, l’industria che produce il più grande fatturato nell’economia mondiale è in crisi. Una crisi che coinvolge tutti i settori: agenzie viaggi, tour operators, turismo aereo, alberghiero, della ristorazione, e persino il giornalismo turistico.
Mentre per alcune componenti (vedi business aereo, gestioni alberghiere, ristoranti, stampa di settore etc etc) si può parlare di crisi provvisoria - creata ad esempio da vicende politiche o meteorologiche, da trend economici negativi o errate decisioni sui cambi, dagli eccessivi costi del personale o di produzione, da improvvisi aumenti delle quotazioni di alcuni prodotti -, per altre di crisi non irreversibile (è il caso dei tour operators che possono correre ai ripari con nuove strategia di marketing e di vendita), nel caso invece delle agenzie viaggi che rivendono gli altrui viaggi, la crisi si presenta estremamente grave se non gravissima, epocale, perché coinvolgente la stessa essenza dell’attività, gli aspetti più importanti della professionalità fino a minare, mettere a rischio l’esistenza delle stesse agenzie.

I principali fattori di rischio

Nell’articolo pubblicato la scorsa settimana dal titolo “AAA… Agenzia di Viaggi: una professione che cambia…in peggio”, sono stati evidenziati i principali fattori che recentemente hanno creato grossi problemi al turismo, in particolare e soprattutto alle agenzie viaggi.
E’ importante ricordarli:
1) Il Terrorismo;
2) La concorrenza di chi prima collaborava (o diceva di collaborare): compagnie aeree e alberghiere (che adesso vendono direttamente all’ex cliente dell’agenzia);
3) I grandi tour operators, che un tempo (a imitazione dei grandi tour operators tedeschi o inglesi) si guardavano bene dal portare via il lavoro alle agenzie intermediarie e adesso vendono direttamente;
4) L’immagine negativa appioppata a chi organizza viaggi (e quindi vende camere coi topi, carrette dei cieli, sicché un utente si organizza, si arrangia per conto suo, e per l’agenzia diventa un ex;
5) Un sorta di concorrenza interna, vedi le agenzie appartenenti a gruppi d’acquisto che vendono sottocosto o in dumping, fregando il rivenditore indipendente;
6) La vendita di prodotti a costo sempre più basso (destinazioni popolari, Low Cost e/o Last Minute) con il risultato che mandi via la stessa gente ma fai meno fatturato e quindi guadagni meno;
7) L’ormai progressiva sparizione del biglietto aereo cartaceo (emesso da un’agenzia) facente spazio al biglietto elettronico (e tra non molto e ci imbarcheremo sugli aerei dopo aver dato i numeri -della carta di credito- con tanti saluti all’agente di viaggi che un tempo ti mandava a casa il Milano/Roma gentilmente consegnato da un solerte fattorino).

E le commissioni sui biglietti aerei?


L’elenco sarebbe già abbondantemente robusto per numero e gravità delle vicende che hanno influito così disastrosamente sullo stato di salute di un’agenzia viaggi. In realtà tra le horribilis voci negative ne manca una -oltretutto la più importante quanto a pesantezza e validità- che nel sullodato elenco non è stata inserita per dimenticanza o distrazione, ma solo perché non recente (però non ancora metabolizzata dagli agenti di viaggi). Si tratta della enorme decurtazione (in pratica un vero e proprio annullamento) delle commissioni sui biglietti aerei: circa 5 o 6 anni fa le provvigioni (si diceva antàn) viaggiavano sul 9% (e se si stampava un volantino si saliva all’11), poi scesero al 7% fin quando (appunto un paio d’anno fa) furono affossate all’1% (una presa per il sedere –che a conti fatti costa più che rendere- che le compagnie aeree sono costrette a riconoscere solo perché, per legge, a una prestazione va riconosciuto un emolumento, sennò, senza questo obbligo, le compagnie aeree non avrebbero corrisposto nemmeno questa miseria).
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