Mercoledì 28 Gennaio 2015 - Anno XII
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Smithsonian, la “Storia” del volo
Ogni museo contiene in sé la promessa di un viaggio speciale, tra realtà e immaginazione. Lo Smithsonian National Air Space Museum, il più frequentato al mondo, conduce il visitatore attraverso gli ultimi cento anni della nostra storia
di Maurizio Landi

National Air and Space Museum, Washington, National Mall
Situato lungo la National Mall di Washington D.C., con la sua media di oltre nove milioni di presenze all’anno, è in assoluto il museo più visitato al mondo.
Un successo dovuto al grande amore degli statunitensi per le macchine volanti, ma anche alla completezza del suo “sguardo” sulla storia dell’aviazione e della conquista dello spazio, tale da renderlo un luogo ricco di stimoli non solo per gli appassionati e i tecnici, ma per tutti coloro che vogliono veder riflesso il recente passato attraverso il racconto della conquista del cielo.
Lindbergh, prima emozione
Rayan NYP Spirit of St. Louis
Quanto l’evoluzione del mezzo aereo abbia influenzato il modo di vivere dell’uomo contemporaneo, l’incontro e lo scontro delle culture, le vicende economiche e politiche e la concezione stessa del tempo e dello spazio è cosa facilmente immaginabile, e all’ingresso del museo il solo imbattersi  nell’originale del Ryan NYP “Spirit of St. Louis”,  il velivolo che il 21 maggio del 1927 permise in trentatré  ore a Charles Lindbergh di volare per la prima volta senza scalo da New York a Parigi, dà la viva impressione dei continenti che si incontrano.
Il piccolo monorotore color argento è appeso al soffitto in assetto di volo e anche al più disinteressato delle “cose” dell’aria la sua immagine risulta familiare, così come non bisogna essere esperti dell’arte per riconoscere la Gioconda o grandi viaggiatori per riconoscere la Statua della Libertà.
Quell’aggeggio di legno, tela e metallo è una delle icone del ventesimo secolo e insieme a mille altre immagini storiche, è entrato in una sorta di immaginario e personalissimo DNA.  
Eppure, visto da vicino, quel mito appare nella sua fragilità di macchina leggera e tutto sommato elementare, bisognosa di carburante fino all’inverosimile, tanto da costringere Lindbergh a rinunciare al parabrezza per un serbatoio supplementare e ad accontentarsi di un periscopio sul cruscotto per guardare avanti.
Il museo dei “Numeri Uno”
1903 Wright Flyer
Senza dubbio, al di là della sconfinata raccolta con oltre cinquantamila oggetti (da aeroplani giganteschi o minimali a piccole componenti, documenti e cimeli), quello che fa dello Smithsonian National Air Space Museum un posto unico al mondo è l’abbondantissima presenza di “numeri uno”, esemplari originali di macchine che hanno fatto da pietre miliari nella storia dell’aviazione e nella conquista dello spazio.  
Numeri uno, a partire proprio dal Flyer dei fratelli Wright, primo aereo della storia a staccarsi da terra. Quello del 17 dicembre 1903 sulla spiaggia di Kitty Hawk prossima a Daytona fu poco più che un salto di qualche metro, ma dimostrò che era possibile realizzare una macchina volante più pesante dell’aria, provvista di motore proprio e, soprattutto, governabile. Il Flyer domina la sezione dedicata ai primordi del volo e nel suo buffo intrico di tiranti e vele di lino assomiglia a un aquilone.
Il museo, con la sua ricca e ben organizzata esposizione di macchine che hanno costellato cento anni di volo, permette di visualizzare nel Flyer le radici di quella che sarà l’aviazione, un po’ come un museo di storia naturale rende evidente il legame evolutivo tra gli esseri viventi. E nel percorrere le sale, le rapide conquiste aerospaziali fanno da cicerone a un ventesimo secolo così ricco di eventi e di accelerazioni della storia, da essere definito “il secolo breve”.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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