Chiudono le Scuole. E’ tempo di voti!
di Gian Paolo Bonomi

Compito in classe, valutazioni (a quei tempi si dava solo il risultato finale, non c’erano ancora gli exit-polls): Ariatta 7, Belletti 6, Boella 6, Bollea 7, Bonomi 3 (qualche volta riuscii anche a spingermi, non senza qualche sforzo, fino al 4, ma arrivare più su era un’impresa più difficile del raggiungimento del pareggio da parte di Siniscalco).
Quanti voti ho dovuto subire a scuola, sempiternamente brutti, anzi pessimi (ancor peggiori di quelli che adesso assegnano al Berluskaz di “Bossiano” conio, e poi assegneranno pari pari a chi gli avrà fregato il posto, visto che il difetto non sta nei partiti ma sta nel manico).
E a fine anno la pagella. In prima liceo scientifico me ne rifilarono una che sembrava (soprattutto nelle materie scientifiche) una schedina del Totocalcio (per di più senza nemmeno un pareggio, una X che fosse una, magari fosse successo così anche all’Inter nello scorso campionato: 1 – 2 – 1 – 2 e vai facile “a ottobre”.
Adesso tocca a me!
Amedeo Ottaviani
Concordato con Eduardo che gli esami non finiscono mai, adesso mi sono rotto di aver trascorso una vita da mediano, nel senso di essere sempre stato io a essere giudicato senza aver mai giudicato gli altri (né mi sarebbe stato possibile alla IX Sezione del Tribunale di Milano che ho avuto il piacere di frequentare per ben nove anni per appassionanti vicende divorzistiche, sarebbe stata roba da Tecoppa).
E allora giudico io, con tanto di voto, ovviamente immediato e inappellabile (sennò tra Appello, Cassazione e la storia che un giorno devi andare alla Camera, un altro al Senato, un altro ancora hai le tue cose dopodiché devi andare all’aeroporto a prendere George, va a finire come piazza Fontana, dopodiché i condannati tirano fuori la prescrizione, che non è un’assoluzione ma tanto tutti credono che sia tale perché troppo occupati a vedere Baudo e la Venier).
Elargisco pertanto voti a tutto e tutti, cominciando ovviamente (come “obligent” connotati, vocazione e filosofia di “Mondointasca”) dal Turismo ai suoi Massimi Sistemi (Billè e Ottaviani, sanno tutto ma proprio tutto su come si organizzano e si vendono i viaggi e quindi parlano sempre ma proprio sempre) fino, giù giù, a quella galassia di “mundillos” che lo compongono (tour operator, ferrovie, enti, stampa con ascendente tartina e spumantino, albergatori con il bel presidente sempre figo in posa, compagnie aeree e i loro numerosi sindacati  etc etc).
Via coi voti...
Si cominci con il tour operator Azemar il cui amministratore delegato ha avuto l’onestà e il coraggio civile di dichiarare al TTG Newletter (25/5) che i viaggi alle Maldive hanno subito “un calo pesante”. Era ora che (finalmente) qualcuno raccontasse le cose come stanno (eppoi, si dice anche in milanese che “in del lavurà gh’è el so bel e el so brutt”) e non è che una flessione del lavoro sia una malattia da mettersi a letto, soprattutto perché tra Tsunami e crisi economica anche un allocco avrebbe previsto che si sarebbe viaggiato meno. Molto meglio l’Azemar di tanti tour operator che dichiarano fantastici risultati dopodiché mettono giù il telefono e vanno a portare i libri in Tribunale (o a consegnare la bottega alla banca prestante el dinero). Bravo Azemar, Voto 8.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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