Pamplona, correre con “los toros”
“...uno de Enero, dos de Febrero, tres de Marzo, cuatro de Abril, cinco de Mayo, seis de Junio, siete de Julio: San Fermìn!”. E’ la filastrocca che riecheggia all’infinito nell’intera Pamplona, per la “Fiesta” del santo patrono
di Gian Paolo Bonomi

Plaza Consistorial gremita per la "Fiesta" in onore di San Fermin
Suonata da orchestrine improvvisate, dalle bande delle “peñas” (i club taurini) che attraversano la città precedute da striscioni inneggianti al santo, riproposta dai numerosi protagonisti nei bar, nelle osterie, nelle vie e nelle piazze per nove lunghi giorni. Tanti infatti ne dura la “Fiesta” in onore di San Fermìn, vescovo e martire, patrono di Pamplona e della Navarra.
“Siete de Julio San Fermìn!” proclamano i cori composti da genti di paesi diversi, in “plaza del Castillo”, nella “plaza de toros”, per le strade dell’”encierro” (la corsa davanti ai tori); i punti di riferimento nella Pamplona dei “Sanfermines” (così è definito tutto il ciclo dei festeggiamenti).
Il 7 luglio è per Pamplona e tutta la Navarra una data magica, un giorno intorno al quale ruota tutto il resto dell’anno. I Sanfermines, oltretutto, dagli anni Trenta del secolo scorso hanno abbandonato la vecchia dimensione regionale e sono divenuti un appuntamento fisso, un grande momento folcloristico del calendario mondiale.
Hemingway l’ha resa celebre
"Sanferimines" vestiti di bianco e rosso
Cantore di questa “Feria” così tipicamente spagnola fu Ernest Hemingway, la cui statua decora il piazzale della plaza de toros, all’inizio del viale a lui dedicato.
Grazie alla pubblicità propiziatale dall’avventuroso scrittore americano in “The Sun also Rises” (Il Sole sorge ancora, 1926) in seguito ribattezzato “Fiesta”, Pamplona è divenuta meta di un turismo quanto mai eterogeneo.
Nei giorni della festa la città si trasforma, gli alberghi triplicano i prezzi, i ristoranti servono pranzi e cene senza interruzione, i bar non conoscono orari.
Mentre metà dei pamplonesi sfrutta l’occasione per rimpinguare un’economia che comunque non può dirsi povera - Pamplona è tra le città spagnole capoluogo di provincia una delle più svettanti nel miracolo economico nazionale - l’altra metà, quella non direttamente interessata alle vicende economiche della Fiesta o che comunque non ama la bolgia che ne deriva, va in ferie, in molti casi dopo avere affittato la propria abitazione ai “Pamplonìcas” di fuori città.
Bianco e rosso i colori della Feria
Accensione del chupinazo, il razzo che segna l'inizio della festa
La festa di San Fermìn tocca il culmine il 7 di luglio e termina il 14, ma vede l’inizio ufficiale a mezzogiorno del giorno 6, con l’accensione del “chupinazo”, un razzo il cui scoppio è seguito dall’apertura di bottiglie di “champàn” locale, “cava” (lo spumante spagnolo dal buon rapporto qualità-prezzo) e “sidra”.
La piazza della “Casa Consistorial”, dal  cui balcone principale parte il razzo inaugurale, è un mare di folla dall’entusiasmo incontenibile, vestita esclusivamente di bianco e rosso, i colori dominanti di questa grande kermesse. La divisa di ogni pamplonìca, in servizio permanente effettivo o di complemento, non ammette sgarri: camicia, pantaloni o gonna bianchi, un’abbondante sciarpa rossa fascia la vita, un basco e un fazzoletto, sempre rigidamente rossi, coprono la testa e circondano il collo. Rosso e bianco, bianco e rosso.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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