Gossip... e non solo
Garibaldi in Brasile e Uruguay
Festa dell'unità d'Italia. Quale migliore pretesto per ricordare agli abitanti dello Stivale - in questi giorni tutti "presi" dalle "gesta" del Colonnello libico - altri tipi di gesta, queste sì passate alla Storia. Come dire: Prove tecniche dell'Unità d'Italia
di Gian Paolo Bonomi

Giuseppe Garibaldi

Tra tante polemiche se festeggiare o no l’unità d’Italia (eppoi se fare il “ponte” o no) si è dimenticato di spiegare (o quantomeno se ne è parlato poco) come maturò l’unità e chi partecipò alla sua realizzazione. Unica eccezione, tra i rari personaggi ricordati (in effetti gli attuali Savoia, ‘Fili’ in testa, poco invogliano a tirar fuori dal cassetto i loro antenati) Lui, il Peppino Garibaldi.

Un personaggio, come tutti quelli importanti, amato e vituperato, al punto che recentemente alcuni giovinotti padani o ultras della Serenissima ne hanno bruciato l’effigie all’uscita da una balèra. Sempre a proposito delle vicende garibaldine (e di riflesso della storia risorgimentale) non è stato dovutamente evidenziato che il Nizzardo sconfisse Borboni e Austriaci dopo essersi ‘fatto le ossa’, leggasi che ‘imparò a guerreggiare’ (e che ossa! sennò mica l’avrebbero chiamato l’Eroe dei Due Mondi!) nel sud America. Più esattamente in Brasile e Uruguay. E mentre del Brasile tutti ormai sappiamo tutto (Ronaldinho, Cesare Battisti, Tanga, Carnaval, Caipirinha e a Milano c’è pure chi indica col dito la casa che abitò Kakà), dell’Uruguay qualcosa ci sfugge. Meglio dedicargli due righe.

Uruguay, con profonde radici italiane
La scritta "Liberté" su una colorata casetta a Cabo Polonio

Per i pignoli l’esatto nome è Republica Oriental del Uruguay, possiede meno di tre milioni e mezzo di abitanti su un territorio poco più grande di metà del Belpaese. Turisticamente parlando non costituisce, ma è ingiusto perché un salto lo merita, una destinazione molto visitata. I motivi? Le modeste dimensioni ma soprattutto (per la famosa e impietosa legge dell’Ubi Maior Minor Cessat la posizione geografica che vede il Paese ‘schiacciato’ (eccettuate le coste dell’Atlantico) tra Brasile e Argentina. E oppresso dai due colossi del sud America, l’Uruguay lo è stato anche storicamente, oltre che geograficamente: nel ‘700 fu disputato tra l’impero spagnolo e quello portoghese per divenire il boccone più ghiotto di Brasile e Argentina dopo la loro indipendenza (unica immensa vittoria, sul Brasile, il Mondiale di Calcio 1950, gol di Ghiggia, Maracanà ammutolito, alcuni suicidi).

Andrebbe però rivolta più attenzione, alla Republica Oriental, soprattutto da parte degli italiani per due validi motivi: le già lodate vicende di Garibaldi e la massiccia emigrazione dal Belpaese (l’elenco telefonico di una località uruguayana contiene una sensibile maggioranza di cognomi nostrani). Una emigrazione iniziata già ai primi dell’Ottocento, inizialmente composta da una èlite di gente del mare e commercianti, soprattutto liguri – definiti sardi perché da poco assimilati al regno di Sardegna - attirati dal notevole sviluppo di Montevideo, porto tra i più indaffarati del sud America.

Un confine (oggi) duty-free
Anita e Giuseppe "Josè" Garibaldi

Le vicende vissute da Garibaldi nel sud America hanno dell’incredibile. Si tratta di una epopea durata sette anni nell’Uruguay e preceduta da un quinquennio in Brasile: fatti d’arme e passioni, coraggio e romantiche gesta, fra le quali la tenera e coinvolgente ‘love story’ con Anita.

Giuseppe Garibaldi, e come i locali sappiano bravamente affrontare sfacchinanti trasferte in pullman, sono stati i prevalenti argomenti venuti alla mente durante le 27 ore di un mio recente viaggio no stop tra Florianopolis e Montevideo (a Chuy, cittadina di confine e immenso Duty Free dall’istituzione di una zona franca, trasbordo dal più sciccoso autobus ‘brasileiro’ su un più spartano vettore ‘uruguayo’).

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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