Giovedì 24 Aprile 2014 - Anno XII
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A cento metri dalla riva / 4
La Rive Gauche del Lambro
Monza città fantasma? Monza città morta della Brianza western? Forse un tempo. Oggi può contare sulla vivacità della "rive gauche" del Lambro e del Lambretto, con i locali e lo struscio. Il brivido proibito della vita notturna è andare a letto presto
di Clementina Coppini

Uno dei fieri leoni dell'omonimo ponte di Monza

Avete presente le città fantasma dei film western, quelle con una strada polverosa, anime vive manco per sbaglio e le balle di paglia che rotolano sospinte dal vento? Monza è così, una vera città morta della Brianza western. O meglio era così, prima che arrivassero i tempi delle rive gauche, quella del Lambro e quella del Lambretto.

La prima si trova allo Spalto Isolino, piazzetta prospiciente il Lambro, all’altezza del Ponte dei Leoni, uno dei luoghi simbolo della città. Chiunque sa dov’è e il forestiero lo troverà facilmente per via dei quattro inconfondibili leoni di pietra che ornano le balaustre.

Lì ci sono due ristorantini, La Bettola di Fruttolo, con i tavoli all’aperto e le tovaglie a quadretti bianchi e rossi, che serve l’uregia e il risotto alla monzese, quello con la luganega, e l’Osteria del cavolo, tutto arredato in bianco e verde che pare di essere in Provenza. Alla cena segue struscio nella deserta zona pedonale.

Lungo i mini Navigli brianzoli
Piatto preparato dallo chef indiano de "Il Gusto della Vita"

L’altra rive gauche si trova sulla riva sinistra del Lambretto, simpatica diramazione del Lambro e ha il suo fulcro in quella strada di case ottocentesche che è via Bergamo.

La Stanga, un classico ritrovo monzese dove servono ottimi vini e la domenica fanno un leggendario brunch, si chiama così perché sta vicino al passaggio a livello; il Punt de la Mariota prende il nome dal ponte che collega la via al centro città. È piccolo, chiude alle otto di sera, ma il caffè di Enrico vale la gita, così come la sua conversazione. Enrico conosce tutti, tutti lo conoscono, sa tutto e sforna aforismi di rara saggezza e battute tranchant. Il Turné ha un bancone di piastrelline colorate, un ricco happy hour ed è anche trattoria; Il Guscio è un bugigattolo con tre tavoli nascosti da una tenda, ma è ristorante compito ed elegante. Il Gusto della Vita ha uno chef indiano che sa il fatto suo, e soprattutto sa come si fa il pesce. I negozietti ovviamente la sera sono chiusi, perché qui non siamo a Milano.

Eccoli qui, i mini Navigli brianzoli, affollati fino a tardi, ma non troppo tardi, giacché il sindaco il primo maggio ha emanato la grida che i locali devono chiudere alla una di notte, non un minuto più tardi. La limitazione oraria, invece di configurarsi come un deterrente, rende la rive gauche nostrana ancora più caratteristica e attraente.

Per chi è fatta la vita notturna monzese? Per chiunque voglia provare il brivido proibito di andare a letto presto. (20/10/10)

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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