Mercoledì 23 Aprile 2014 - Anno XII
IL PRIMO GIORNALE ONLINE ITALIANO DI TURISMO E CULTURA DEL VIAGGIARE
Reportage
In Malesia con i consigli di una video-maker
Macachi e rinoceronti, grattacieli interminabili e mercatini profumati di spezie incantano chi si mette in viaggio con l'inseparabile "digitale". Qualche dritta per girare un buon filmato in una terra in bilico tra Oriente e Occidente
di Eleonora Boggio

Un esemplare di Bucero nella foresta malese

Chi, come me, ha fatto del proprio lavoro di "TV maker" un abito mentale, non potrà fare a meno di portare al seguito la digitalina d'ordinanza con ore e ore di nastro da girare. Purtroppo la pellicola è bandita. La scelta, anche per chi è del settore televisivo, ricade inevitabilmente sulle piccole e tascabili digitali perché importare telecamere professionali Betacam, per un utilizzo lavorativo in Malesia, è estremamente complicato. Bisogna infatti richiedere uno speciale permesso che rischia di non arrivare in tempo utile prima della partenza. Imperativo categorico per il reporter in trasferta nella penisola dalle mille sfaccettature, è una telecamera di ricambio. Come si dice: meglio prevenire che curare!

"Last but not least" non dimenticate almeno quattro batterie di scorta. Il clima arriva a sfiorare il 90% di umidità a tutto discapito delle batterie che si scaricheranno in modo estremamente rapido. Un giubbotto da regista rigorosamente color kaki per agevolare il processo di mimesi nella giungla, oltre a farvi sentire proiettati alla Spielberg nel giurassico mondo della foresta pluviale, servirà per riempire le tasche di mini DV e filtri. Mentre uno zaino in spalla preserverà il vostro terzo occhio da urti e scimmie impazzite.

Dati questi presupposti siete ora pronti per vivere i percorsi di una terra in bilico tra Oriente e Occidente: la Malesia.

Giungla, mon amour
Esplorando il parco di Taman Negara (Courtesy ofİTurismomalesia.it)

Cominciare dalla jungla è la cosa migliore e il Taman Negara nella regione del Penang offre una location ideale. Il parco, e il resort ad esso annesso, si raggiungono attraverso piroghe a motore che percorrono, nel rispetto della guida a sinistra come ha insegnato mamma Inghilterra, una vera e propria autostrada d’acqua. Un’osservazione scontata, ma doverosa, verte sulla straordinaria bellezza del paesaggio che vi si aprirà davanti agli occhi: per due ore viaggerete a pelo d’acqua mentre l’orizzonte compirà una vera e propria metamorfosi. Dalla radura pseudo-civilizzata dell’imbarcadero o Jetty, come lo chiamano i locali, al trionfo di una foresta pluviale incontaminata nel suo prorompere di flora e fauna.

C’è una controindicazione a tutto questo ben di Dio: la tentazione di filmare ininterrottamente è fortissima, ma non lasciatevi sedurre; arrivati a casa, vi trovereste a sbobinare ore di girato. Emozionante se vissuto in prima persona, un po’ monotono se rivisto con l’occhio dello spettatore. Un consiglio: fatevi suggerire dalla guida i punti migliori da immortalare. Il fiume Tahan è pieno di anse che proteggono mandrie di animali pronti ad abbeverarsi e nessuno meglio di chi è abituato a percorrerlo almeno due volte al giorno sarà in grado di indicarvi la location ideale per riprendere. Così, quando meno ve lo aspettate, potrete scontrarvi con il seladang, una sorta di grosso bufalo, o con i cervi sambar e ancora con cinghiali, tapiri, o rinoceronti di Sumatra. Va detto, comunque, che è molto difficile riuscire a scorgere gli animali, sia perché sono estremamente schivi, sia per l’incredibile densità della vegetazione.

Il benvenuto delle scimmie
Sospesi su una passerella nel bel mezzo della giungla (Courtesy ofİTurismomalesia.it)

Ma non disperate. Arrivati al quartier generale del parco, troverete delle attrici nate. Come comitato d’accoglienza, ad attendere i giornalisti europei in trasferta, una schiera di "macachi dalla coda lunga" vi saluteranno con imbarazzanti gridolini e furti di oggetti dagli zaini. Filmarli non sarà difficile: sono bestiole esibizioniste e non chiedono un cachet elevato. Per conquistarne la simpatia sarà sufficiente una mela. Se poi si dispone di un casco di banane intero, avrete l’impressione di calcare il set del pianeta delle scimmie; una vera e propria orda di primati calerà su di voi regalandovi minuti di TV-verità che potrete mandare in piano sequenza - l’importante sarà poi giocare con lo speech dello speaker in un secondo tempo - tanto risulterà imbarazzante la scrematura al momento della scalettatura, fase antecedente quella del montaggio vero e proprio.

Per cogliere appieno l’esperienza della giungla bisogna però viverla in prima persona, cioè, dall’interno. Requisiti indispensabili a questo punto saranno: cappello da esploratore che vi servirà in caso di pioggia e poncho impermeabile per preservare la vostra apparecchiatura tecnica. Nel raro caso in cui al momento della sveglia vi attendesse il sole, non fatevi fuorviare. Portate sempre con voi la borsa idrorepellente, anche se più ingombrante: siete ai tropici e, sebbene la Malesia sia stata colonia britannica, le precipitazioni non sono propriamente quelle di Londra.

Molta attenzione a dove si mettono i piedi: il terreno oltre ad essere sdrucciolevole e accidentato, pullula di vita. Potrete ammirare colonie di formiche giganti e ragni che, opportunamente zoomati, farebbero rabbrividire Stephen King. Tra le liane sarà facile incontrare scorpioni in posizione d’attacco o velenosissimi serpenti corallo perfettamente mimetizzati con il verde che li circonda.

E per avere una prospettiva dall’alto? No, non è necessario improvvisarsi Tarzan e scalare la cima di una palma da cocco. È sufficiente, sempre che il vostro cameraman non soffra di vertigini, camminare lungo le passerelle sospese a quaranta metri sulla giungla. Le immagini che ne seguiranno saranno forse un po’ "sbollate" (a causa del moto ondulatorio della passerella e della precarietà del baricentro) ma, di certo, risulteranno di grande impatto visivo e di qualità non inferiore rispetto alle immagini prese da un elicottero.

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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