Martedì 28 Aprile 2015 - Anno XIII
IL PRIMO GIORNALE ONLINE ITALIANO DI TURISMO E CULTURA DEL VIAGGIARE
Bere e mangiare
L'oro bianco di Valencia
La terza citt di Spagna stabilmente diventata una destinazione turistica di prim'ordine, forse anche grazie alla squisitezza del suo prodotto pi tipico...
di Graziano Capponago del Monte

La Plaza de la Virgen con la Basilica de la Virgen de los Desamparados e il retro della Cattedrale

Sull’aereo che mi riportava in Italia pensavo a quale motivazione dare per un viaggio a Valencia. Le spiagge sabbiose? Belle, ampie, pulite e a portata di mano, ma ci sono tanti posti simili nel mondo… Il centro storico ottimamente conservato? In Italia abbiamo centinaia di città antiche… La parte moderna con le architetture ardite come il Museo delle Scienze, l’Oceanografic e il porto della Coppa America? Opere di Calatrava (che tra l'altro è valenciano) ce ne sono dappertutto e vedere i docks con i nomi delle squadre, se non sei un appassionato di vela, in fin dei conti non è niente di particolare…

Per mettere KO la sete
L'interno dell'antica Horchateria Santa Catalina. Due secoli di tradizione

Insomma pur avendo apprezzato enormemente Valencia come città in sé e per le sue potenzialità turistiche non riuscivo a trovare un qualcosa che fosse “unico” quando improvvisamente ho avuto l’ispirazione: l'orxata e la xufa! Quando il sole picchia sulla testa (e da quelle parti della Spagna succede spesso) e la sete si fa sentire, l’orxata (si pronuncia “orciata”) è un toccasana. È una bevanda che somiglia vagamente al latte di mandorle, ricavata per macerazione di un tubero ricavato dalla xufa (si pronuncia “ciufa”), nome latino Cyperus Esculentus e in italiano zigolo dolce. Si serve freddissima o come granita bevuta da sola o accompagnata dai fartons specie di biscotti a forma di sigaro. I valenciani sono orgogliosissimi e gelosissimi della loro “bevanda nazionale”, infatti la xufa si produce solo nella Generalitat Valenciana, in particolare vicino al capoluogo ed è un prodotto che ha ottenuto la DOP della Comunità Europea. L’orxata è un prodotto fondamentalmente artigianale, le numerose orxaterias disseminate in tutta la città, alcune delle quali addirittura secolari, la producono quotidianamente perché non si può conservare per più di due-tre giorni. In giro si trova anche una produzione industriale ma è soprattutto a base di latte vaccino per poterla pastorizzare e commercializzare e non ha niente a che vedere con la bontà della vera orxata.

Locali storici per una ricetta antica
El Collado un ambiente "ruspante" nel cuore della parte antica di Valencia

Insomma, una delizia! Di solito una bevanda molto fredda con una base di zucchero dona un refrigerio e un sollievo immediato per lasciare poi più assetati di prima. Con l’orxata non è così. Portato da Beatriz, la mia guida per Valencia ci siamo seduti comodamente a un tavolino de El Collado, un’antica orxateria nel cuore della città vecchia ma un filino defilato dai flussi turistici. Non era la prima orxata che bevevo ma lì, in quel locale semplicissimo, per non dire modesto, negli arredamenti, frequentato dai locali me la sono assaporata con particolare attenzione e piacere dopo una mattinata di intenso girare. Il gusto ricorda la mandorla e la noce e la consistenza è leggermente densa. Si beve lentamente sorseggiando con una cannuccia preferibilmente in compagnia per lasciare il tempo, tra una chiacchiera e l’altra, che il potassio e le vitamine E e C contenute nella bevanda facciano il loro effetto rinfrancante.

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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Cneve e spelnce a cura di Marco Rech, Serena Turrin, edito da DBS Zanetti, pagine 190, Euro 10,00.
In Viaggio di Laura Gemini, FrancoAngeli, pagine 176, Euro 21,00.
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