Venerdì 27 Febbraio 2015 - Anno XIII
IL PRIMO GIORNALE ONLINE ITALIANO DI TURISMO E CULTURA DEL VIAGGIARE
Reportage / Malesia
Trekking nel Borneo
di Mauro Tonati
Base al Campo Cinque

Al Camp Five si può mangiare, bere (acqua bollita dagli indigeni) e dormire al riparo su piccole stuoie fornite dai gestori. La notte è fresca e un leggero sacco-letto è l’ideale. Di buonora si parte per i Pinnacoli. Il percorso è lungo circa due chilometri e mezzo e prevede un dislivello di oltre mille metri, con pendenze, in alcuni tratti, intorno all’ottanta per cento.
Quindici scale fisse, in metallo, evitano all’escursionista l’arrampicata vera e propria. Bisogna preventivare almeno tre ore di marcia (onde evitare sincopi) attraverso rocce, radici, liane e piante carnivore prima di raggiungere il piccolo spiazzo da cui osservare lo straordinario panorama dei pinnacoli. Consistono in una serie di solitarie rocce taglienti color grigio-argento che spuntano dalla foresta raggiungendo anche i quarantacinque metri d’altezza. Dai mille e duecento metri circa d’altitudine in cui sono sparse le inquietanti guglie, la veduta spazia sino ai confini del Sultanato del Brunei.
Il ritorno, lungo lo stesso tracciato, richiede estrema cautela a causa della ripidità e scivolosità delle rocce e delle radici affioranti. In un’ora e trenta di discesa si arriva nuovamente al Camp Five per la seconda notte. Il giorno successivo, compiendo a ritroso il sentiero, si torna all’imbarcazione per discendere il Melinau River sino al Mulu Resort. E’ consigliabile assumere una guida indigena per tre giorni, in grado soprattutto di prendere accordi sicuri con il proprietario della piroga.

Sul monte Kinabalu, la montagna più alta del cielo
Il Kinabalu

L’immensa fortezza di roccia che, isolata da altri massicci montuosi, domina lo stato del Sabah, appare tra le nubi nella sua granitica solitudine così come doveva essere apparsa ai primi esploratori europei.
Sir Hugh Low, che intraprese nel 1851 l’ascensione alla vetta, la riteneva ben più alta dei suoi 4101 metri; questa è infatti l’altezza del picco sommitale, che venne chiamato, in omaggio allo scalatore, "Low" Peak. Mai nessuno, prima di Low, aveva tentato l’impresa.
Per le popolazioni Dusun e Kadazan la montagna era abitata dagli spiriti dei morti e come tale, sacra e inaccessibile. Low faticò non poco a convincere i portatori indigeni a salirvi e dovette comunque adeguarsi ai complicati cerimoniali dei riti propiziatori che avrebbero dovuto placare gli spiriti offesi.
L’ascensione non comportava, allora come oggi, nessuna particolare difficoltà tecnica; tuttavia, la fatica di Low fu quella di aprirsi un varco nella fitta vegetazione che avvolge il Kinabalu fin quasi sulla vetta e di approvigionarsi di viveri a sufficienza.
Oggi i sentieri sono ben tracciati, esistono alloggiamenti e rifugi alla base e lungo il percorso, e le guide - che talvolta si appartano ancora per compiere i sacri cerimoniali - non sono forse più così indispensabili.

Dal Timpohon Gate, è solo salita

La scalata al Low’s Peak, lungo il "summit trail", rappresenta uno dei principali motivi d’interesse per l’escursionista; con una buona preparazione fisica, può essere compiuta senza difficoltà. Vanno tuttavia considerati sia l’elevato tasso d’umidità dell’aria (raggiunge anche il 95%!) in grado di sfiancare chiunque si cimenti senza adeguato allenamento, sia il notevole dislivello.
Dal Timpohon Gate (1830 metri), principale entrata del Parco, si devono percorrere 2270 metri di salita per raggiungere la vetta e altrettanti per ridiscenderne; il tutto avviene solitamente in due giorni. La via "normale" è un sentiero che si sviluppa prevalentemente lungo la cresta, dove la foresta è meno fitta, caratterizzato da faticosi gradoni scavati nel terreno argilloso. Attraversa vari livelli a diverse altitudini e percorrendolo, si ha una panoramica completa dei vari aspetti naturali del Parco.
Partendo dal Park Headquarters (1554 metri) esistono diverse possibilità per giungere il Timpohon Gate (1830 metri) che segna l’inizio del "summit trail". Con un automezzo non occorrono più di quindici minuti per percorrere i quattro chilometri della Kambarang Road, la carrareccia che conduce al Gate; a piedi ci vuole invece almeno un’ora.
Attraversato il Timpohon Gate, vero e proprio cancello d’ingresso dove controllano che abbiate pagato il regolare permesso di salita e siate accompagnati da una guida - come vuole il regolamento del Parco - potete anche assumere un portatore o una portatrice per due giorni. Il sentiero, inizialmente pianeggiante, passa vicino alle belle cascate Carson e poi, quasi all’improvviso, con una serie di ripidi gradini ricavati nelle radici di grandi alberi, sbuca al primo riparo (shelter): Pondok Kandis, a 1981 metri.

 

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