Lunedì 25 Maggio 2015 - Anno XIII
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Toscana
Maremma, le città del tufo
Balaustrate di tufo. Cittadelle che paiono eterne, nonostante il tufo sia una roccia friabile. Strapiombi, dirupi, ovunque panorami forti, che esercitano una violenta attrazione anche sui più assidui frequentatori della 'regione più bella del mondo'
di Francesca Piana

Antica via cava
Percorsi naturalistici nella fitta vegetazione tra i più affascinati dell’intera Maremma, fortezze, cattedrali che testimoniano l’importanza della cristianizzazione di questa terra che diede i natali a Ildebrando da Sovana, papa Gregorio VII. Nell’area del tufo, di tufo sono le necropoli etrusche, le tombe romane a colombario, gli insediamenti rupestri medievali, le abitazioni, le strade, le stalle, le cantine e le rupi su cui sono arroccati i borghi con le case tutt’uno con la roccia. Percorrere le antiche vie cave etrusche profondamente incassate tra i dirupi nel territorio che si estende tra Pitigliano, Sovana e Sorana, nella porzione meridionale della Maremma, è senz’altro il modo più affascinante di avvicinare le cosiddette “città del tufo”, preferibilmente non d’estate quando il pericolo dell’incontro ravvicinato con le vipere è reale, pur se seguire le vie più battute è possibile anche senza una guida.
Pitigliano, la Piccola Gerusalemme
Pitigliano (Archivio fotografico APT Maremma)
Il panorama migliore di Pitigliano si offre dal quattrocentesco santuario della Madonna delle Grazie, fuori dal borgo, repentino dopo una curva sulla strada: ecco di fronte in tutto il suo splendore la “Piccola Gerusalemme”, così chiamata nel tardo Ottocento per l’importante comunità giudaica che la popolava (presente fin dal Cinquecento) e ha lasciato parecchie tracce: la sinagoga, il cimitero, la biblioteca, il forno dove si cuoceva il pane azzimo (che ancora si sforna nei panifici locali insieme agli “sfratti”, dolci di ebraica memoria) la cantina e la macelleria kasher, il bagno di purificazione per le donne, con via Zuccarelli che ne costituisce il cuore, spesso identificata con “il “Ghetto” che attraversa.
Ma torniamo al panorama, un colpo d’occhio indimenticabile: la verdissima vallata del Meleta, le case-torri, il borgo medievale ancorato sul masso tufaceo, le pareti a strapiombo. Se le più antiche testimonianze di occupazione del territorio rimandano all’età del Bronzo, Pitigliano ha origine etrusca (fuori Porta di Sotto o di Sovana si ammira un significativo brano di mura etrusche, oltre il quale prende avvio la via cava per Sovana) nome di derivazione latina risalente all’età romana, impianto medievale, interventi rinascimentali, ampliamenti seicenteschi.
Palazzi d’antica nobiltà
Uno dei portali della chiesa di Santa Maria a Sovana
Fu longobarda, poi in mano ai vescovi della vicina Sovana e dal XIII secolo in avanti a una sfilza di famiglie importanti: Aldobrandeschi, Orsini, Borgia, Medici, Lorena, come testimoniano gli stemmi sui palazzi cittadini. Nella piazza principale al centro del paese il maestoso palazzo fortificato Orsini, di origine trecentesca, rimaneggiato e ampliato nei due secoli successivi (con, all’interno, due Musei: il Diocesano di Arte Sacra e il Civico Archeologico, oltre a una raccolta etnografica nei suggestivi sotterranei). Se il Duomo presenta facciata settecentesca, di più forte impatto è la chiesa di Santa Maria, dall’aspetto cinquecentesco ma di fondazione molto più antica. Solo otto chilometri separano Pitigliano da Sovana, dieci da Sovana a Sorano, altrettanti da Sorano a Pitigliano. Oppure, una trentina di vie cave, più segrete.
(C) RIPRODUZIONE RISERVATA
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