Lunedì 11 Dicembre 2017 - Anno XV
La Torre Trynitarska e la Cattedrale

La Torre Trynitarska e la Cattedrale

Lublino, la città del grande olocausto

Dopo i tragici avvenimenti dell’ultima guerra, Lublino ha saputo dare concretezza ai propri ricordi commossi, per mezzo di un museo unico nel suo genere. Una ‘casa del ricordo’ per far rivivere la comunità ebreo-polacca di quegli anni, parte attiva e integrata della storia cittadina

Lublino Il Castello di Lublino

Il Castello di Lublino

I centri storici sono il cuore delle città. Abitazioni, palazzi, monumenti, negozi e tanto altro ancora, sono l’archivio visivo del vissuto di queste città. Ecco perché sono sempre affollati di visitatori, di gente che qui vive e lavora; ecco perché dispiegano concretamente, in estrema sintesi e riconosciuta efficacia, gli avvenimenti del passato, siano essi lontani o più vicini nel tempo. Lublino ha un ‘centro storico’ fra i più belli e i più interessanti d’Europa. Attraverso la Porta di Cracovia (Krakowska Gate) che ospita il museo storico della città, si percorre in leggera salita la via Grodzka. Sui due lati, bei palazzi rinascimentali che si affiancano a costruzioni semplici che molto raccontano di un originario impianto medievale e della storia evolutiva della città, oggi patrimonio dell’umanità. Nelle strade e stradine che si dipartono dalla via Grodzka, specie nelle case un po’ dimesse ancora in attesa di restauro, alcune finestre hanno l’intero spazio occupato da gigantografie della precedente vita ebraica: foto di persone come cortine di case, negozi come insegne, mercati come spazi associativi. Sotto l’Arco, c’è l’ingresso del Museo-TeatrNN, la nuova ‘casa’ memoria dei numerosi ebrei che vivevano a Lublino, sino all’arrivo dell’esercito nazista.

Majdanek, città sepolta

Lublino, il passaggio Grodtzka ieri e oggi

Lublino, il passaggio Grodtzka ieri e oggi

Nel 1939 Lublino contava circa 120 mila abitanti, 45 mila dei quali erano ebrei. Nel corso della seconda guerra mondiale, i nazisti hanno ucciso tutti gli ebrei che qui vivevano (si sono salvate poche decine di persone) e hanno distrutto Majdanek, il quartiere ebraico. Joanna Zetar, responsabile della comunicazione di TeatrNN, racconta come è nata l’idea del Museo: “Quando abbiamo iniziato la nostra attività, nei primi anni Novanta, non sapevamo granché della storia degli Ebrei di Lublino. Non eravamo del tutto consapevoli del fatto che l’enorme spazio vuoto esistente su un lato del passaggio Grodtzka, riguardasse la memoria del Quartiere Ebraico. Concretamente, il passaggio che viene ora chiamato anche Porta degli Ebrei, conduceva a una non-città, la giudea Atlantis. Ora c’è un grande parcheggio, un campo erboso e nuove strade dove un tempo c’erano case, vie e sinagoghe. Una grande parte di quest’area, comprese le fondamenta delle case appartenute agli ebrei, è stata seppellita sotto uno strato di calcestruzzo e il ricordo di coloro che vivevano qui è stato parimenti nascosto, annullato. È impossibile comprendere la storia di Lublino, senza questi spazi vuoti, così vicini al Gate”.

Le emozioni di un Museo

Lublino Interno del Museo GTeatrNN, lettere a Henio

Interno del Museo GTeatrNN, lettere a Henio

Il museo di TeatrNN è completamente nero, all’interno. Scale, stanze, corridoi, spazi condivisi, sono dipinti o tappezzati con pareti nere e persino le luci, che indicano un percorso altrimenti difficile da seguire se non si viene guidati, sono parsimoniose, nascoste. Piccoli fari e faretti incassati in appositi anfratti vengono attivati quando si osservano le ‘finestrelle’ che si aprono nelle pareti: documenti, fotografie – talvolta illustrate da voci narranti – testimonianze raccolte, filmati. La vastità di tutto quanto è stato raccolto e catalogato (e si capisce al volo che un lavoro del genere è stato fatto sotto la spinta di infinite emozioni) dà nell’insieme la misura dell’immane tragedia umana che si è compiuta, negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, qui a Lublino. Migliaia di scomparsi, tra i vari campi di concentramento o le sommarie esecuzioni nei differenti luoghi della città, le cui vite vengono ricostruite con puntiglio e per quanto possibile, a testimonianza di un diritto di ‘residenza’ (e di vita) riesumato nel ricordo. Alcune pareti allineano raccoglitori dal dorso bianco, titolati e numerati, consultando ciascuno dei quali si apre un mondo – volti, nomi, attività, parentele, amicizie – che era nell’oblio e che ora rivive e racconta di sé. Così come aprono una visione semplice e immediata i numerosi pannelli legati a quinterni, appesi ai muri delle pareti. Ogni stretta scala (il museo si articola su un grande edificio dalle strutture originarie) conduce ai piani superiori, anch’essi densi di foto, didascalie, sunti esplicativi degli avvenimenti di quegli anni.

Lublino, rendere vivi i ricordi

Lublino, il quartiere ebraico in un foto del 1940

Lublino, il quartiere ebraico in un foto del 1940

L’olocausto di Lublino è stato ricordato nel tempo in molti modi. Una delle manifestazioni (Poesia del Luogo) è nata dall’idea radicata che la vita trascorsa nel quartiere ebraico annientato, possa essere spiritualmente rivissuta in modo simbolico dando all’area del quartiere le sembianze di un immenso teatro, nel quale la gente possa inserirsi e venire illuminata da apposite fonti di luce che creano zone di chiaro e di scuro, mentre tutt’attorno la vita della città continua a scorrere. Le soste, i pensieri dei visitatori, percorrono così le vecchie strade sepolte, sino al luogo dove sorgeva la sinagoga. Analogamente, assieme ai progetti di sviluppo dei Luoghi della Memoria che hanno coinvolto l’amministrazione pubblica, il centro Grodtzka Gate e il Teatro NN, oltre ché l’intera cittadinanza, sono state organizzate mostre temporanee o permanenti, quali “il Mistero della Memoria”, le opere di restauro e adattamento del complesso che attualmente ospita il museo TeatrNN, le esibizioni sul “Grande Libro della Città” (1998) e il “Ritratto di una Piazza” (1999). Nel 2003, nel Museo di Stato di Majdanek, dove era ubicato il campo di concentramento nazista, la mostra era stata dedicata ai bambini prigionieri nel campo. Negli ultimi anni le manifestazioni organizzate hanno esercitato un impatto più deciso sui visitatori, frutto questo dell’enorme lavoro di raccolta e catalogazione degli anni precedenti; ecco allora (2009) la mostra “Lublino, Memoria del Luogo”, dedicata agli archivi interni, con gli scaffali metallici contenenti migliaia di documenti di TeatrNN, oppure l’innovativa mostra del 2011, dedicata al “Potere della Parola”: editoria, pubblicazioni clandestine, ricostruzione di vecchie stamperie ecc.; ma sono infinite le possibilità di conoscenza e approfondimento che Lublino offre, riguardo la sua travagliata storia della comunità ebraica, un tempo prospera.

Io sono NN

Lublino Luci di notte nella piazza Zamkowy

Luci di notte nella piazza Zamkowy

Nel 1997 una donna in visita al Gate, conversando con amici, confessa di essere lei l’NN che identificava il Museo. Viveva qui, bambina, durante l’occupazione nazista e ricordava solo una piccola stanza-appartamento, con cucinino e bagno, spazio ora in evidenza nel pavimento di una sala del museo, con strisce adesive gialle. L’unico suo ricordo si riferiva alla città di Lviv (Leopoli) dove, con altri ragazzi, rovistava tra i rifiuti in cerca di cibo nei pressi della stazione. Poi una donna, che le avrebbe in seguito fatto da madre, la nascose e con altri bambini la portò a Lublino, nei locali che sarebbero divenuti la sede di TeatrNN. Qualcuno, dopo la guerra, ricordò di avere trovato nel piccolo appartamento questa bambina di quattro-cinque anni, per fortuna e per caso scampata ai rastrellamenti periodici dei tedeschi. Questa è una delle storie raccontate dai documenti del Museo TeatrNN; questo luogo di ricordi, sorto in una delle molte città europee che hanno sofferto le inenarrabili crudeltà naziste, non è un luogo triste, se lo spirito del visitatore è quello giusto. Quello cioè di considerare come eternamente presenti e narranti le molte ‘figure’ che continuano a vivere nella Lublino moderna, patrimonio dell’Umanità.

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