Venerdì 3 Luglio 2015 - Anno XIII
Da Kristiansand a Oslo. Fascino continuo

Da Kristiansand a Oslo. Fascino continuo

Occhi curiosi e un po’ romantici alla scoperta della capitale norvegese. Un puzzle inestricabile di bracci di mare, isole, penisole e costruzioni a pelo d’acqua o sulle alture. Una capitale giovane, etnica e rigorosamente conservatrice del proprio retaggio storico, nobile e marinaresco

Akrebrygge, il vecchio porto di Oslo e sullo sfondo il Municipio
Akrebrygge, il vecchio porto di Oslo e sullo sfondo il Municipio

 

Il risveglio è traumatico nel cuore della notte, ma l’idea di un week end fuori porta vale ogni minuto di sonno perso. I fari illuminano la strada ancora buia, che poco a poco si colora di luce davanti ai miei occhi. Il giorno nasce mentre osservo i primi raggi di sole e un cielo limpido dai finestroni del gate, aspettando l’aereo che mi porterà ad Oslo. Le città del Nord mi hanno sempre affascinata, anche se non ho mai avuto una particolare predilezione per il freddo; credo che tutto abbia avuto inizio con la mia immaginazione di bambina, con le fiabe di elfi e fate nei boschi, la neve bianca e la calda atmosfera del Natale.

Bancarelle e negozi per locali e turisti


Il sabato mattina Oslo si trasforma in un mercato coloratissimo: niente cibo, ma libri, vestiti, profumi, calzature e suppellettili in generale. Il tutto gestito in maniera curiosa: fuori da ogni negozio si trova la relativa bancarella piena di merce scontata. Migliaia di persone riempiono la strada, passando tra tunnel di fiere letterarie itineranti, turisti curiosi si guardano attorno spaesati. Alcuni stand vengono letteralmente assaltati da giovani ragazze che si tuffano disordinate in montagne di vestiti che le povere commesse tentano invano di ricomporre, consolate solo dagli incassi stratosferici. La pioggia batte sempre più forte sui teloni e costringe ragazzi e turisti a rifugiarsi in stazione. All’interno, il caotico viavai di chi arriva e chi parte, che scorre tra supermercati, edicole, negozi e piccoli ristoranti; senza accorgermi, passo un’ora in un negozio di arredamento e design ispirato alle linee e ai materiali semplici del Nord Europa. Ma è il pomeriggio a riservare le sorprese della Oslo più vera: passeggiando verso i quartieri ad Est è impossibile non perdersi tra i muri coloratissimi e pieni di graffiti che caratterizzano la zona più degradata della città; edifici che portano segni evidenti del tempo che passa, si alternano a casette basse e colorate, gialle e rosse.

Stranieri a Oslo. Col loro personale rione

Camminando lungo il fiume Akerselva. Foto: Oslo Kommune Friluftsetaten
Camminando lungo il fiume Akerselva. Foto: Oslo Kommune Friluftsetaten

Come in tutta la città sono immancabili i fiori ad ogni finestra, in prevalenza orchidee; c’è addirittura chi costruisce un davanzale interno su cui esporre vasi e suppellettili, dietro il quale una tenda copre il mistero del focolare. Bottiglie, vetri e lattine al bordo dei marciapiedi, sedie rotte e parti di vecchi divani si accumulano agli angoli dei condomini. Cani e ragazzi giocano nei parchi pubblici. Come una lunga arteria il fiume Akerselva irrora il cuore artistico di Tøyen e Grünerløkka; improbabili locali fatti di scarti e mobilio recuperato offrono ristoro a visitatori più curiosi dell’esperienza che del caffè.

Opere d’arte poco acclamate riempiono il fiume: sedie rotte decorate sono fissate nella sabbia delle anse, reti da pesca e barchette in miniatura ondeggiano insieme a lische di pesce in ferro, nascoste tra gli arbusti della riva sbucano sculture metalliche astratte, fatte con martelli, telai e parti di vecchie biciclette. E’la zona in cui si concentra la maggior parte della comunità straniera residente nella capitale; i vicoli sono pieni di negozi e ristorati etnici; il profumo dei kebab riempie l’aria fresca del tardo pomeriggio; non ho lasciato il cuore in città, ma il tempo sembra volare tra verde e cemento, acqua blu e bollenti tazze di caffè turco, ultime immagini di una Oslo da cartolina. (07/09/2012)

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