Venerdì 28 Agosto 2015 - Anno XIII
Cartagena de Indias, perla del “Caribe”

Cartagena de Indias, perla del “Caribe”

Città dal fascino universale, Cartagena. Fascino che in tempi moderni le deriva dalle opere letterarie (specie di Garcia Marquez) e dall’essere stata “set” per numerosi film di successo. Ma anche per aver avuto una storia complessa e gloriosa

Una
Una “palenquera”, venditrice di frutta

La colombiana Cartagena de Indias, Patrimonio dell’Umanità dal 1984, oltre a una buona classifica in una ideale Hit Parade del turismo, può vantare una frequente presenza nella narrativa contemporanea. Una fama dovuta a Gabriel Garcia Marquez, salvo qualche altra pubblicazione di contenuto storico e novellistico, come il racconto Romancing the Stone (da cui una recente trasposizione cinematografica con Michael Douglas, girata però in Messico). Appartengono infatti alla ricca narrativa di ‘Gabo’, dedicata alla città in cui esordì nelle lettere, giovane redattore del giornale locale: ‘Del Amor y Otros Demonios’, ‘Cronaca di una Morte Annunciata’ e ‘L’Amore ai Tempi del Colera’ (opere, le ultime due, apparse anche sul grande schermo).

Libri e pellicole con un’unica “primadonna”: Cartagena


Ed esiste pure una Cartagena ‘cinematografica’, scelta da molti registi come set di importanti film. Nel 1968 Gillo Pontecorvo girò ‘La Quemada’ (con Marlon Brando e l’italiano Salvo Basile, che di Cartagena si innamorò a tal punto da decidere di vivervi per il resto dei suoi giorni). E anche se gli abitanti de la ‘Ciudad Heroica’ ricordano con preferenza La Quemada, il maggior vanto cittadino come ‘teatro di posa’ resta ‘Mission’, che la ‘fiction’ localizzò nelle foreste delle brasiliane Cascate di Iguasù, ma fu girato in gran parte nella Colombia affacciata sul Mar dei Caraibi.

E due anni dopo Mission un’altra troupe procedette alle riprese di Cobra Verde, un film di Werner Herzog dal romanzo ‘La Vittoria di Ouidah’ di Bruce Chatwin.

Il più noto, e recente, ‘L’Amore nel Tempo del Colera’ (anch’esso ricavato da un’opera di ‘Gabo’ Garcia Marquez) chiude infine la rassegna dei film con Cartagena ‘protagonista’.

Dagli indigeni precolombiani all’affrancamento da Madrid


La cinematografia si è pertanto rivelata un buon veicolo pubblicitario a favore della città caraibica (capoluogo del dipartimento di Bolivar, 950.000 abitanti, 1400 chilometri a nord dell’equatore, 1060 da Bogotà, 1 ora e 10 minuti di volo) con relativo incremento del business turistico. E a un ‘appeal’ creato dalla celluloide (come se non bastasse il clima tropicale – 28° la temperatura media, ottima ‘estate secca’ dicembre-giugno, meno attraente il piovoso ‘inverno’ nei restanti mesi), Cartagena abbina un altro grande richiamo: le emozionanti vicende storiche.

Un passato che per noi europei (con tante scuse agli indigeni precolombiani) comincia con la Scoperta dell’America, prosegue con le imprese dei Conquistadores, attraversa le vicende di pirati e corsari, per concludersi con la ‘bolivariana’ indipendenza della Colombia da Madrid (tanto determinante fu l’apporto di Cartagena da procurarle l’appellativo “Heroica”).

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