Martedì 30 Giugno 2015 - Anno XIII
In Malesia con i consigli di una video-maker

In Malesia con i consigli di una video-maker

Macachi e rinoceronti, grattacieli interminabili e mercatini profumati di spezie incantano chi si mette in viaggio con l’inseparabile “digitale”. Qualche dritta per girare un buon filmato in una terra in bilico tra Oriente e Occidente

Un esemplare di Bucero nella foresta malese
Un esemplare di Bucero nella foresta malese

Chi, come me, ha fatto del proprio lavoro di “TV maker” un abito mentale, non potrà fare a meno di portare al seguito la digitalina d’ordinanza con ore e ore di nastro da girare. Purtroppo la pellicola è bandita. La scelta, anche per chi è del settore televisivo, ricade inevitabilmente sulle piccole e tascabili digitali perché importare telecamere professionali Betacam, per un utilizzo lavorativo in Malesia, è estremamente complicato. Bisogna infatti richiedere uno speciale permesso che rischia di non arrivare in tempo utile prima della partenza. Imperativo categorico per il reporter in trasferta nella penisola dalle mille sfaccettature, è una telecamera di ricambio. Come si dice: meglio prevenire che curare!

“Last but not least” non dimenticate almeno quattro batterie di scorta. Il clima arriva a sfiorare il 90% di umidità a tutto discapito delle batterie che si scaricheranno in modo estremamente rapido. Un giubbotto da regista rigorosamente color kaki per agevolare il processo di mimesi nella giungla, oltre a farvi sentire proiettati alla Spielberg nel giurassico mondo della foresta pluviale, servirà per riempire le tasche di mini DV e filtri. Mentre uno zaino in spalla preserverà il vostro terzo occhio da urti e scimmie impazzite.

Dati questi presupposti siete ora pronti per vivere i percorsi di una terra in bilico tra Oriente e Occidente: la Malesia.

Giungla, mon amour

Esplorando il parco di Taman Negara (Courtesy of©Turismomalesia.it)
Esplorando il parco di Taman Negara (Courtesy of©Turismomalesia.it)

Cominciare dalla jungla è la cosa migliore e il Taman Negara nella regione del Penang offre una location ideale. Il parco, e il resort ad esso annesso, si raggiungono attraverso piroghe a motore che percorrono, nel rispetto della guida a sinistra come ha insegnato mamma Inghilterra, una vera e propria autostrada d’acqua. Un’osservazione scontata, ma doverosa, verte sulla straordinaria bellezza del paesaggio che vi si aprirà davanti agli occhi: per due ore viaggerete a pelo d’acqua mentre l’orizzonte compirà una vera e propria metamorfosi. Dalla radura pseudo-civilizzata dell’imbarcadero o Jetty, come lo chiamano i locali, al trionfo di una foresta pluviale incontaminata nel suo prorompere di flora e fauna.

C’è una controindicazione a tutto questo ben di Dio: la tentazione di filmare ininterrottamente è fortissima, ma non lasciatevi sedurre; arrivati a casa, vi trovereste a sbobinare ore di girato. Emozionante se vissuto in prima persona, un po’ monotono se rivisto con l’occhio dello spettatore. Un consiglio: fatevi suggerire dalla guida i punti migliori da immortalare. Il fiume Tahan è pieno di anse che proteggono mandrie di animali pronti ad abbeverarsi e nessuno meglio di chi è abituato a percorrerlo almeno due volte al giorno sarà in grado di indicarvi la location ideale per riprendere. Così, quando meno ve lo aspettate, potrete scontrarvi con il seladang, una sorta di grosso bufalo, o con i cervi sambar e ancora con cinghiali, tapiri, o rinoceronti di Sumatra. Va detto, comunque, che è molto difficile riuscire a scorgere gli animali, sia perché sono estremamente schivi, sia per l’incredibile densità della vegetazione.

Chiare, fresche, dolci acque

L'isola di Tioman (Courtesy of©Turismomalesia.it)
L’isola di Tioman (Courtesy of©Turismomalesia.it)

Dal centro della terra alle acque di un mare tra i più cristallini al mondo, dove l’orizzonte che si delinea è, ancora una volta, antitetico al precedente.Tutti gli atolli della Malesia offrono scenari da Eden, al punto che vi sembrerà normale intravedere, seminascosta da una palma, la silhouette di Leonardo di Caprio intento a recitare battute tratte dal film “The Beach”. Attenzione, però. Se prima, nel cuore della jungla, il problema vitale cui porre rimedio era quello di illuminare la scena, ora il fotoreporter dovrà trovare il filtro ideale per smorzare la luce e attenuare i colori. Si corre infatti il rischio, nel caso in cui si utilizzi l’autofocus, di produrre immagini “bruciate” a causa dell’eccessiva luminosità.

Ovunque vi troviate, comunque, il Mar della Cina vi regalerà grandi emozioni sia per quello che riguarda la fauna in superficie che per quella pullulante degli abissi. Tra le perle di terra, buttate come sassolini da un gigante distratto, svetta quella di Tioman, o meglio “Tiong-Man” che in in lingua Malay significa “My Bird”. Una leggenda narra infatti che il proprietario dell’isola fosse un uccello che diede in utilizzo la stessa a un pescatore. Leggenda o meno, non sottovalutate Tioman. Non c’è niente di più difficile che rendere giustizia ai giochi cromatici di onde e riflessi che si specchiano nel mare. Usate sempre l’antiriflesso e mettetevi controluce: per non trovarvi, all’atto del riversamento, i verdi del mare “impastati” con le sfumature dei blu del cielo.

Per le escursioni all’interno scegliete sempre l’obiettivo paraschizzi: le passeggiate lungo le cascate sono splendide ma deleterie per le telecamere.

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