Mercoledì 29 Luglio 2015 - Anno XIII
Opere d’arte fatte con i piedi

Opere d’arte fatte con i piedi

Dalla fine del XVIII secolo, talvolta, il camminare è stato anche un gesto di resistenza nei confronti della tradizione. Il caso del movimento dadaista e il passaggio al Surrealismo

Marcel Janco, uno dei fondatori del Dadaismo
Marcel Janco, uno dei fondatori del Dadaismo

La terra, sotto i miei piedi, non è altro che un immenso giornale spiegato” (André Breton)

 

Gran parte della storia del camminare si muove in contraddizione con il suo tempo, più o meno da quando il camminare cessò, a causa della rivoluzione industriale, di appartenere al continuum dell’esperienza e diventò invece una scelta cosciente.

Sotto molti aspetti, la cultura del camminare fu una reazione alla velocità e all’alienazione della rivoluzione industriale. Specialmente nel Novecento – a partire dalle avanguardie artistiche dei primi decenni fino ai giorni nostri – si formarono diverse sottoculture che si rifacevano apertamente al camminare come gesto artistico e pratica estetica. La prima di loro fu il “Dadaismo”.

Fra gli “spazi” di Parigi

Il
Il “Dada Almanach” pubblicato dal gruppo dadaista di Berlino

Il 14 aprile 1921 a Parigi, alle tre del pomeriggio e sotto un diluvio torrenziale, il dadaismo diede vita alla prima escursione urbana nei luoghi banali della città.

Questa fu un’operazione estetica consapevole, con tanto di comunicato stampa a corredo, proclami, volantini e documentazione fotografica. La prima passeggiata dadaista segna il passaggio dalla rappresentazione del moto alla costruzione di un’azione estetica da compiersi nella realtà della vita quotidiana.

Nei primi anni del secolo il tema del moto era diventato uno dei principali oggetti della ricerca delle avanguardie, basti pensare alle ricerche futuristiche. Il movimento e la velocità si erano affermate come una nuova presenza urbana capace di imprimersi sulle opere artistiche dei pittori e dei poeti. Dapprima si operò con tentativi di fissare il movimento attraverso i mezzi tradizionali della rappresentazione; in seguito, dopo l’esperienza Dada, si passò dalla rappresentazione del moto alla pratica del moto nello spazio reale. Con le visite dei dadaisti e le successive deambulazioni dei surrealisti, l’azione del percorrere lo spazio sarà utilizzata come forma estetica capace di sostituirsi alla rappresentazione.

La campagna, una città “sfumata”

L'artista surrealista Salvador Dalì
L’artista surrealista Salvador Dalì

Come avvenne per le altre escursioni annunciate ma non compiute da Dada, anche l’erranza campestre dei surrealisti non ebbe seguito. Ma il continuo deambulare in gruppo attraverso le zone marginali di Parigi divenne, invece, una delle attività più praticate dai surrealisti, per sondare quella parte inconscia della città che sfuggiva alle trasformazioni borghesi. Il Surrealismo utilizzò, quindi, il camminare come mezzo attraverso cui indagare e svelare le zone inconsce della città, quelle parti che sfuggono alla progettazione urbanistica e che costituiscono l’inespresso.

Gli eredi di questa estetica pedestre saranno i lettristi-situazionisti.

 

(31/05/10)

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