Martedì 30 Giugno 2015 - Anno XIII
Bogotà, a perdita d’occhio grattacieli e case basse

Bogotà, a perdita d’occhio grattacieli e case basse

Sicura, moderna, con 200 chilometri di vie ciclabili, diversa e lontana dagli stereotipi di tante città sudamericane, la capitale colombiana è ricca di istituzioni culturali, di monumenti e opere d’arte. Da non mancare la visita a la Candelaria, il cuore antico di Bogotà

Bogotà tra grattacieli e spazi verdi
Bogotà tra grattacieli e spazi verdi

Escluse o quantomeno ridotte le “chances” di coinvolgimenti in esplosioni o narcotraffico, al viaggiatore non resta che “stare accorto”, fare attenzione al “solito” (ormai copyright mondiale) scippo. Che – per opportuna informazione filologica del lettore – nello spagnolo locale (per inciso, in Colombia ben parlato e pronunciato, forse il miglior esempio della lingua di Cervantes nell’America ispanica) è chiamato “raponeo” (a Madrid e dintorni, “tiròn”) talché scippare si dice “raponear” e chi scippa è un “raponero” (al quale è pertanto meglio non “dar papaya”, nel senso di far vedere qualcosa che vale la pena scippare).

Al sollievo di una visita “tranquilla” (o meno pericolosa di quanto si vocifera) Bogotà abbina inoltre il piacere di conoscere una città “nuova”, moderna, diversa dai datati stereotipi di molte città sudamericane. Nonostante una indubbia lontananza dagli States (che però in Colombia avevano messo piede a fine Ottocento per trescare l’indipendenza – eppoi costruirvi il Canale – del territorio di Panamà, a quel tempo posseduto da Bogotà) la capitale colombiana ricorda – oltre all’appartenenza a un “Distrito Especial” simile a quello Federal negli States – l’urbanizzazione di alcune grandi città “yanquis”. Non tanto per la “skyline” del centro, ricca di svelti grattacieli e la nomenclatura cittadina con le “calles” (vie, perpendicolari alle montagne andine e in direzione oriente-occidente) e le “carreras” (strade, parallele, da sud a nord) quanto per le ultime, recenti opere pubbliche e i molti spazi verdi.

Parchi in abbondanza e ciclisti dappertutto

Paradiso per gli amanti delle due ruote (Foto: Samara Croci)
Paradiso per gli amanti delle due ruote (Foto: Samara Croci)

È il caso di istituzioni culturali (la Biblioteca Arango, il Museo Botero, il Centro Gabriel Garcia Marquez) e di parchi (molti, ben tenuti e affollati soprattutto nella stagione secca dicembre-marzo): il Simòn Bolìvar, il Terzo Millennio, il Nacional – dal 1934 dedicato alla memoria collettiva dei “bogotanos” – il Central Bavaria, nel Centro International, il cui terreno era occupato da una birreria che gli dà il nome. E di avveniristici centri commerciali e di infrastrutture per una miglior qualità della vita (oltre duecento chilometri di ciclovie, dalle 7 alle 14 dei giorni festivi riservate a moltitudini di ciclisti). Per concludere con un sistema di celeri trasporti pubblici di superficie (chiamato Transmilenio) e di moderni Campus universitari (anch’essi di impronta Usa).

Una visita dunque piacevole, quella di Bogotà, soprattutto (per dirla nel linguaggio turistico made in Usa) per due “highlights” (attrazioni) la cui conoscenza costituisce un “must” (obbligo e vale il viaggio): la Candelaria e il Museo del Oro.

Candelaria, cuore antico della città

Capitolio Nacional
Capitolio Nacional

La Candelaria (monumento nazionale dal lontano 1963) costituisce il centro storico, l’insieme dei tre antichi “barrios” (quartieri) o “parroquias” della Catedral, Egipto e la Concordia, aventi per epicentro l’attuale Plaza de Bolìvar.

Un quadrilatero (caratteristico dell’epoca coloniale spagnola, la Plaza Mayor, meno sovente chiamata “de armas”) che dall’epoca della fondazione di Bogotà fu teatro delle più importanti vicende della storia della Colombia. Quasi cinque secoli testimoniati dai vari stili architettonici degli edifici che vi si affacciano, con quelli “repubblicani” (leggasi post indipendenza del 1819). Neoclassici, la Catedral Primaria (i cui lavori principali terminano solo nel XIX secolo) pantheon di personaggi illustri (primus inter pares il “fundador” Jimenez de Quesada) e il severo Capitolio Nacional, dall’austero colonnato ionico.

Di semplice stile coloniale – quindi più intriganti per chi viaggia nel sud America alla scoperta di vestigia dei Conquistadores e dell’impero spagnolo – sono invece la Casa Museo 20 de Julio e la Casa de los Comuneros (all’angolo della Plaza con la buffa – almeno per il nome – Calle del Divorcio). Al XX secolo appartengono il Palacio Cardenalicio e l’Edificio Lièvano, sede del Comune, in stile “francese mansardato”, mentre al centro della storica agorà non poteva mancare la statua equestre di Bolìvar, commissionata da un amico del Libertador allo scultore italiano Pietro Tenerani.

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