Lunedì 6 Luglio 2015 - Anno XIII
Aruba, isola dalle molte culture

Aruba, isola dalle molte culture

Un pezzetto d’Europa conficcato nell’estremità meridionale dei Caraibi, a poco più di una trentina di chilometri dal Sud America. Un’isola un tempo ricca di oro e oggi ricca di una popolazione poliglotta, colta e piena di gioia di vivere

Bellezza arubana
Bellezza arubana

“Bon Bini” in “one happy island”! Giusto cominciare con un “benvenuto” in Papiamento, la lingua di Aruba, una delle tre isole ABC (Aruba, Bonaire e Curaçao) completando il saluto con una pertinente definizione in inglese (un’isola felice).

Grande poco meno dell’Elba e densamente popolata, Aruba si distende, con la sua forma simile ad una selce del neolitico, da sud est verso nord ovest; vicina, molto vicina, alla penisola venezuelana di Paraguanà, che nelle giornate limpide è visibile dalla sommità delle due “vette” più elevate di Aruba, comprese nel Parco Nazionale di Arikok: il Cero Jamanota (188 metri) e il Cero Arikok (176 metri). Tutto attorno, un panorama sostanzialmente piatto ma dalle mille sorprese naturali che rendono la visita di Aruba oltremodo interessante. Non dimenticando mai che la vera sorpresa di un viaggio piacevole e caratterizzante in quest’angolo di Caraibi, è data dalla gente che qui vive. Gli Arubani sono un incredibile mixage di vitale etnicità, retaggio storico, cultura ancestrale, modernità assoluta; il tutto, condito e reso spumeggiante da una genuina voglia di vivere che si manifesta in una spontanea apertura mentale e comportamentale verso chi approda nella loro isola. E sono tantissimi, ogni anno, da ogni parte del mondo.

Aruba, isola “insolita”

Una pianta di Aloe
Una pianta di Aloe

Dove per “insolita” si intende un’isola fisicamente diversa dalle molte della corona caraibica. Non ci sono grandi vette e la vegetazione non è ricca come in altri luoghi. Tuttavia è un lembo di terra che, pur nella sua ridotta estensione, presenta caratteri distintivi che lo rendono davvero meritevole di essere conosciuto.

Gli alisei che arrivano dall’Atlantico mitigano costantemente il calore di un sole tropicale. È una specie di perenne primavera-estate, 28° centigradi è la temperatura media abituale; per quanto riguarda il vento, bisogna farci l’abitudine. Così come ci hanno fatto l’abitudine il Divi-divi e il Kwihi, due alberelli non molto alti, perennemente piegati verso terra. Ben più dritti e robusti sono i numerosi cactus, fra i quali il Tuna dalle forme allargate e il rotondeggiante Bushi. Ma il più caratteristico è il Cadushi, con le sue “candele” spinose diritte verso il cielo.

L’acqua non è abbondante ad Aruba (dispongono di un grandioso impianto di desalinizzazione) e il verde si ingegna come può. Così come succede alle piante di Aloe, dalle foglie carnose e irte di spine, che vengono utilizzate per la preparazione di olii essenziali, creme idratanti, rilassanti, per la gioia del gentil sesso; un’attività fiorente dell’isola.

Un’isola nell’isola: il Parco Nazionale di Arikok

Santuario dell'avifauna di Bubali
Santuario dell’avifauna di Bubali

Quattro sono i colori dominanti del Parco Arikok: il blu del mare all’orizzonte, il verde delle collinette punteggiate di cactus, i toni sfumati e bruniti delle argille del plateau centrale e il bianco intenso delle dune sabbiose che in alcuni punti rubano lo spazio alla costa rocciosa. Se si considera che il parco occupa circa il venti per cento dell’intera isola di Aruba, c’è da concludere che si tratta di una porzione di terra, protetta e privilegiata, davvero estesa. Vi sono una cinquantina di differenti tipi di piante, alcune endemiche e rarissime; oltre quaranta chilometri di sentieri e bellissime passeggiate, come il Miralamar Cunucu Trail, lungo il quale è visibile una delle tre superstiti e antiche case dal tetto di fango, dette appunto Cunucu.

Inoltrandosi nel parco, si scopre di essere soli; niente abitazioni moderne, stradine sterrate e spesso nemmeno queste, agavi e cactus a perdita d’occhio, rocce e pietre levigate o sconnesse dai venti e dalle acque marine che i visitatori, un po’ dappertutto, ammonticchiano una sopra le altre a creare piccoli altarini votivi. Alcune porzioni di queste rocce sono particolarmente preziose, dato che conservano graffiti e disegni dei primi abitatori di Aruba: i Caquetio, della tribù degli Arawak. Dove la terra finisce, il grande bacino caraibico lambisce, talvolta schiaffeggia, altre ancora tortura, una costa rocciosa dai mille anfratti, nei quali il mare in alcuni punti si insinua sotto archi di pietra. Sempre accompagnato dalle folate del vento che tutto avvolge e rinfresca.

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