Domenica 30 Agosto 2015 - Anno XIII
Fratelli di sangue

Fratelli di sangue


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di M.J. Akbar, Neri Pozza Editore, pagine 352, € 18,50.
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Fratelli di sangue
di M.J. Akbar, Neri Pozza Editore, pagine 352, € 18,50.

Per liberarsi dalla povertà bisogna scalare cinque montagne: cibo, casa, matrimonio, ricchezza, stima...”. È il 1870 e la carestia imperversa nel Bihar. In poco tempo il paese del giovane Prayag si spopola. Le famiglie coi vecchi e i bambini raggiungono i più remoti angoli dell’India, gli uomini si imbarcano sulle navi dei mercanti britannici e attraversano i sette mari, fino alle Indie Occidentali, alle Figi, a Mauritius.
Prayag è solo un ragazzino, ma ha il nome della confluenza di due grandi fiumi sacri, il Gange e la Jamuna, un nome altisonante adeguato alla sua casta: i kshatriya, i guerrieri nati dalle braccia di Brahma. La carestia, però, non guarda in faccia a nessuno. Come un fuoco lento, l’inedia uccide i genitori di Prayag e sta per risucchiare la sua stessa vita, quando, dopo aver cremato il padre, il ragazzino decide di partire per Telinipara, un villaggio del Bengala dove hanno costruito una grande fabbrica chiamata Victoria, come la potente regina di Londra.
Quando giunge alla meta, Prayag si accascia stremato contro una lamiera, in un intrico di stradine fangose. Per sua fortuna, la lamiera è la porta del chiosco del tè di Wali Mohammad, un musulmano poco espansivo, ma dal cuore buono. Wali Mohammad dà a Prayag un paio di biscotti, del tè e una stuoia su cui dormire, e ordina alla moglie Diljan Bibi di preparare al ragazzino hindu un piatto di riso. Per un brahmino, ogni musulmano è un mleccha, un impuro, con cui si può conversare e persino complottare, ma da cui non si può ricevere cibo. Accettando il cibo di Wali Mohammad, Prayag compie il primo passo di un lungo cammino che lo porterà a diventare il figlio adottivo di Wali Mohammad e Diljan Bibi, a chiamarsi Rahmatullah, «misericordia di Allah», e a radunare attorno a sé i luminari del villaggio: il brahmino Girija Maharaj, il cantastorie di Lucknow Talat Mian, l’insegnante e poeta Sayyid Ashfaqi Alam, il sovrintendente della fabbrica Bauna Sardar. Così comincia, in questo libro, la saga di una famiglia che abbraccia un secolo e mezzo di vicende indiane, dalla dominazione coloniale all’indipendenza fino agli eventi contemporanei.
Appassionata celebrazione della convivenza tra religioni diverse, Fratelli di sangue è una di quelle rare opere di narrativa in cui quel mosaico scintillante di culture che è l’India moderna si offre in tutti i suoi meravigliosi tasselli.

(Pi. Ricc.)

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