Giovedì 30 Luglio 2015 - Anno XIII
Frivola Miniguida dei 192 Paesi Membri ONU: Kazakistan-Lesotho

Frivola Miniguida dei 192 Paesi Membri ONU: Kazakistan-Lesotho

La bandiera del Kazakistan Kazakistan – Tra Russia, Cina, Uzbekistan, Kirghizistan e Turkmenistan, enorme Membro dell’Onu, 2.724.000 chilometri quadrati (nove volte il Belpaese) capitale Astana, solo quindici milioni gli abitanti, “connazionali” del famoso “giornalista kazako” di cui al recente ilare film “Borat”, interpretato dal baffuto e bravo attore newyorchese Sacha […]

La bandiera del Kazakistan
La bandiera del Kazakistan

Kazakistan – Tra Russia, Cina, Uzbekistan, Kirghizistan e Turkmenistan, enorme Membro dell’Onu, 2.724.000 chilometri quadrati (nove volte il Belpaese) capitale Astana, solo quindici milioni gli abitanti, “connazionali” del famoso “giornalista kazako” di cui al recente ilare film “Borat”, interpretato dal baffuto e bravo attore newyorchese Sacha Baron Cohen. E mentre Hollywood li prende per il sedere loro si arricchiscono alla grande, estraendo petrolio e gas a gogò. Tant’è che quelli dell’Eni fanno un filo tremendo al presidente (dal 1990, ma c’è democrazia? Vabbè, l’è quel che l’è) Nursultan Nazarbayev  Altissimo il tasso di crescita. Da cui si evince che il futuro del mondo è lì (in questi Paesi emergenti e con immense risorse energetiche) mica a Porto Marghera o nell’Oltrepò pavese (ma almeno qui c’è l’aria buona e si vive in grazia di dio). Turismo: per i curiosi (viaggiatori e non turisti) può essere un’idea (questa terra,  l’alto e il basso Volga intriganol per razze, genti, usi, costumi, religioni. storia).

Ippopotamo
Ippopotamo

Kenya – Come il panettone Motta, “non è più quello di una volta”. Chi scrive conobbe il mitico Kenya coloniale del Treetops (originale), dei veri Masai (prima che chiedessero la mancia per farsi fotografare ascoltando musica dalla radio a transistor appesa al collo) della maestosa e fertilissima Rift Valley, del tudoriano Norfolk hotel di Nairobi, dei White Hunters e dei leoni dell’Amboseli che stavano a debita distanza, mentre adesso vengono a leccarti le mani sperando di ricevere in cambio un Supermac della McDonald. Adesso per Kenya si intende soltanto un pezzo di costa lardellato di ville e bungalows, costruite da italici palazzinari per arricchiti del Belpaese che Nairobi (e il resto del vero, magnifico, indimenticabile Kenya) nemmeno sanno cos’è e dov’è. Tutto ciò che si commenta la sera nelle cene equatoriali è che al supermarket è arrivata la Ferrarelle e che la servitù mora non costa una fava. Se non ché è un po’ di tempo che i negri a basso costo rapinano, menano e sgozzano.    

Kiribati – Si pronuncia Kiribas, posto alquanto sfigato (prima o poi se sale acqua scompare: massima altezza territorio, meno di tre metri) nel Pacifico a cavallo dell’equatore, ex isole Gilbert, solo ottocento e undici chilometri quadrati, per meno di centomila poveri abitanti (qualche noce di cocco e pesca del tonno che però non hanno soldi per pagarlo, quindi aiuti da Giappone e Usa); unità monetaria dollaro “aussie”, turismo niente o quasi (solo due, si fa per dire, alberghetti); unica curiosità su atollo Tarawa dell’isola Betio, grande battaglia Marines-Japs del 20-28 novembre del 1943.  Ci si arriva con Air Nauru e ci si domanda perché mai l’Onu li ha presi (e come loro facciano a fare arrivare e mantenere un rappresentante a New York. Mah).

Kuwait – In cima al Golfo Persico, più piccolo del Veneto ma ha il
petrolio eppertanto Saddam Hussein lo preferì a Venezia, permettendo al
lettore (ed evitando così allo scriba fredde “info”) di sapere già da
tempo “dov’è il Kuwait, cos’è e di cosa campa”. Non resta quindi da
aggiungere altro che due chicche. Il sovrano si chiama (se nel
frattempo non eliminato da concorrenza interfamiliare o eredi Saddam)
Jaber al-Ahmed al-Sabah. Ma affascinano anche (almeno quanto a vocali e
consonanti) le generalità del suo primo ministro: Sabah al-Ahmed al
Jabir al-Sabah (e alla fine questo nome infinito c’è da pensare che i
due siano parenti; per la Serie: il Potere – meglio se assoluto – ancor
meglio spartirlo in famiglia). Non è vero? Controllare cliccando
www.mop.gov.kw

Il gioco del polo con la capra
Il gioco del polo con la capra

Kirghizistan – Che sarebbe poi lo “Stan”, la terra, dei Kirghizi. Popolo praticante uno sport così raffinato da meritare un articolo dell’estensore di questa miniguida (vedi www.gianpaolobonomi.it Archivio Mondo, Kirghizistan e www.mondointasca.org Archivio). Lo sport: si taglia la testa a una capra, se ne mette da parte il resto, dopodiché si organizza una bella partita di Polo con il cranio del quadrupede al posto della solita palla. Chi vince si cucca e “on the spot” si magna il resto della capra messo da parte. Sport tipicamente locale (facile capire il perché); se ne è tentata l’esportazione a Buckingham Palace, ma Carlo ha fatto sapere di essere debole di stomaco. Quanto al resto (del Paese, non della capra, già “giocata” e magnata, non ne è rimasto più nulla): è vicino a Tagikistan e Uzbekistan, duecentomila chilometri quadrati, cinque milioni di abitanti, capitale Bishkek. Ricchissimo di petrolio e gas naturali (forse è per questo che Carlo d’Inghilterra non gli fa la guerra per la storia del Polo giocato con la testa della capra, barbaracci!). Turismo: prevalentemente outgoing (si tratta soprattutto di capre che tentano di scappare).

Laos –  Un bel casino, nel senso che anche gli aficionados alla geografia fanno una certa fatica a sistemare Laos, Cambogia e Viet Nam nel puzzle costituito da questa area del sud est Asiatico un tempo chiamata Indocina francese e prima ancora Cocincina (intorno al tutto, Cina e Thailandia). Quel che è certo è che campano tutti mangiando quasi soltanto riso (60% delle coltivazioni). Ah, il Laos è grande 236.800 chilometri quadri, ha sei milioni di abitanti e la capitale è Vientiane. Turismo? Mah.

Lesotho – Ex Basutoland protetto dalla regina Victoria poi (1966) indipendente; enclave del Sud Africa, grande quanto Piemonte e Liguria con due milioni e duecentomila abitanti, tra Sotho (80%), Zulu (14%) e “altri” (6%) con speranza di vita (2002) di soli quarantasei anni per i maschi e quarantotto per le signore.
Turismo, folclore (guerrieri, centri abitati) per esserci, c’è;  ma con quei nomi delle località lesothane così  difficili, la gente preferisce stare a casa. Una prova?
Mahale’s Hoeg,Mokhotlong, Qhacha’s Nek, Thaba Tseka, Teyateyaneng.
Fai un Fly & Drive e ogni volta che chiedi indicazioni stradali ti ritrovi ad affrontare un vero e proprio scioglilingua. Per saperne di più www.centralbank.org.ls

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