Martedì 28 Luglio 2015 - Anno XIII
Minischede (Geografia, Storia, Turismo e Gossip) dei 192 Paesi membri ONU (quinta puntata: Cipro-Croazia)

Minischede (Geografia, Storia, Turismo e Gossip) dei 192 Paesi membri ONU (quinta puntata: Cipro-Croazia)

Foto: Cypros Tourism Organization Cipro – Vi nacque Venere (o se si preferisce, Afrodite). Terza isola del Mediterraneo (dopo Sicilia e Sardegna, più di novemila chilometri quadrati, meno di un milione di abitanti) tra Europa (membro dell’Unione dal 1/1/2008) Asia e Africa. Viste le etnìe della popolazione (Greci e Turchi) è […]

Foto: Cypros Tourism Organization
Foto: Cypros Tourism Organization

Cipro – Vi nacque Venere (o se si preferisce, Afrodite). Terza isola del Mediterraneo (dopo Sicilia e Sardegna, più di novemila chilometri quadrati, meno di un milione di abitanti) tra Europa (membro dell’Unione dal 1/1/2008) Asia e Africa. Viste le etnìe della popolazione (Greci e Turchi) è più che ovvia un’eterna conflittualità, conclusasi trent’anni fa con una sorta di spartizione (un terzo gli ex Ottomani a nordest, due terzi gli ex Elleni al centro e sudovest) con i Britannici che dopo averla colonizzata dal 1878 al 1959, adesso soffiano sul fuoco (o in subordine se ne lavano le mani) secondo l’ottima raccomandazione antico-romana che recita “Divide et Imperat”. Invitato (e pertanto messo in grado di vedere e descrivere) dalla Cyprus Airways e dal Turismo di Cipro nella parte “greca” dell’isola, lo scrivano ne suggerisce la visita (te pareva: come si fa a dire la verità dopo aver mangiato e bevuto a sbafo? Invece no: a una certa età non sono certo una tartina o uno spumantino o una notte in albergo a farti cambiare idea e scrivere balle).
Perché andarvi (a Cipro)?  Per un cocktail di motivi culturali (cui aggiungere i piaceri balneari ovviamente presenti in un’isola mediterranea): Storia (di lì son passati tutti, pure Cicerone, Riccardo Cuor di Leone e Leonardo) Mitologìa, Religioni (ortodossi doc) e non manca la Gastronomia (vini locali ok e sfiziosità mediorientali).
Per saperne di più, lo scrivano annuncia l’uscita di un resoconto di viaggio, quindi prossimamente in www.mondointasca.org.


Colombia – Grande (1.141.000 chilometri quadri, più di quarantacinque milioni di  abitanti, compreso Ivàn Ramiro Cordoba, generoso terzino dell’Inter, e pure Tino Asprilla ex ala del Parma non era poi così male – a parte aver posato nudo per la rivista colombiana Soho – ma anche chiacchierata (Cartello di Medellìn).
Dicono che vi si parli il miglior spagnolo del centro e sud America. A parte Cartelli e idiomi (e Ivàn Ramiro Cordoba) per suggerire una gita in Colombia bastano due sole mète: la storica Cartagena de Indias (fondata nel 1533 da Pedro de Heredia, maggior porto dell’impero spagnolo in America, appetito da corsari e bucanieri) e l’incredibile Museo del Oro a Bogotà. Rimborsati se insoddisfatti.

Comore – Arcipelago di isole tropicali (grandi come la provincia di Ravenna) capitale Moroni, tra Madagascar e Mozambico. Quando nel 1974 si celebrò un referendum (indipendenza o Francia) solo l’isola di Mayotte scelse Parigi.
E forse non sbagliò. Da allora i circa seicentomila “indipendenti” sono finiti nel caos di regimi autoritari (te pareva). Mentre chi restò français almeno suda poco perché (come accade a tutti i territori d’oltremare dei Paesi europei) mantenuto.
Il che non è poco.

Corea del Nord – Quelli a nord del 38° parallelo. Quando si dice la sfiga dei “Polentoni” della penisola asiatica: come se non fosse bastato Kim il Sung, si sono pure ritrovati il di lui rampollo Kim Jong Il, per la masse “Il Caro Leader”.
Turismo: con tutti quei Kim lì, meglio lasciar perdere.

Corea del Sud – Contrariamente alla stolta diceria che i “Terùn” non lavorano, ‘sti coreani meridionali ci danno dentro di brutto e in una notte ti costruiscono una metropolitana (per una breve tratta Linate-Piazza San Babila, impiegherebbero meno di sei ore, mentre a Milano ne parlano da quarant’anni).
Andarvi? Chi scrive vi è andato, ma – a parte una loro meravigliosa predilezione per l’aglio e bei casini (ad esempio nel quartiere Texas a Seul) abitati da corpivendole dagli strani abitini color pastello al neon – proprio entusiasta non ne è tornato.
Talché, se proprio deve essere onesto (sennò cambia mestiere) come accade nel Basket Usa, consiglierebbe la Corea come “seconda scelta”. 


Costa Rica – Il più tranquillo dei Paesi centroamericani (Cinquantunmila chilometri quadrati; tre milioni e mezzo di “costarricenses” e non “costaricanos”) sopra il Nicaragua e sotto Panamà (in spagnolo con l’accento) a sinistra il Pacifico a destra il Caribe. Posto e gente calma (niente esercito, solo polizia, storia senza eterni Golpes o Pronunciamientos) per questo è chiamato “la Svizzera del Centroamerica” (ma qui fanno l’amore durante tutta la settimana, non solo il sabato sera).

Costa D’Avorio – Ex Cote d’Ivoire francese, sul Golfo di Guinea, tra (in senso orario) Liberia, Mali, Burkina Faso e Ghana; un po’ più grande del Belpaese (ma solo dodici milioni i suoi sudditi; nota bene: ovvio che in certi posti del mondo i conteggi vadano fatti a spanne). Andarci? Mah. A organizzarvi viaggi  ci provò antàn un tour operator italiano che durò l’èspace d’une nuit (arcifallì subito alla grande).
Fece però in tempo a fare overbooking e per questo pensò bene di fottere le camere a un innocuo mini tour operator di nome Squirrel. E fu così che chi scrive dormì in una “cage aux lapins” (in français, gabbia per conigli) e altre sistemazioni di fortuna.
Se in Costa d’Avorio l’incoming lavora ancora a questi livelli, meglio l’Isola dei Tafani sul Ticino (non un granché, ma più organizzata).

Croazia – I nemici dei Serbi più vicini all’Italia (anzi quasi attaccati: sotto Trieste c’è solo un cicinin di Slovenia). Geograficamente sembra un aquilone proteso verso la Mitteleuropa con due lunghe code, una va verso i Balcani (ma fortunatamente termina prima di Belgrado, Serbia, se invece proseguisse ci scapperebbe l’ennesima Pulizia Etnica); l’altra costeggia l’Adriatico (in mezzo, la mezzo serba e mezzo croata Bosnia Erzegovina più albanesi, un bel casino). Secondo il risorgimentale Giusti (vedi  poesia Sant’Ambrogio) i Croati erano gente un filino dura, mica (milanese, da ‘nicht’, no) tanto carina. Qualcosa di buono l’hanno comunque fatto dando il nome alla cravatta – oggidì se dio vuole sempre meno esibita – alias il nastro che portavano intorno al collo facendo i soldati nell’asburgico esercito di S.M. I. Maria Teresa). Bravi, cattivi? Resta il fatto (vedi Montanelli) che durante la Seconda guerra mondiale, ad Ante Pavelic (Capo degli Ustascia, i combattenti croati amici dei tedeschi e degli italiani) donarono un bel cesto di vimini nel giorno del suo compleanno,. “Ah” disse il dittatore croato “che pensiero gentile, portarmi fresche fragole di bosco”.  Macchè fragole di bosco: il cesto conteneva gli occhi di prigionieri serbi.

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