Lunedì 31 Agosto 2015 - Anno XIII
Ponape, mini-Venezia della Micronesia

Ponape, mini-Venezia della Micronesia

Isole della Micronesia viste dall’aereo Allacciare le cinture e prepararsi per un lungo volo. Si va in Micronesia, a Ponape o Ponhpei. Non stupisca il doppio nome. Una quindicina di anni fa, una sorta di revisionismo culturale, per meglio dire geografico, ha inventato nuovi nomi (non molto dissimili da quelli […]

Isole della Micronesia viste dall'aereo
Isole della Micronesia viste dall’aereo

Allacciare le cinture e prepararsi per un lungo volo.
Si va in Micronesia, a Ponape o Ponhpei. Non stupisca il doppio nome. Una quindicina di anni fa, una sorta di revisionismo culturale, per meglio dire geografico, ha inventato nuovi nomi (non molto dissimili da quelli precedenti) per la miriade di isole che si distendono nell’oceano Pacifico, tra il tropico del Capricorno e l’equatore, lungo la sterminata distesa d’acqua tra le Filippine e le Hawaii. Non ha cambiato appellativo soltanto Ponape: Palau è divenuta Belau e Truk attualmente si chiama Chuuk.

Ponape, acqua in abbondanza

Ponape
Ponape

Della Micronesia (lo dice l’etimologia del nome: insieme di “piccole isole”) l’ex Pohnpei è considerata il giardino, il trionfo della vegetazione, la sinfonia di una flora rigogliosa per il semplice motivo che a Ponape piove, eccome, anche se il viaggiatore talvolta é male documentato o peggio informato e quindi passeggiando tra ibiscus e orchidee, pensa ingenuamente che nel bel mezzo di una terra selvaggia esistano legioni di indaffarati a “bagnare le piante”.
Tante foreste pluviali e alberi di spezie (i locali giurano che il loro pepe é il migliore del mondo) sono infatti il risultato di poco meno di cinquemila millimetri d’acqua in trecento giorni piovosi dell’anno; ben sette volte di più rispetto alla media del Belpaese.
E forse forse il numero delle giornate bagnate è in difetto, se si dà credito a una popolare battuta locale dallo humour un filino british: a chi chiede quale è la stagione secca, viene risposto che lo fu un pomeriggio di un giorno di febbraio di tanti anni fa.
Non si spaventi, comunque, il viaggiatore in partenza per Ponape; un ombrello fa comodo, ci mancherebbe, ma i nuvoloni si alternano velocemente a un potente sole, non senza aggiungere che l’altissimo livello di precipitazioni è dovuto al fatto che quando piove l’acqua viene giù a mastelli; fortunatamente – per chi visita – soprattutto di notte.

Grande come il lago di Garda

Un uomo con banane
Un uomo con banane

Si atterra dunque a Ponape, per scoprire che nell’oceano più bello del mondo c’è ancora qualche genuino angolo degli ahinoi quasi scomparsi, eppertanto sempre più introvabili “Mari del Sud”. E per scoprire anche che il recente detto di gran moda (Piccolo è Bello) è decisamente valido. Siamo infatti arrivati in una località (Kolonia) che è pur sempre una capitale (dei Federated States della Micronesia) ma grazie alle enormi distanze dalla cosiddetta civiltà (consumistica) e alle umane dimensioni di questo grande paesone (diecimila abitanti su un totale di trentamila, distribuiti su un’isola di 343 chilometri quadrati, come il lago di Garda, la visita risulta davvero curiosa e piacevole. In più, anche se ridotta a un puntino quasi invisibile su quell’ampio spazio blu della carta geografica chiamato oceano Pacifico, Ponape vanta pure la sua brava storia, oltretutto intrigante e misteriosa.

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