Giovedì 30 Luglio 2015 - Anno XIII
Diabolik, il culto dell’antieroe

Diabolik, il culto dell’antieroe

Una calzamaglia nera che lascia libere solo due fessure di ghiaccio.
Una fiammante “Jaguar E” per scorrazzare nelle vie di Clerville e al suo
fianco un amore “impossibile”, Eva Kant. Ecco Diabolik: fascinoso quarantenne, re dei fumetti


Affascinante, criptico, tagliente, impossibile.
È Diabolik il primo antieroe che rivoluzionò il panorama dei fumetti. Nero come la calzamaglia che indossa. Fosco come le storie che vive. Misterioso come le sue origini delle quali poco si sa. Amato dagli uomini, ma letto da un congruo numero di donne.

Personaggio arrivato con un treno delle “Nord”

Le sorelle Giussani con il collaboratore Mario Gomboli
Le sorelle Giussani con il collaboratore Mario Gomboli

Tutto cominciò da un’intuizione. Quella che ebbero le sorelle Angela e Luciana Giussani, affacciandosi dal balcone della loro casa su Piazzale Cadorna, una mattina di una calda estate. Correva l’anno 1962 e Angela, che già da due anni conosceva il mondo dell’editoria grazie al marito Gino Sassoni, titolare della casa editrice Astoria, osservava il fluire dei pendolari delle Ferrovie Nord. L’annoiato esodo giornaliero dei lavoratori la indusse a tentare un esperimento: la creazione di un fumetto innovativo: per formato e contenuti.
Dopo una gestazione lunga e travagliata durata qualche mese, “Astorina”, la casa editrice fondata dalle sorelle Giussani aprì i battenti e con i primi freddi arrivò in edicola Diabolik, che rivoluzionò il panorama della fumettistica italiana a cominciare dal formato; proposto in versione tascabile, il fumetto era un espediente dedicato ai lavoratori che tutti i giorni convergevano su Milano attraverso monotoni viaggi in treno. Non solo: Diabolik incarnava lo scomodo ruolo del primo vero antieroe.

Vietato ai minori?

Il primo numero esce nel novembre 1962
Il primo numero esce nel novembre 1962

Violento e talvolta cinico, al punto da indurre le sorelle Giussani a circoscrivere l’ambito di lettura. Fu così posta un’etichetta che indicava “fumetto per adulti”, peraltro subito rimossa per evitare l’identificazione di Diabolik con una testata porno. Una risposta tiepida da parte del pubblico e l’uscita in sordina, dovuta anche a un prezzo alto rispetto a quello degli altri concorrenti (150 lire contro una media di 100) non fecero presagire nulla di buono.
Eppure, nel giro di pochi anni si assistette a un proliferare di fumetti “neri”.
Era esploso il fenomeno degli eroi cattivi, in antitesi al perbenismo borghese dei protagonisti disneyani. Capostipite della corrente dei cloni neri, Kriminal, che debutta in edicola nel Luglio del 1964. Pochi mesi dopo sarà la volta di Satanik, seguito a ruota dai meno fortunati Sadik, Spettrus e Demoniak.
Alla base di questo calderone di supereroi in calzamaglia c’era una violenza ai limiti del sadismo che ben strideva con i connotati sfumati delle caste avventure di Topolino, Nembo Kid o della Pimpa.

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