Lunedì 18 Novembre 2019 - Anno XVII
Não de Manila, la nave delle ricchezze

Não de Manila, la nave delle ricchezze

Cosa unisce il relitto del galeone “Nuestra Señora de la Concepciòn”, schiantatosi nel 1638 sulle scogliere coralline dell’isola di Saipan nel Pacifico, ai mobili laccati dei "Gabinetti Cinesi" di molti palazzi europei?

Acapulco, crocevia tra Spagna e Manila
Acapulco, crocevia tra Spagna e Manila

La risposta è in una linea sottile che nelle antiche carte marinare dell’ “Archivo de Indias” di Siviglia unisce Manila, nelle Filippine, ad Acapulco nella Nueva España, l’attuale Messico.
Non si tratta solo di una rotta marittima lunga quasi metà del globo terrestre ma è, insieme, la più appassionante epopea navale a memoria di marinaio.
Per duecento cinquant’anni, dal 1565 al 1815, una linea regolare di galeoni ha trasportato merci e passeggeri per oltre quindicimila chilometri attraverso l’oceano Pacifico, “il lago spagnolo”.

Preziose mercanzie dall’Oriente

Galeone spagnolo, illustrazione del XVII sec.
Galeone spagnolo, illustrazione del XVII sec.

Quelle che l’Occidente avrebbe chiamato “cineserie”, e che avrebbero trasformato vita e abitudini del Vecchio Continente, sono arrivate in Europa a bordo di queste navi chiamate in vari modi: galeone di Acapulco, nâo de Manila, nâo de China.
Le loro stive contenevano oggetti preziosi che facevano impazzire le corti europee: perle e diamanti di Ceylon, topazi e avorio dell’India, tessuti del Bengala, ambra, salnitro per la polvere da sparo e spade samurai, le “katanas” del Giappone.
Ancora: gioielli in filigrana delle Filippine, pepe, noce moscata, cannella, vaniglia e cinnamomo delle isole della Sonda, zaffiri e rubini del Siam e della Cambogia.
Ma era la Cina a fornire le merci più preziose: le statue di giada e avorio, i broccati e le sete per cui stravedevano creoli americani e hidalgos spagnoli e le splendide porcellane Ming, oggetto di grande ammirazione in Europa dove il segreto della loro lavorazione venne scoperto solo nel diciottesimo secolo.

L’oceano, veicolo di ricchezze

Marinai al lavoro, illustrazione del XVI sec.
Marinai al lavoro, illustrazione del XVI sec.

Tutto era cominciato quasi per caso dopo l’arrivo di un “sampan” cinese nel porto di Manila, carico di merci sconosciute, che i mercanti locali avevano spedito verso l’unico mercato possibile, la ricca colonia della Nueva España.
Erano andate letteralmente a ruba e in pochi anni le Filippine si erano trasformate in un immenso bazar in cui affluivano prodotti da tutta l’Asia, mentre gli spagnoli avevano abbandonato qualsiasi altra occupazione per procurarsi prodotti cinesi, filippini, cambogiani, giapponesi, sperperando le ricchezze guadagnate e vivendo nel lusso più sfrenato.
Tutta l’economia filippina viveva in simbiosi con il galeone che, tornando da Acapulco, portava l’argento messicano e il “situado”, la somma di denaro inviata da Città del Messico per il mantenimento annuale di una colonia totalmente incapace di sopravvivere con i propri mezzi.
Un naufragio significava un disastro economico lungo un anno e non solo per i mercanti: soldati e funzionari, vedove squattrinate e pii monsignori, tutti commerciavano senza pudori. La parola chiave era la “boleta”, il permesso che dava diritto a una quota del “fardo”, lo spazio in cui era suddivisa la stiva del galeone.
Chi non aveva nulla da caricare poteva rivendere la sua quota e non è difficile immaginare a che tipo di lucrosi affari si dedicassero i pubblici funzionari della colonia, mentre i beni non registrati venivano nascosti ovunque, anche all’interno delle forme di formaggio o nelle bocche dei cannoni, cosa piuttosto imbarazzante nel caso di un attacco di pirati.

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