Martedì 4 Agosto 2015 - Anno XIII
Campane del Tirolo

Campane del Tirolo

Una fabbrica storica di Innsbruck, passata dai cannoni dei tempi di guerra al vero e riconosciuto simbolo di pace: le campane


La storia, è risaputo, non si fa con i se e con i ma, però è almeno divertente pensare “cosa sarebbe successo se…?” E questo nostro “se” ci porta indietro nel tempo, alla fine del XVI secolo quando la Spagna cercava di fermare la crescente potenza marittima dell’Inghilterra.
Tutti conoscono la storia della disfatta del corpo di spedizione navale spagnolo l’Invencible Armada“, sbaragliata dalla flotta inglese. Merito certo delle doti strategiche dei comandanti britannici ma anche dei cannoni delle loro navi. Cannoni più leggeri e maneggevoli che permisero un maggiore volume di fuoco. Nella vittoria di Sua Maestà britannica, una parte non secondaria la giocò il Tirolo, perché proprio vicino a Innsbruck furono fusi quei cannoni. Non si conosce il nome dei maestri fonditori, ma tra loro potrebbe benissimo esserci stato un Grassmayr, visto che questa famiglia possiede una propria fonderia a Innsbruck fin dal 1599.

Cannoni per le guerre, campane per la pace

Johann Grassmayr e signora brindano al termine di una fusione
Johann Grassmayr e signora brindano al termine di una fusione

I Grassmayr si sono dovuti nei secoli barcamenare tra alterne vicende politiche. Oggi, Peter, 43 anni, è la XIV generazione di fonditori, fortunatamente per lui si è potuto dedicare solamente alle campane. Simbolo di pace per eccellenza, dalla sua fonderia sono nate, tra le altre, le campane per la cattedrale di Mostar, la cittadina martoriata durante i combattimenti tra serbi e bosniaci. Fa effetto vederla lucida e pronta per la spedizione nell’edificio di Brennerstraße che ospita la fabbrica, gli uffici, il negozio e il Museo della Campana. Fa ancora più effetto se la accostiamo idealmente alla lettera esposta nel museo datata 1939 con la quale si vietava l’uso del bronzo per fondere le campane in vista dei preparativi tedeschi (l’Austria era stata “annessa” alla Germania nazista l’anno precedente) per quella che sarebbe diventata la II Guerra Mondiale.
Il Museo della Campana Grassmayr di Innsbruck è una delle attrazioni più visitate della città. Specialmente dagli italiani. Occupa il piano terra dell’edificio. Nella prima sala sono esposti e spiegati i tipi diversi di campane dall’antichità ai giorni nostri e dall’Estremo Oriente (patria di origine di questo strumento) all’Europa.
Un grande tabellone spiega il procedimento di costruzione e, sul pavimento tre circonferenze puntinate indicano le misure delle campane più grosse, rispettivamente fabbricata dai Grassmayr, fabbricata in Austria e il record del mondo, la campana del Cremlino. Sono esposti anche lo spaccato in scala di una torre campanaria, i materiali di lavoro e una piccola colubrina in bronzo; le didascalie sono in tedesco, ma è in vendita un libretto in italiano che spiega i materiali messi in mostra. Nella saletta un audiovisivo (in tedesco) racconta la storia della famiglia Grassmayr. Volendo è possibile assistere alla fusione di una campana, basta chiedere l’invito.

Come fabbricare una campana

Sollevamento dello stampo di una campana
Sollevamento dello stampo di una campana

È incredibile come sia concettualmente semplice la costruzione di una campana. Per prima cosa si crea una struttura di argilla a forma appunto di campana su un sostegno cavo di normali mattoni chiamato nocciolo. L’argilla viene spalmata con una sagoma di legno che riproduce la sezione della campana. Questa forma è fatta ruotare sul suo asse e in questo modo modella esattamente il materiale refrattario. Per accelerare l’asciugatura del nocciolo viene acceso un fuoco di carbone sotto di esso.
La seconda fase è quella della preparazione della falsa campana. Sul nocciolo ormai seccato si stende uno strato di acqua e cenere a scopo isolante e su questo si applica un altro strato di argilla. Si crea così quello che sarà lo stampo. Su di esso si applica un leggero strato di cera sul quale sono fissate le eventuali immagini sacre e le lettere dell’epigrafe, anch’esse in cera. In pratica si ripete la prima fase, con la differenza che questa volta la sagoma di legno è più piccola perché è stato ritagliato quello che sarà lo spessore della campana.

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