Mercoledì 2 Settembre 2015 - Anno XIII
Presepi di montagna

Presepi di montagna

Una storia antica come il mondo racconta di un bambino nato in una mangiatoia. E’ la favola del presepio che si ripropone, ieri come oggi, nelle valli delle montagne piemontesi

La Natività
La Natività

È un vero e proprio rito quello del presepio, come l’allestimento dell’albero di Natale sotto il quale riporre i doni la notte della vigilia o il panettone, dolce impasto con uova, uvetta e frutti canditi, da gustare nei giorni delle feste.
Fra i tanti riti natalizi, il più tradizionale rimane ad ogni modo il presepio.
D’altronde, in che altro modo si potrebbe definire quel momento “speciale” nel quale la famiglia si trova riunita nella scelta delle statuine prima e nella trasformazione di un fondale di cartapesta nelle più ardite geometrie abbellite dal muschio essiccato, poi?
Il presepio vanta un passato di tradizione millenaria. Già a Roma, nel IV secolo, nel giorno di Natale venivano esposte immagini religiose, che dal decimo secolo assumono un carattere via via più popolare, estendendosi in tutta Europa.

San Francesco, “inventore” del presepio

Particolare del forno nel presepe di Greggio
Particolare del forno nel presepe di Greggio

Il vero presepio come lo conosciamo noi oggi, con la rappresentazione della Natività di Gesù, affonda le sue origini nell’anno 1223 e si deve alla profonda visione cristiana e alla creatività del poverello di Assisi. Francesco, anziché a Betlemme, fa rivivere la sacre scritture nella cornice di un paese della valle reatina: Greggio.
Da quel momento in poi la rappresentazione del sacro evento sarà destinata ad estendersi a macchia d’olio, con l’uso di materiali diversi a seconda della provenienza geografica e delle tradizioni popolari di ogni singola zona.
Così nascono presepi in terracotta e in legno, frutto delle fredde valli montane o in corallo, madreperla, alabastro e conchiglie ad opera dei pescatori, figli del mare.

La tradizione napoletana


Tra gli estimatori di quest’arte, c’è il re Carlo III di Borbone, che nel settecento fa di Napoli la capitale del presepe. Qui si producono, ieri come oggi, raffigurazioni affollate di personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo, ritratti nelle loro occupazioni quotidiane o nei momenti di svago: poco importa se intenti a banchettare o impegnati in balli e serenate. A Napoli segue Roma, quella barocca, e il presepe diviene uno status symbol per le famiglie più importanti che lo allestiscono all’interno del cortile padronale, mostrandolo agli invitati durante convivi e banchetti.
E oggi? La tradizione a Napoli si rinnova sempre più festosa. Vecchi personaggi e new-entry: presidenti del consiglio ed esorcisti in una kermesse di statuine colorate come le luci che le vestono.
Il fatto che Napoli sia la capitale del presepio non implica però che la sua cultura sia circoscritta al sud Italia. Tutt’altro. Il Piemonte vanta degli splendidi esempi e il biellese ne custodisce i migliori.

Comments are closed.